29 ottobre 2013 ore: 16:49
Immigrazione

Adozioni dei minori rom, il motivo più frequente è il rapporto disatteso tra genitori e figli

Rapporto dell’Associazione 21 luglio. Al secondo posto c’è il fattore criminalità (28% dei casi), al terzo posto (25%) la mancata scolarizzazione. Ma dalla ricerca emerge “una conoscenza estremamente lacunosa e un forte pregiudizio” da parte delle figure professionali protagoniste dell’iter adottivo
Alfredo Falvo/contrasto Campo rom, due bambine e uomini, Casilino 900

ROMA - Rapporto disatteso o imperfetto tra genitori e figli, casi di criminalità, mancata scolarizzazione, dipendenze, ma anche povertà e disagio abitativo. Sono queste le ragioni impugnate dal Tribunale dei minori di Roma nelle sentenze di adozione dei minori rom analizzate dalla ricerca condotta dalla 21 luglio dal titolo "Mia madre era rom" (vedi lanci precedenti). Secondo la ricerca, "il fattore più comune e presente nelle sentenze dei minori rom (menzionato nel 35 per cento delle sentenze) riguarda il rapporto disatteso o imperfetto tra i genitori rom e le regole della struttura socio-assistenziale dove è collocato il minore: rientrano in questa categoria casi di genitori che non si presentano - occasionalmente o affatto - alle visite concordate, casi di conflittualità o rifiuto della madre rispetto al proprio soggiorno in “casa famiglia” e così via".

Al secondo posto il fattore criminalità (28 per cento dei casi) con riferimento a storie in cui la  condotta criminale del genitore appare incompatibile con un’adeguata assunzione del ruolo parentale. Terzo fattore più menzionato nelle sentenze (25 per cento) è invece la scarsa o mancata scolarizzazione del minore. Seguono gli elementi dell’alcoolismo e della tossicodipendenza (24 per cento) quest’ultima riguardante sia la figura paterna che materna, poi l’elemento della povertà e della precarietà abitativa (23 per cento). Non manca l’abbandono intenzionale del genitore o dell’indisposizione a tenere il minore (17 per cento), la violenza domestica di cui è vittima la madre (16 per cento) e casi di maltrattamento sui figli da parte del padre o della madre (8 per cento), l’assenza di un genitore perché in carcere (14 per cento) o di entrambi per la stessa ragione (9 per cento). Infine il disinteresse del genitore a recuperare le proprie capacità parentali o a tutelare il proprio rapporto con i figli (14 per cento).

Tuttavia, spiega l'associazione 21 luglio, dalla ricerca emerge "una conoscenza estremamente lacunosa e un forte pregiudizio nei confronti dei rom da parte delle figure professionali protagoniste dell’iter che porta alle adozioni. Inoltre, le interviste condotte indicano come, da parte dei giudici, manchi completamente la percezione dell’alta presenza di minori rom nei casi che il Tribunale tratta". Dalle analisi dei casi affrontati dal Tribunale di Roma dal 2006 al 2012, "si è riscontrato, sia da parte dei giudici che degli assistenti sociali, un diffusissimo approccio culturalista alla questione rom: la cultura rom diventa nelle parole dei giudici, dei pm e degli assistenti sociali un bacino, uno spazio omogeneo e uniforme, popolato da figure tra loro identiche e fortemente stereotipate tra cui spicca quella del rom dedito ad attività criminali, illecite, violente, all’accattonaggio e allo sfruttamento dei propri figli. Seppur le condizioni materiali e abitative in cui vivono i rom vengano riconosciute come pregiudizievoli per i minori, tali condizioni vengono imputate alla cultura rom e alla volontà dei genitori e raramente si riconosce il ruolo delle politiche sociali sull’indigenza e sul degrado abitativo in cui vivono molte famiglie rom".

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