7 agosto 2018 ore: 12:01
Giustizia

A rischio chiusura lo “Spazio Giallo” dove i bambini incontrano i padri detenuti

Gestito da Bambini senza sbarre onlus nel carcere Bollate di Milano, è nato nel 2007. Ora mancano i fondi e servono 4 mila euro. Sacerdote (Bambini senza sbarre): “Il 30 per cento dei figli di detenuti ha poi problemi con la legge. Qui si fa esperienza di legalità, per scegliere una vita diversa”
Carcere, celle - SITO NUOVO

MILANO – Si chiama “Spazio Giallo”. Giallo, come “il colore della consapevolezza, una tinta che dentro le mura del carcere è come una luce”. È il percorso, gestito dalla onlus Bambini senza sbarre, che dal 2007 accompagna i figli dei detenuti che, una volta a settimana, vanno a parlare con i padri reclusi. Alle 8 del mattino, fuori dai penitenziari di San Vittore, Bollate e Opera c'è una coda fatta di ragazzini e accompagnatori. Entrano, lasciano i documenti e gli oggetti in una cassetta di sicurezza, vengono controllati da un agente donna cercando di fingere che sia un gioco, con una grande borsa in cui lasciare tutto ciò che si è dimenticato nelle tasche, aspettano l'intero gruppo di famiglie previste per lo scaglione di quell'ora e si recano nella sale colloquio o nelle aree verdi apposite.

Una coda di cui fa parte anche quel “drammatico 30 per cento di figli dei detenuti che le statistiche ufficiali dicono che a loro volta avranno problemi con la legge – spiega Lia Sacerdote, presidente di Bambini senza sbarre –. Un dato che emerge nei gruppi di parola che facciamo fra adulti. Hanno passato la loro infanzia andando a trovare il proprio padre dietro le mura di un penitenziario”.  Solo al carcere di Bollate sono 9000 ogni anno i ragazzi che entrano per parlare con i genitori. Ma lo “Spazio Giallo” ora rischia di chiudere perché mancano i fondi. L'associazione deve trovare 3.750 euro entro il 9 novembre 2018 e una volta raggiunta quella cifra la Fondazione Comunità Milano Nord aggiungerà i soldi mancanti. Risorse che servono a pagare il team fatto da una coordinatrice e due giovani psicologhe o pedagogiste per ogni spazio. “Per tenere in vita la 'parte molle' del carcere, quella esposta all'esterno dove le persone libere entrano e non devono essere assimilate alle persone detenute”, spiega la presidente della onlus.

Lo spazio giallo è questo: la sintesi dell'incontro fra il fuori e il dentro”. Una buona prassi quella dello spazio giallo, che Bambini senza frontiere Onlus era convinta di aver conquistato come “diritto” nel 2014. Quando l'ex ministro della giustizia, Andrea Orlando, ha firmato la “Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti”. Un documento che è diventato la base di discussioni internazionali sull'argomento con l'Italia a fare da paese pilota. La carta è stata inserita nella prima raccomandazione europea approvata in aprile dal Consiglio d'Europa e divulgata a tutti i 47 paesi membri dell'organizzazione. A Milano lo “ Spazio giallo” è presente in tutte e tre le strutture. “È l'unico circuito cittadino virtuoso che ha questa attenzione” nonostante istituti con prerogative diverse: San Vittore è una casa circondariale dove i bambini “affrontano per la prima volta in vita loro l'ingresso in carcere”. “Di recente abbiamo simbolicamente aperto anche al sud, a Secondigliano” con l'altra struttura napoletana, Poggioreale, che aspetta il suo turno quando e se ci saranno i soldi sufficienti.

Si è dovuto combattere per avere questi luoghi e questi percorsi, in primis contro i pregiudizi. “Quindici anni fa non venivano portati dentro il carcere, erano bambini 'invisibili', si preferiva un eccesso sbagliato di protezione, perché si sa che può esserci anche il detenuto con problemi psichiatrici o quello tossicodipendente – racconta Lia Sacerdote –. Oppure facevano la coda fra gli adulti che spesso litigano, discutono, ci sono attimi di tensione anche con gli agenti. Di loro ci si dimentica ma i ragazzi presenti ascoltano e vedono tutto”. Mentire per difenderli? Non una buona idea secondo Sacerdote: “Sono in grado di accettare una verità narrabile e non vanno ingannati perché è proprio l'inganno a creare una ferita che non è facile da rimarginare”.  Anche perché “la separazione dal genitore è un fatto normale nella crescita di una persona” ma “la separazione psichica avviene solo se mantieni il contatto, mente un genitore che sparisce dal nulla è come un genitore che muore”. Concetti  basici di psicologia che servono per permettere ai più giovani di “scegliere vite diverse da quelle dei padri”. Come? “È necessario ragionare sulla responsabilità sociale del carcere” spiega Lia Sacerdote. “Sembra un paradosso ma proprio qui i ragazzi possono fare esperienza di legalità e quindi rompere la catena di un destino umano già segnato”. (Francesco Floris)

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