12 luglio 2019 ore: 12:09
Ambiente

Abbiamo finito il pesce: i consigli di Wwf per la sostenibilità

di Dario Paladini
Il 9 luglio è scattato il "Fish Dependence Day", data teorica che sancisce l'esaurimento delle riserve di pesce disponibili nei mari che circondano l'Europa 
Pescato

MILANO - Non dovremmo più mangiare pesce, fino alla fine dell'anno. Il 9 luglio, infatti, è scattato il “Fish Dependence Day”, ossia la data in cui teoricamente i cittadini europei hanno finito le riserve di pesce disponibili nei mari che circondano il vecchio continente. Tutto quello che mangiamo da ora in poi è importato da mari e oceani di altri continenti. Il problema è che nel mondo (compreso il Mediterraneo) l'88% degli stock ittici monitorati risulta sovrasfruttato. Se ne mangia troppo e i pesci non fanno in tempo a riprodursi. Per questo il Wwf e l’Ejf (Environmental Justice Foundation ) hanno avviato il progetto Fish Forward in collaborazione con diversi partner, sia in Europa sia nei Paesi in via di sviluppo, per guidare il mercato europeo e la pesca globale verso la sostenibilità. In media, a livello globale, ogni persona consuma 19,2 kg di pesce all’anno, quasi il doppio rispetto a 50 anni fa. Ma in Europa il consumo medio annuo sale a 22,7 kg e in Italia a 29 kg. Se si continua così mari e oceani si impoveriranno sempre di più.

Il Wwf lancia un appello a tutti i cittadini, perché ciascuno in realtà può fare qualcosa per scongiurare la scompare di diverse specie ittiche. A partire da quando va in pescheria. Ci sono specie supersfruttate come per esempio la sogliola, l'orata, il tonno, il pesce spada o il nasello. Ma ce ne sono altre quasi sconosciute. Non solo. Anche i pesci hanno la loro "stagione": ci sono periodi in cui non dovrebbero essere pescati perché sono in fase di riproduzione. "Per l'estate i pesci nostrani che consigliamo sono gambero bianco del Mediterraneo, triglia dell'Adriatico o del Tirreno meridionale, palamita e muggine - spiega Eva Alessi, responsabile del progetto Fish Forward e responsabile dei consumi sostenibili di Wwf Italia -. Se non ci sono sul banco del pesce del supermercato o della pescheria di fiducia, chiedeteli. Se non li hanno al momento, ve li possono procurare e magari cominciano a offrirli ad altri clienti. La domanda crea l'offerta, il consumatore ha un grande potere". Il Wwf ha creato anche un banco del pesce interattivo con tutte le indicazione su specie a rischio e possibili alternative altrettanto sane e gustose. C'è anche una guida consultabile su pescesostenibile.

Ci sono inoltre due certificazioni che attestano la sostenibilità dei sistemi di pesca (Msc - Marine Stewardship Council) o di allevamento del pesce (Aquaculture Stewardship Council - Msc). "Controllate e chiedete al pescivendolo -aggiunge Eva Alessi-. Guardate con attenzione le scatole dei surgelati. Ormai ci sono molti prodotti in commercio certificati". E la moda del sushi? "Che posso dire? La maggior parte dei piatti sono a base di pesce supersfruttato, come per esempio il tonno. Non dovremmo più mangiarlo. Se non vogliamo essere così drastici, dovremmo considerare il sushi  una prelibatezza da gustare raramente e non un piatto a basso prezzo da mangiare abitualmente". (dp)

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