8 dicembre 2017 ore: 09:05
Immigrazione

Minori stranieri soli, il racconto di un tutore: "Esperienza che ti mette in gioco"

Il presidente dell’associazione Tutori nel tempo di Ferrara: "Il numero di tutori formati è inferiore a quello dei ragazzi che ne avrebbero bisogno". In Emilia-Romagna sono 1.160 i minori stranieri soli

FERRARA - Secondo i dati di Save the children sono stati 25.846 i minori non accompagnati arrivati in Italia nel 2016. In Emilia-Romagna sono 1.160, per il 92% di sesso maschile. Quasi tutti hanno lasciato la propria famiglia nei rispettivi Paesi d’origine. Oltre il 70% di loro ha più di 16 anni. Sono 200 le persone che hanno dato la disponibilità a diventarne tutori (rispondendo all’avviso della Garante regionale dell’Infanzia). “Noi crediamo che la tutela debba essere il più possibile vivace e vicina ai ragazzi che si trovano spesso in stato di vulnerabilità”, afferma Andrea Firrincieli, presidente dell’associazione ferrarese ‘Tutori nel tempo’. Nel 2015 il Comune di Ferrara ha pubblicato il primo bando regionale per diventare tutore volontario. “Solitamente la tutela dei minori non accompagnati è affidata per consuetudine al sindaco o al dirigente dei servizi sociali, che a loro volta delegano agli assistenti sociali – spiega Firrincieli – ma noi crediamo che non si possa assegnare a un’unica figura la tutela di centinaia di minori”. -

Il compito del tutore è seguire il minore in tre ambiti principali: istruzione, salute e ascolto. “È importante esserci per questi ragazzi ma in maniera non invadente”. L’associazione, nell’affidare le tutele, dà precedenza alle esigenze di carattere psicologico e di salute dei ragazzi. Bisogna compiere delle scelte, perché il numero di tutori formati è inferiore a quello dei ragazzi che ne avrebbero bisogno. I servizi sociali segnalano i casi più urgenti e viene redatta una scheda di ognuno di loro. La recente legge Zampa ha istituito un albo regionale dei tutori volontari presso il Tribunale per i minorenni: in questo modo i servizi sociali possono consultare un elenco aggiornato delle persone formate. “È un’esperienza che ti mette in gioco. Sei utile per la società e ti confronti con ragazzi che ti possono dare molto dal punto di vista umano. Non te ne viene nulla in tasca, ma ricevi ugualmente tanto”, dice. 

Firrincieli racconta di avere avuto la prima esperienza con Mentor, ragazzo albanese di 16 anni. “Stava cercando di inserirsi nel mondo lavoro. Era molto determinato e indipendente. Solitamente ci vedevamo una volta al mese”. Ora si sta prendendo cura di Yousseff, egiziano di 17 anni. È scappato da Menyah, 250 chilometri a sud del Cario, dove lo scorso maggio 35 persone della sua fede, cristiana copta, sono state uccise in uno scontro a fuoco. “È un ragazzo fragile. Già a 10 anni lavorava come muratore e falegname. Fumava e beveva”. Yousseff è arrivato sulle coste calabresi dopo un viaggio travagliato e a tappe, passando da Alessandria, Turchia e Grecia. Poi il trasferimento a Ferrara. “Ha molto bisogno di vicinanza, cerco di vederlo spesso”. Nei giorni scorsi Firrincieli l’ha accompagnato a Milano, dove il ragazzo ha potuto incontrare i parenti che gli hanno consegnato i documenti egiziani, necessari per ottenere il passaporto e raggiungere la sorella che vive negli Stati Uniti. “Va a scuola, segue uno stage in un pastificio. Si alza alle 5 del mattino e lavora fino alle 12. Si sta impegnando ma ha bisogno di essere seguito”. (Alberto De Pasquale)