3 febbraio 2015 ore: 13:48
Salute

A Torino il primo sportello anti-azzardo gestito da un’università

Lo sportello sarà attivo nel quartiere di "Barriera di Milano" e verrà gestito dall’università salesiana "Iusto Rebaudengo". Secondo i ricercatori, nel quartiere un numero impressionante di esercizi commerciali è stato riconvertito in sale slot e compro oro
Gioco d'azzardo, giocatore disperato alle slot

TORINO - La spesa annua ha ormai superato i cinque miliardi di euro, con un’utenza che, stando ai dati dell’assessorato alla Sanità, sarebbe più che quadruplicata negli ultimi anni. Anche in Piemonte, quindi, che pur non figura nell’elenco delle regioni più colpite, il gioco d’azzardo patologico (Gap) va prendendo sempre più le dimensioni di un’emergenza; tanto da indurre il governatore Sergio Chiamparino e l’assessore alla Sanità Antonio Saitta a stilare un piano triennale per la prevenzione e il contrasto del fenomeno, che dovrebbe includere il taglio dell’Irap per i gestori di quegli esercizi commerciali che sceglieranno di dismettere le slot.

Al momento, però, più che diminuire, i punti caldi del gioco sembra continuino a crescere: a Torino - nel solo quartiere periferico di Barriera di Milano, su una superficie di appena 25 chilometri quadrati - ce ne sarebbero più di centro, tra bar-tabaccherie, centri scommesse, sale slot e sale bingo. A censirli è stato l’Istituto universitario salesiano “IusTo Rebaudengo”, che proprio nel quartiere di Barriera inaugurerà domani il primo sportello anti-gioco gestito da un’università su tutto il suolo nazionale.  Realizzato in sinergia con la pubblica amministrazione, il servizio prenderà il nome di Su.per.a il Gap, acronimo di Supporto alle persone che affrontano il Gioco d’azzardo patologico; e andrà a sommarsi agli oltre quaranta centri già attivi sul territorio regionale. 

- “Il nostro - spiega Alessio Rocchi, direttore di Iusto e responsabile del servizio - sarà però un approccio diverso. Il Ministero della Salute ha affidato ai Sert (servizi per le tossisodipendenze) l’incarico di gestire il problema del gioco, ma questo costituisce spesso una barriera all’accesso: i giocatori non vogliono che li si associ con i tossicodipendenti, hanno paura di ricevere il loro stesso stigma sociale, e dunque rifiutano di chiedere aiuto. Il nostro sportello sarà collegato a una biblioteca universitaria e si rivolgerà in primis a questo tipo di persone”.

“Noi, comunque - continua Rocchi - accompagneremo i giocatori in senso complementare, più che sostitutivo: nel centro saranno presenti psicologi e assistenti sociali della facoltà di Scienze della formazione, che valuteranno caso per caso se e quando indirizzare l’utenza verso i servizi tradizionali. Inoltre lavoreremo a stretto contatto con la Sesta circoscrizione, che amministra il quartiere di Barriera”. Proprio una ricerca sul proliferare di Sale slot e centri per il gioco ha costituito la base di partenza del progetto: con una serie di interviste ai pubblici funzionari e ai residenti del quartiere, i ricercatori del Rebaudengo hanno censito sale slot, centri scommesse, sale bingo, “ e anche i compro oro - precisa Rocchi - dal momento che si tratta di due tipologie di esercizi strettamente legate”.

“Più che sul gioco tout court - continua - ci siamo concentrati sulla trasformazione urbana che il fenomeno opera nelle nostre città. Quello che abbiamo scoperto è che negli ultimi anni parecchi esercizi si sono riconvertiti in sale slot o compro oro: le cifre precise le stiamo ancora verificando, caso per caso, ma contiamo di poterle diffondere nei prossimi giorni”.  Le dimensioni assunte dal fenomeno, secondo Rocchi, sarebbero confermate anche dai provvedimenti che la sesta circoscrizione sta mettendo in campo: a Barriera di Milano,negli ultimi mesi,  i servizi sociali hanno ad esempio attivato un servizio di tutela delle pensioni per gli anziani colpiti dal gioco patologico. “In sostanza - spiega il Direttore - in seguito a un decreto, un funzionario dei Servizi sociali si incarica di ritirare le pensioni, e gira la somma all’anziano solo dopo aver provveduto a pagare affitto e utente domestiche”.

Già un anno fa, del resto, gli anziani erano stati indicati già come una delle fasce di popolazione più a rischio da una ricerca del gruppo Abele, che nella solitudine e nell’irrilevanza sociale aveva individuato le cause prime del loro malessere. Sorprendentemente, secondo Rocchi, “un altro segmento emergente sono i giovanissimi: secondo una recente indagine, più del 50 per cento dei minori su tutto il territorio regionale hanno giocato d’azzardo almeno una volta”.

“Noi - conclude Rocchi - ci siamo attrezzati per poterci rivolgere agli uni e agli altri; anche perché proprio queste sono le fasce anagrafiche che potrebbero fare maggiori resistenze per entrare in un Sert. Nel frattempo stiamo portando avanti una campagna informativa capillare, attraverso volantini e materiale distribuito su tutto il territorio. Ci stiamo rivolgendo anche ai medici curanti, in modo che possano indirizzare al nostro sportello i propri pazienti”. Per informazioni: www.superailgap.it (ams)

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