21 maggio 2019 ore: 12:49
Economia

Casa, Alleanza contro la povertà: "Occupazioni? Spesso una scelta disperata"

L'Alleanza del Lazio: "I processi d'impoverimento dovuti alle spese abitative coinvolgono anche i cittadini che hanno un lavoro. La soluzione degli sgomberi non può né essere un problema di ordine pubblico né una minaccia reiterata regolarmente, ma un'azione coordinata tra istituzioni, servizi sociali e terzo settore"

ROMA - "Superata la fase emotiva e mediatica dello straordinario gesto umano e coraggioso di Konrad Krajewski, elemosiniere di papa Francesco, vorremmo interloquire con la città per smentire un conformismo culturale dominante che vede nelle occupazioni una condizione di abuso o di privilegio e interpreta la povertà come una colpa moderna". Così, in una nota, l'Alleanza contro la povertà del Lazio.

"I più recenti studi e rapporti - continua la nota - evidenziano che oltre la metà della povertà in Italia dipende dalla mancanza o dai costi abitativi della casa, che per le famiglie povere sono notevolmente aumentati. Tra il 2007 e il 2017 l'aumento è stato del 6.3% e pesa per il 36.8% sul reddito famigliare mentre l'incidenza sui nuclei poveri interessati da sovraccarico dei costi abitativi sale al 32.9% (+ 25.6).

Gli sfratti che sono la conseguenza di questa situazione sono visibilmente aumentati e nel 2016 arrivano a 61 mila di cui 55 mila per morosità (8500 nel Lazio). Le misure di sostegno, come il 'fondo sociale per l'affittò e quello della 'morosità incolpevole’, non sono mai riusciti a diventare misure concrete sia per la misura economica che per l'estensione della platea dei beneficiari. Il supplemento per l'affitto previsto dal Rdc, per come è congegnato, non riesce a dare una copertura adeguata se non agganciato al costo delle locazioni alle singole città.

A Roma ci sono 12 mila famiglie in lista d'attesa per una casa popolare e si calcolano 10 mila occupanti abusivi e 5 mila assegnatari decaduti. Poi ci sono gli esclusi da tutte le misure i cosiddetti abitanti 'dell'informal’ baraccati, occupanti e affittuari in nero, gli immigrati, che anche il reddito di cittadinanza penalizza se residenti da meno di 10 anni in Italia e tutte le persone prive di residenza anagrafica a causa anche dell'art. 5 della legge Renzi-Lupi. I processi d'impoverimento e scivolamento verso il basso dovuti alle spese abitative coinvolgono anche i cittadini che hanno un lavoro. Le occupazioni rappresentano spesso una scelta disperata da parte di persone che non solo hanno perso tutti i beni materiali ma anche la speranza di tornare a vivere dignitosamente. La soluzione degli sgomberi non può nè essere un problema di ordine pubblico né una minaccia reiterata regolarmente ma un'azione coordinata tra istituzioni, servizi sociali e terzo settore a tutela dei nuclei familiari e a una loro ricollocazione per riaffermare una cultura della solidarietà che è ancora patrimonio di questa città". (DIRE)