19 giugno 2015 ore: 16:19
Immigrazione

Accoglienza profughi, "organizzarla qui in Lombardia è più complicato che in Sicilia"

Il commento di Diego Avanzato, presidente di Acuarinto, l'associazione culturale che insieme alla francese Gepsa gestisce l'ex Cie di via Corelli e alcune strutture in Sicilia. Avanzato ricorda come funzionava il sistema di fotosegnalamento con Mare Nostrum: interno alle navi
Profughi con sacchetti per strada

MILANO - "Mi sembra che qui organizzare l'accoglienza per certi versi sia più complicato che in Sicilia. Almeno giù c'è il tempo di attracco delle navi, ci avvisano prima di quante persone sono a bordo. Qui non si sa nulla sui numeri, ci si deve organizzare all'ultimo minuto". Lo afferma Diego Avanzato, presidente di Acuarinto, l'associazione che insieme alla francese Gepsa, gestisce l'ex Cie di via Corelli, oggi hub di transito dei migranti. L'associazione proviene da Agrigento, dove continua a gestire progetti d'integrazione. Dal 1996 Acuarinto è impegnata in questo lavoro e ha conosciuto Gepsa a seguito di una premiazione a livello europeo per le buone pratiche dell'accoglienza. Acuarinto, infatti, è stata la prima a introdurre delle borse lavoro anche per chi è solo richiedente asilo, in attesa di valutazione della domanda.

Avanzato si trova a Milano perché invitato all'incontro con la presidente della Camera Laura Boldrini. Analizza la situazione di chi arriva in Lombardia dai porti del Sud: "Quando c'era Mare Nostrum – ricorda - le pratiche di fotosegnalamento erano svolte all'interno delle navi". Difficile sapere esattamente quanti fossero effettivamente inseriti in Eurodac e quanti no. "Fosse per me, prima del fotosegnalamento farei un controllo sanitario, per il bene di tutti, prima dei profughi poi di operatori", aggiunge.

Sul blocco delle frontiere, ha un'idea precisa. Ricorda quanto accaduto all'Italia durante l'Emergenza Nord Africa: un profugo fu rimpatriato prima di toccare le sponde italiane, ma dopo essere salito su una nava della nostra flotta. L'Italia fu condannata per un respingimento in Libia. "Se è così allora tutte le volte che un profugo sale su una nave che batte bandiera tedesca o inglese è come se si trovasse su quel territorio – ragiona -. Si potrebbe costruire un metodo per fare domanda d'asilo direttamente in nave". L'importante è trovare un sistema per lasciare che l'Italia sia un Paese di transito, così come vogliono i profughi. (lb)

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