9 febbraio 2015 ore: 16:30
Salute

Federanziani: a rischio chiusura 7 mila farmacie rurali

La federazione delle associazioni della terza eta' e' pronta "a scendere in piazza per difendere le 7mila farmacie rurali d'Italia e la vita dei 10 milioni di persone che dipendono da esse per la dispensazione dei farmaci, che da un giorno al...
Farmacia, alimenti aproteici

Roma - La federazione delle associazioni della terza eta' e' pronta "a scendere in piazza per difendere le 7mila farmacie rurali d'Italia e la vita dei 10 milioni di persone che dipendono da esse per la dispensazione dei farmaci, che da un giorno all'altro rischiano di ritrovarsi soli sul territorio, privi del loro unico presidio sanitario". Cosi' FederAnziani, che in una nota ribadisce il suo secco 'no' alle liberalizzazioni dei farmaci in fascia C. "Liberalizzare questo mercato - spiega il presidente Roberto Messina- significa costringere le 7 mila farmacie rurali a chiudere, lasciando cosi' interi territori completamente abbandonati. Chi assistera' questi 10 milioni di italiani, visto che i nostri Servizi sanitari non sono in grado di organizzarsi per supplire a questa mancanza?".

In Italia, fa sapere FederAnziani, "vi sono 8.092 comuni, il 70% dei quali sono piccoli comuni rurali. 5.683 comuni hanno una media di 1.823 abitanti, per un totale di 10 milioni di abitanti. Gli anziani che vivono in questi piccoli centri sono mediamente il 25% della popolazione, con punte del 30%. In questi comuni lavorano circa 7mila farmacie rurali, di cui 3.500 sussidiate, ovvero finanziate da noi cittadini, con le nostre tasse, affinche' non chiudano e restino sul territorio, poiche' sono l'unico presidio che abbiamo. E queste farmacie non si limitano solo a dispensare farmaci, ma svolgono un fondamentale ruolo di consulenza verso il paziente, ed erogano servizi e prestazioni fondamentali".

Nel corso degli ultimi anni, prosegue Messina, "abbiamo accettato la chiusura dei piccoli ospedali, convinti che una razionalizzazione fosse necessaria, e soprattutto confidando nello sviluppo della medicina territoriale, della farmacia dei servizi, in tutto cio' che avrebbe dovuto garantire nel territorio l'assistenza sanitaria e che ancora oggi non e' partito. Dunque non possiamo assistere ora alla distruzione della rete delle farmacie rurali, conseguenza prevedibile e difficilmente evitabile di una liberalizzazione- conclude- che priverebbe di fatto milioni di persone dell'ultimo baluardo sanitario". (DIRE)

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