5 febbraio 2019 ore: 15:45
Economia

Reddito di cittadinanza, al Senato l'elenco delle critiche e delle richieste

Audizione in Commissione Lavoro di numerosi enti e organizzazioni da tempo impegnati nella lotta alla povertà. Da Caritas a Sant’Egidio, fino all’Alleanza contro la povertà, le perplessità sui singoli aspetti della misura e l'auspicio di modifiche mirate per rendere la misura più efficace
Soldi, povertà SITO NUOVO

ROMA – Con il reddito di cittadinanza non si è scelta la via migliore per combattere l’esclusione sociale e tornare indietro sarà complicato: nel concreto, a farne le spese saranno proprio i poveri.

boxQuello dell’Alleanza contro la povertà - il cartello di organizzazioni che da anni si batte per l’introduzione di uno strumento di contrasto alla povertà assoluta – è uno dei timori espressi questa mattina al Senato da una lunga lista di realtà chiamate in audizione davanti alla Commissione Lavoro riunita per l’analisi del decreto relativo al reddito di cittadinanza e a quota 100. Molte le perplessità espresse e relative a singoli aspetti del provvedimento.

Un reddito di cittadinanza che "appare eccessivamente sbilanciato sul fronte 'lavorista', piuttosto che su quello dell'inclusione sociale”, con una “multidimensionalità della povertà, con risvolti di salute, psicologici, abitativi, relazionali, che appare trascurata", a giudizio della Comunità di Sant'Egidio. Una misura basata sulla scelta – condivisibile secondo il Forum Terzo Settore - di combattere la povertà, e che tuttavia ha bisogno di valorizzare al meglio i Comuni, le Regioni e gli enti e associazioni del Terzo settore che lavorano sul territorio a stretto contatto con chi ha bisogno”. Critiche al criterio dei 10 anni di residenza, che esclude nei fatti anche una categoria fra le più povere, quella dei senza dimora.

Ma le perplessità arrivano anche dai consulenti del lavoro, il cui Consiglio nazionale dell’Ordine ricorda che dei circa 8 mila operatori oggi impiegati nei Centri per l’Impiego in tutta Italia (sono esattamente 501) sono poco meno di 5 mila quelli specializzati e qualificati per gestire la presa in carico dei circa 2 milioni e cinquecentomila soggetti in età lavorativa e sotto la soglia di povertà che potrebbero beneficiare del reddito di cittadinanza. Insomma, ogni operatore dovrebbe pertanto prendere in carico, dopo il 6 marzo, circa 506 potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza.

Da più parti è stato espresso l’auspicio che il Parlamento – che deve convertire il decreto in legge – possa approvare una serie di emendamenti capaci di rendere più efficace ed efficiente la misura.

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