4 ottobre 2014 ore: 11:41
Immigrazione

A Palermo, oltre la commemorazione del 3 ottobre

In tanti ieri si sono radunati al porticciolo della Cala per chiedere impegni e azioni concrete per i migranti. Don Enzo Volpe: “La commemorazione ha un senso se trova poi un’azione concreta”.
3 ottobre Palermo

PALERMO –  Un tappeto di tante piccole barchette di legno numerate con il sottofondo di alcune musiche etniche suonate dai ragazzi di scuola media. In questo modo volontari, cittadini e tante associazioni, da sempre impegnate sul fronte del sostegno hanno ricordato, ieri pomeriggio nel porticciolo della Cala di  le vittime morte lo scorso 3 ottobre, manifestando in coro unanime, la volontà ferma di andare oltre la semplice commemorazione, per chiedere impegni e azioni concrete per i migranti che continuano a morire nel Mediterraneo.

3 ottobre Palermo

“Oltre Mare Nostrum: percorsi di arrivo garantito e diritto di asilo senza confini. Il nostro 3 ottobre è tutti i giorni. Il tre ottobre è sempre – si legge nel loro manifesto – fatto di vite a migliaia sfuggite alla guerra, all’oppressione, alla miseria e inghiottite dal mare, dal deserto e dalle violenze in Libia”.

BOX “Il mondo trabocca di guerre. L’Iraq, la Siria, Gaza, la Libia e poi le dittature sanguinarie del Corno d’Africa, i regimi oppressivi dell'Africa occidentale: milioni di civili inermi, soprattutto bambini, colpiti da violenza di ogni tipo – si legge nella nota diffusa dagli organizzatori -. Questi viaggi costano migliaia di euro ad ogni persona che li compie. Sono una scelta obbligata dalle politiche migratorie europee che non permettono a nessuno di entrare legalmente sul proprio territorio, nonostante Convenzioni europee, internazionali e Costituzioni nazionali riconoscano loro il diritto d’asilo”.

“La situazione rischia di peggiorare – sottolinea con forza il docente universitario Fulvio Vassallo Paleologo -. Se nei primi mesi di Mare Nostrum le vittime erano diminuite, c’è stato poi un ulteriore incremento di arrivi e naufragi, soprattutto dal mese di maggio in poi. Inoltre le condizioni di persecuzione e di violenza hanno aumentato la disperazione di queste persone che vogliono raggiungere le coste italiane. Dobbiamo fare l’opposto di quello che sta facendo l’Europa. Occorre intervenire con canali umanitari e non rinforzare solo i controlli a mare. Alfano a Tunisi ha detto che Mare Nostrum si fermerà e che arriverà Frontex che, però ha soltanto un ruolo di controllo dell’immigrazione illegale e non di salvataggio degli immigrati, cosa che compete ai singoli Stati. Inoltre con la presunta riapertura del centro di Lampedusa c’è il rischio di rivedere le scene degli anni scorsi quando si ammassavano gli immigrati senza la possibilità di raggiungere altre regioni italiane e destinazioni europee. Il regolamento di Dublino ancora penalizza pesantemente gli spostamenti secondari dei migranti dei moltissimi richiedenti asilo giunti in Sicilia. L’ultima decisione del Viminale di prendere a forza le impronte digitali di tutti quelli che arrivano non potrà che contribuire ad aumentare il traffico illegale di uomini e i profitti dei trafficanti di terra che speculano sul bisogno disperato di queste persone di ricongiungersi con i loro familiari in Europa”.

Della stessa idea è anche il direttore del centro Santa Chiara don Enzo Volpe: "La commemorazione ha un senso se trova poi un’azione concreta – aggiunge don Enzo Volpe – anche di cambio di mentalità  a partire dalle persone comuni e questo bisogna sempre farlo soprattutto dal punto di vista educativo con i ragazzi. L’integrazione a tutto spiano, poi deve partire dall’impegno concreto di tutte le istituzioni ai massimi livelli  ma anche dagli enti religiosi e da associazioni e privato sociale che devono fare la loro parte. Occorre garantire a tutti il diritto allo spostamento e il diritto ad avere soprattutto una vita migliore, più serena perchè lontana da guerra e violenza. Chiediamo ancora alle istituzioni internazionali l’attivazione concreta dei ponti umanitari”.

Alla manifestazione hanno aderito, dando il loro contributo organizzativo: il Coordinamento Antirazzista Palermo, Borderline Sicilia, Laici Comboniani, Booq, Comitato Antirazzista Cobas, Associazione Di.a.Ri.A, ARCI Palermo, CISS/Cooperazione internazionale Sud Sud, Osservatorio contro le discriminazioni razziali Noureddine Adnane, Circolo Arci Malaussène, Coordinamento di solidarietà con la Palestina, L'Altro Diritto Sicilia, Centro Salesiano Santa Chiara”.

A parlare è anche un ragazzo gambiano L. D. di 22 anni, arrivato a Palermo lo scorso 15 giugno e ospite di un centro  Caritas. "Penso che ancora si debba fare di più per evitare le morti in mare – dice -. Mi sento molto fortunato rispetto ad altri miei compagni africani ad essere arrivato sano e salvo in Sicilia. Dobbiamo dire, però, basta alle morti e alle situazione di violenza che si subiscono in Libia, aiutandoci tutti. A Palermo sto bene e spero di rimanere regolarizzando la mia posizione con i documenti”. (set)

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