4 febbraio 2021 ore: 10:30
Società

Adolescenti, “scelte compromesse” dal divario sociale

di Chiara Ludovisi
La povertà educativa è “ereditaria”: è il rischio che mette in evidenza il report "Scelte compromesse", promosso da Openpolis e Con i Bambini. 3 milioni di italiani hanno tra 14 e 19 anni. Due terzi dei figli con entrambi i genitori senza diploma non si diplomano a loro volta
adolescenti, giovani

ROMA - Invisibili, isolati, dimenticati, sacrificati, poi depressi e infine autolesionisti e a rischio di sudicio: sono gli attributi più ricorrenti con i quali sono stati descritti gli adolescenti, dall'inizio della pandemia ad oggi. Con le scuole superiori per lungo tempo chiuse o a distanza, la preoccupazione è cresciuta, per una condizione che si aggrava con il passere dei mesi. Ma quanti sono, cosa fanno e come vivono gli adolescenti nell'Italia della pandemia?

A scattare una fotografia di questa popolazione, mettendo a fuoco soprattutto la questione educativa, è il report nazionale “Scelte compromesse. Gli adolescenti in Italia, tra diritto alla scelta e povertà educativa minorile”, promosso da Openpolis e Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che viene presentato oggi in diretta streaming.

Quanti sono, chi sono, cosa fanno

Circa 3 milioni: tante sono in Italia le persone tra 14 e 19 anni. Se consideriamo la fascia di età che frequenta medie e superiori e limitandosi ai minori, sono 4 milioni i ragazzi di età compresa tra 11 e 17 anni: il 6,67% della popolazione italiana. Nessun dubbio sull'importanza cruciale di questa stagione della vita: “L’adolescenza non è solo una fase di transizione tra infanzia e età adulta – si legge nel rapporto - È l’età in cui ragazze e ragazzi compiono molte delle decisioni che definiranno la loro vita successiva, a partire dalla scuola. È negli anni della preadolescenza, ad esempio, che deve essere presa una delle decisioni più importanti per il corso della vita successiva, quella del percorso di studi. Ed è a quell’età che emergono in modo forte i divari negli apprendimenti, troppo spesso collegati con l’origine sociale, e che avranno un’influenza nella successiva scelta di abbandonare la scuola”.

Abbandono scolastico e povertà educativa: qualche numero

Tra gli alunni di terza media, all'ultimo anno prima della scelta dell'indirizzo da prendere, i divari sociali sono molto ampi. Chi ha alle spalle una famiglia con status socio-economico-culturale alto, nel 54% dei casi raggiunge risultati buoni o ottimi nelle prove di italiano. Per i loro coetanei più svantaggiati, nel 54% dei casi il risultato è insufficiente. “Questi dati ci dicono come la condizione sociale si trasmetta di generazione in generazione – si legge nel Report - Nascere in una famiglia con meno opportunità da offrire significa generalmente partire già svantaggiato anche sui banchi di scuola. Dai dati sull’abbandono scolastico emerge che i due terzi dei figli con entrambi i genitori senza diploma non si diplomano a loro volta”.

Il livello di istruzione, di competenze e conoscenze è strettamente collegato anche alle possibilità di sviluppo di un territorio. Nei test alfabetici l’87% dei capoluoghi del nord Italia presenta un risultato superiore alla media italiana. Nell'Italia meridionale e centrale la quota di comuni che superano questa soglia scende rispettivamente al 25% e al 36%. I divari educativi molto spesso dipendono dunque dalla condizione di partenza. Per troppe ragazze e ragazzi la scelta appare già vincolata: dove nasci, in che posto vivi, la condizione sociale della famiglia contribuiscono a determinare molti aspetti.

“Con la pandemia le disuguaglianze sociali ed educative crescono e aggravano una situazione caratterizzata da grandi divari strutturali – commenta Marco Rossi-Doria, vicepresidente di Con i Bambini - La povertà educativa, come evidenzia il report, ha spesso origine in queste disparità, non solo economiche, ma sociali e culturali. E’ un fenomeno che non può riguardare solo la scuola o le singole famiglie, ma chiama in causa l’intera ‘comunità educante’ perché riguarda il futuro del Paese. In questa fase di grandi difficoltà, i ragazzi dovrebbero rappresentare il fulcro di qualsiasi ripartenza. Non dovremmo criminalizzarli, come spesso accade, per alcuni comportamenti devianti o relegarli ad un ruolo passivo. Credo fortemente che siano una generazione migliore, hanno dimostrato grande senso di responsabilità, dovrebbero partecipare attivamente alle scelte che incidono sul futuro loro e, di conseguenza, del Paese. Dobbiamo loro - conclude Rossi-Doria - grandi opportunità”.

Istruzione e prospettive per il futuro: questione di qualità

La principale minaccia per le prospettive future di un adolescente è uscire dalla scuola superiore senza un’istruzione adeguata. Questo rischio è molto più concreto nelle aree interne, dove l’offerta educativa viene più spesso minata da fattori come l’alta mobilità dei docenti, pluriclassi composte da alunni di età diverse, scuole sottodimensionate. Confrontando i risultati Invalsi degli adolescenti che vivono nelle aree interne con il dato medio regionale emergono due aspetti. Il primo è che, con poche eccezioni, i punteggi degli adolescenti dei comuni interni sono più bassi di quelli dei loro coetanei. Il secondo è che la condizione educativa delle aree interne non è omogenea in tutto il paese. Tra quelle più popolose, la migliore nei test di italiano (Basso Ferrarese) supera non solo la media delle aree interne italiane (+7 punti), ma anche la media nazionale complessiva (di oltre 4 punti) e quella emiliana (+2,42). Al contrario, la peggiore nei test di italiano (Calatino) è a -14 punti dalla media siciliana, a -16 da quella nazionale delle aree interne e quasi 20 punti al di sotto della media nazionale complessiva.

I “neet” e la cittadinanza

Soggetti particolarmente a rischio sono i cosiddetti “neet” (Not in Education, Employment or Training): i giovani che non lavorano e non studiano spesso si concentrano nelle zone socialmente ed economicamente più deprivate. A Napoli, i 10 quartieri con più neet in ben 8 casi compaiono anche nella classifica delle 10 zone con più famiglie in disagio. A Milano, Quarto Oggiaro ha il doppio di neet rispetto a zona di corso Buenos Aires. A Roma, a Torre Angela la quota di neet è oltre il doppio del quartiere Trieste.

Altro fattore determinante sembra essere la cittadinanza: è di 25,2 il divario in punti percentuali tra l'abbandono dei giovani con cittadinanza straniera e i loro coetanei. In Italia un adolescente su 12 ha una cittadinanza diversa da quella italiana. Poco meno di 200 mila persone, contando i minori stranieri dai 14 anni in su. Oltre 300 mila ragazze e ragazzi, se si considerano i residenti tra 11 e 17 anni. Nel caso degli adolescenti senza la cittadinanza italiana, sono diversi i segnali che indicano come particolarmente forte la minaccia della povertà educativa: dalle difficoltà di inserimento nel percorso scolastico, alle disuguaglianze nell’accesso agli indirizzi delle scuole superiori, fino all’abbandono precoce degli studi, fenomeno particolarmente preoccupante tra i giovani.

Il “divario” nel numero dei figli

Il Report prende infine in esame un altro fattore di divario sociale ed educativo: il numero di figli. “Già prima dell’emergenza (2019), il 9,2% delle famiglie con almeno un figlio si trovava in povertà assoluta (contro una media del 6,4%). Quota che tra i nuclei con due figli supera il 10% e con tre o più figli raggiunge addirittura il 20,2%.

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