17 marzo 2016 ore: 13:42
Famiglia

Adozioni internazionali, "sistema-Italia a rischio": l'allarme degli enti autorizzati

Gli ultimi dati sono fermi al 2014, ma raccontano di un calo di oltre il 40% delle adozioni in 5 anni. E poi c’è la difficile collaborazione con la Commissione adozioni internazionali. "Preoccupazione per un sistema costruito negli anni entrato in una crisi che sembra non avere fine”
Adozioni internazionali, madre e piedi di bambino nero

MILANO – “L’adozione internazionale è da sempre sinonimo di rinascita dall’abbandono per tanti bambini che, nel mondo, non hanno una famiglia. L’Italia si è storicamente distinta in modo positivo in questa realtà di accoglienza, garantendo a migliaia di minori abbandonati nel mondo il diritto ad avere un padre e una madre e a tante coppie l’emozione e la gioia di aprire le porte a un figlio proveniente da lontano. Oggi questa realtà rischia di scomparire”. L’allarme è lanciato da 27 enti autorizzati alle adozioni internazionali e 33 associazioni familiari in un incontro che si è svolto a Milano il 14 marzo, durante il quale hanno deciso di scrivere una lettera al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e ai ministri del governo perché “estremamente preoccupati per quel sistema-Italia, faticosamente costruito negli anni, riconosciuto e apprezzato dalla comunità internazionale che è ormai entrato in una crisi che sembra non avere fine, mentre meriterebbe qualità ed effcienza”. I 27 enti autorizzati realizzano il 60 per cento delle adozioni effettuate in Italia e sviluppano l’80 per cento dei progetti di cooperazione nei Paesi di origine dei minori adottati e seguono oltre 2 mila famiglie nel percorso di adozione. Aggiungendo anche le 33 associazioni familiari, il totale delle famiglie rappresentate dalle organizzazioni presenti all’incontro milanese sale a 25 mila.

La crisi è evidenziata dai dati, anche se gli ultimi sono aggiornati al 31 dicembre 2014 e sono parziali perché manca il secondo semestre del Tribunale dei Minori di Milano. In ogni caso, i numeri evidenziano un calo di oltre il 40 per cento di adozioni internazionali in 5 anni: fino al 2013 l’Italia è stato il secondo Paese al mondo per numero di adozioni internazionali con 2.815 adozioni nel 2004 e 3.387 nel 2009, anno in cui si è registrato il maggior numero di sentenze, nel 2014 invece le sentenze sono state 1.969 e si è registrato anche unaumento dell’età dei minori adottati (6 anni). Nel 2014 hanno presentato domanda per adozione internazionale 3.857 coppie, quelle dichiarate idonee sono state 3.141 (Dati Anfaa). A livello mondiale la situazione non si discosta molto e ovunque si registra una decrescita: nel 2014 è stato rilevato un ulteriore calo del 20 per cento rispetto al 2013, anno in cui si era già registrato una diminuzione del 17 per cento rispetto al 2012 e del 42 per cento rispetto al 2010 (Dati Ciai). Inoltre, non esiste una stima dei minorenni adottabili nel mondo: i rapporti internazionali, tra cui quelli di Unicef, rilevano il dato dei bambini vulnerabili, ad esempio gli orfani di entrambi i genitori o di uno solo, ma che non sono necessariamente in stato di abbandono e quindi adottabili.

Tra i punti evidenziati nella lettera, che gli enti e le associazioni auspicano diventino oggetto di discussione con il governo, ci sono quelli relativi alla difficile collaborazione con la Commissione Adozioni internazionali (Cai), organo politico di indirizzo e controllo del settore: assenza di una gestione collegiale della Cai, esclusione degli enti autorizzati come soggetti operanti e interlocutori delle istituzioni dei Paesi di provenienza dei bambini in collaborazione con la nostra Autorità centrale come in passato, l’assenza di collaborazione anche solo consultiva, il mancato esame delle istanze di autorizzazione per operare in nuovi Paesi, il ritardo del rimborso di progetti di cooperazione nei Paesi esteri, già realizzati e finanziati dagli enti, la mancata pubblicazione dei rapporti statistici sulle adozioni internazionali realizzate nel 2014 e nel 2015 determinanti per individuare politiche efficaci in materia, le difficoltà delle famiglie nel comunicare con la Cai, la mancata riflessione sui criteri di designazione dei rappresentanti delle associazioni familiari quali componenti della Cai.

Infine, enti e associazioni sottolineano “la necessità di un confronto costruttivo sul ruolo degli enti autorizzati nel sistema-Italia, considerata anche la presenza di un Servizio pubblico per le adozioni internazionali, oggi operativo in 5 regioni, per creare sinergie e sviluppare coordinamenti capaci di mettere a disposizione il patrimonio di esperienze per dare risposte altamente qualificate ai bambini e alle coppie”. Da qui la richiesta al governo di un “intervento risolutore” e la possibilità di un “incontro urgente nella speranza e convinzione di una risposta indifferibile e decisiva per il futuro dei bambini, delle famiglie e degli operatori delle adozioni internazionali”. (lp)

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