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10 ottobre 2018 ore: 14:05
Immigrazione

Accoglienza migranti a Milano. "Cas verso chiusura, in 3 mila finiranno in strada"

Gli ex richiedenti asilo sono i nuovi senzatetto. Alberto Sinigallia, Presidente Fondazione Arca, lancia allarme per i prossimi mesi: “Chiuderanno i Cas, sta già accadendo, e non importa se lo straniero riceve permesso di soggiorno perché finisce in strada lo stesso”. Come cambia l'accoglienza a Milano

MILANO - “Sta già accadendo”. È pacato nel parlare Alberto Sinigallia, Presidente di Fondazione Progetto Arca, fra le più importanti realtà sull'accoglienza di migranti e senza dimora in Italia e in Lombardia per numeri. Ma le sue previsioni sull'inverno 2018 e sul 2019 sono tutt'altro che rosee. “Le nostre unità di strada a Milano vedono un aumento di numero dei senzatetto”. Esempi? “Il tunnel di via Tonale dove 25-30 persone dormono ogni notte, sulla Martesana, in fondo a via Sammartini, altre 30-40 persone, nei sottopassaggi a Quarto Oggiaro”. “Già oggi escono 100-200 persone a settimana dai centri – afferma Sinigallia – i rimpatri non ci sono e non ci saranno per lungo tempo, ammesso che Salvini riesca mai a farli”. “Per ora – prosegue – c'è bel tempo e sono ancora dentro gli scali ferroviari, nelle fabbriche e nelle abitazioni abbandonate, ma quando il 15 novembre inizierà il 'piano freddo' ci sarà la fila al Centro aiuto stazione centrale (Casc, NdR) per chiedere un posto in dormitorio”.

Le cause? Un mix di fattori, a partire dalla situazione dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) prefettizi che in Italia rappresentano l'80 per cento dei migranti accolti in struttura. “I Cas a Milano sono ancora pieni e sono ritardate anche le Commissioni territoriali ma, per esempio, la Prefettura è preoccupata all'idea di dover chiudere via Corelli che ha dentro 400 persone” e che nel piano di governo e Regione deve diventare il nuovo Centro per il rimpatrio (Cpr). Inoltre la situazione non è omogenea in Lombardia. “A Varese e Lecco nei prossimi 20 giorni abbiamo 30 persone su 70 totali da noi ospitate che vanno in Commissione” e “non importa che il richiedente riceva il diniego o il permesso di soggiorno, perché con il sistema Sprar bloccato, viene comunque mandato in strada: ha diritto ad essere accolto ma dallo Sprar e ha otto giorni di tempo per lasciare la struttura Cas”.

Per Sinigallia la conseguenza del calo degli sbarchi e della velocità con cui le Commissioni “evadono” le domande di protezione internazionale è che “non ci vorrà molto tempo a chiudere tutti i Cas, per la primavera prossima i centri saranno dismessi” e “quando queste quasi 3mila persone si riverseranno in strada a Milano, più quelle delle provincie limitrofe, ecco che ci sarà il problema sulle grandi città. Chi esce da Saronno va comunque a Milano”.

Su questi presupposti Fondazione Arca prova a riorganizzare le proprie attività sull'inverno 2018. Lo fa proprio nei giorni in cui il Comune di Milano procede a una trasformazione profonda dei servizi di accoglienza per senza dimora, mettendo sul piatto 2,4 milioni di euro fino a giugno 2019. La consapevolezza è che i nuovi senza dimora sono, in gran parte, gli ex richiedenti asilo. Per Alberto Sinigallia il piano del comune è ambizioso e investe sul “cambiamento qualitativo”, scommettendo su modelli come l'housing first, l'housing led, le microcomunità. Ma le criticità ci sono eccome: perché molte delle strutture indicate dalle politiche sociali milanesi sono già utilizzate come il centro di via Aldini – “entro fine ottobre lo chiudiamo” dice il Presidente di Arca –, via San Marco 49, immobile del comune gestito gratuitamente dalla Fondazione, dove vengono ospitati i senzatetto dell'aeroporto di Linate, oppure via Graf. “Sui centri il comune ha voluto migliorare – spiega – ma i nuovi posti effettivi non sono sufficienti a contenere quello che accadrà”.

C'è inoltre un problema di tempi. L'avviso pubblico del comune che si è chiuso l'8 ottobre, mentre si attende l'apertura delle buste, copre i 2,4 milioni di euro necessari con fondi Pon (Programma operativo nazionale) fino a giugno 2019. “Il nuovo governo non sembra che li voglia rifinanziare – spiega Sinigallia –  perché se fanno davvero il reddito di cittadinanza si rischia la sovrapposizione, questo è un finanziamento temporaneo di un anno, con progetti che scadono ad aprile-giugno dell'anno prossimo”. Altri 4,2 milioni vengono dal Programma Operativo relativo al Fondo di aiuti europei agli indigenti (Fead) e serviranno ad acquistare indumenti, prodotti per l’igiene personale, kit di emergenza, alimenti e altri necessari a promuovere l’autonomia della persona, da uno o più enti del Terzo settore che acquistino, immagazzinino e forniscano le strutture convenzionate con il Comune. Enti del Terzo settore che, di quelle dimensioni, “non esistono – dice Sinigallia –  è un bando impegnativo perché ci vuole qualcuno che anticipi buona parte di quei 4 milioni”. Lui vede inoltre “sproporzione tra fondi Fead e Pon”. “Non potevamo spenderli altrimenti per problemi di regole europee – ha dichiarato a domanda precisa Cosimo Palazzo, Direttore dell'Area Emergenze sociali del Comune di Milano –: Anche noi avremmo preferito usare quei soldi per acquistare servizi e non beni materiali”.

Di fronte  a questa situazione ecco come si muoverà Fondazione Progetto Arca nell'inverno 2018 su Milano. “Con le unità di strada abbiamo la prospettiva di uscire tutte le sere – c'è in ballo un altro bando da 100 mila euro per costruire squadre congiunte fra operatori sociali, agenti di polizia locale e personale Amsa, la municipalizzata che si occupa di igiene e ambiente –: Il centralino attivo 24 ore su 24 che riceve segnalazioni dal Casc o dai cittadini”. “Essere sulla strada però non significa risolvere il problema, agiamo sul primo anello per chiamare ambulanze e portare in dormitorio”. Il secondo anello sono le persone che non vengono ricoverate ma che necessitano comunque di aiuto: “Abbiamo in gratuità posti letto in via Sammartini”, il centro chiuso come Cas già da qualche mese, “dove effettuiamo un ricovero emergenziale solo per la notte”. Il terzo anello è quello indicato dal bando comunale: housing first (passaggio dal marciapiede all'appartamento in maniera diretta), housing led, dormitori e investimento su case e immobiliare. “Abbiamo acquisito 33 case dove le persone possono pagare un affitto concordato da 300 euro per 50 metri quadri, anche in coabitazione con due persone per bilocale e ora il numero totale di abitazioni su Milano è superiore a cento”. Si tratta di case del più vasto programma di concessioni in uso di unità immobiliari sfitte e da ristrutturare di proprietà comunale, che il privato sociale raramente può puntare per ragioni economiche. Come i 55 appartamenti nel quartiere Niguarda affidati dal Comune alla Chiesa che oltre un anno fa vennero ristrutturati da Caritas ambrosiana, messi a bando a Fondazione San Carlo a canone inferiore a quelli di mercato e la consegna delle chiavi alle prime quattro famiglie celebrata da Papa Francesco. Ora sono stati fatti dei bandi più piccoli, con pacchetti da 10-20 appartamenti alla volta e Arca se ne ha aggiudicati più di trenta. “Ci sono anche appartamenti grandi ottimi per le famiglie come dei quadrilocali ad alta metratura, però in condizioni di manutenzione pesante”.

Ultimo anello. I lavori del “progetto Mirasole”, realizzato dall'impresa sociale dentro l'Abbazia omonima. “Lì stiamo partendo con cucina industriale, lavanderia industriale e ora un orto” chiude Sinigallia. “Faremo formazione con l'accademia Galdus – che a Milano si occupa di corsi professionalizzanti, formazione, consulenza, ricerca personale – perché ci siamo accorti che sono più le persone che entrano in indigenza rispetto a quelle che ne escono. È giusto fare assistenza in strada ma bisogna ripartire dai pilastri fatti di casa e lavoro”. “Sono i percorsi più difficili sopratutto per le famiglie: basti pensare a tutti gli sfratti per morosità incolpevole (il 90 per cento del totale, secondo i dati del Viminale di giugno 2018, NdR) che adesso ci sono e che finiscono con la moglie in comunità con i figli, il marito in dormitorio e nel giro di qualche mese hai una famiglia sfasciata” (Francesco Floris)

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