13 novembre 2019 ore: 14:05
Immigrazione

Addio a Mauro Valeri, ha combattuto (e studiato) il razzismo nello sport

di Chiara Ercolani
Sociologo e psicoterapeuta, ha analizzato il fenomeno nel calcio. Dai cori negli stadi al caso Balotelli. E stato direttore dell'Osservatorio sulla Xenofobia ed è stato responsabile dell'Osservatorio su Razzismo e Antirazzismo nel calcio
Mauro Valeri

Mauro Valeri

ROMA - Mauro Valeri, sociologo e psicoterapeuta, si è spento nella notte all'età di 59 anni. Ha diretto l'Osservatorio sulla xenofobia ed è stato responsabile dell'Osservatorio su Razzismo e Antirazzismo nel calcio. Ha insegnato Sociologia delle Relazioni Etniche all'Università La Sapienza di Roma.

Studioso, psicoterapeuta e ricercatore, ha concentrato gran parte del suo lavoro sui fenomeni del razzismo e xenofobia; noto soprattutto per il suo lavoro sulle discriminazioni vissute nel mondo dello sport. Il calcio, lo sport – amava ripetere – è lo strumento per poter misurare lo stato di salute della nostra società. Al calciatore Mario Balotelli, aveva dedicato il libro "Mario Balotelli, vincitore nel pallone". "Il caso Balotelli? – diceva -Tutto quello che avviene su di lui è qualcosa di troppo. Balotelli fa uscire fuori gli aspetti peggiori dell'Italia.

Nel suo libro "Black Italians", Valeri utilizzava la sport come metafora d'integrazione, attraverso la vita quotidiana di 39 atleti italiani che tentano di cambiare una società in cui gli viene negato il diritto di pari dignità, ribellandosi alle continue discriminazioni. Ma non solo in ambito sportivo. Mauro Valeri aveva dedicato una riflessione particolare al caso italiano. Negli ultimi anni, infatti, oltre al razzismo tradizionale si stava imponendo una nuova forma di razzismo che si concentra molto più sul concetto di cultura che non di razza. Un razzismo strisciante che si sta insinuando nelle nostre società, soprattutto con gli slogan, ormai popolari, come "prima gli italiani". Non si tratta di "razzismo manifesto" ma si fa leva sulle differenze culturali; una sorta di razzismo evoluto che vive soprattutto nel linguaggio di ognuno di noi come ci aveva raccontato al seminario di formazione "Sgomberiamoli!" promosso da Redattore Sociale con le sue "Le dieci trappole da evitare per chi scrive di immigrazione”. Il suo ultimo libro "Afrofobia. Razzismi vecchi e nuovi" trattava proprio la metamorfosi del razzismo, in un'analisi diacronica e sociologica. Dalla fase schiavista/coloniale, passando per quello dello Stato democratico, fino a quello di oggi, estremamente più subdolo e moderno.

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