9 febbraio 2017 ore: 17:10
Famiglia

Affido, Bologna sperimenta forme meno rigide per favorire l’accoglienza

Sono 60 le famiglie o i singoli che inizieranno un percorso di formazione che li porterà a iniziare un percorso di accoglienza, affido, sostegno familiare. È il progetto con cui Asp e comune aderiscono alla campagna “A braccia aperte” della Regione. Borghi (Asp): “Vogliamo rendere l’affido normale”
Affido, adozione, famiglia, bambino che stringe un dito di adulto

BOLOGNA – Aiutare un bambino a fare i compiti, accompagnarlo al cinema o a fare sport, accoglierlo per il weekend o anche solo la domenica a pranzo, affiancare la sua famiglia aiutandola a gestire alcuni momenti della giornata. Sono diverse le forme di affido previste dal progetto “Bologna a braccia aperte”, con cui il Comune e Asp Città di Bologna traducono a livello locale la campagna “A braccia aperte” lanciata dalla Regione Emilia-Romagna nel 2015 per sensibilizzare e promuovere affido e accoglienza familiare. “Insieme a Comune e associazioni abbiamo fatto un patto di collaborazione per un’accoglienza meno rigida rispetto all’affido classico – ha spiegato Gianluca Borghi, presidente di Asp Città di Bologna – L’idea è di uscire dai soliti circuiti per l’affido e renderlo più ‘normale’, desacralizzarlo con percorsi meno impegnativi, che possono poi anche trasformarsi in affido vero e proprio, laddove necessario”. Da settembre a oggi sono circa un centinaio le persone (singoli o famiglie) incontrate dal gruppo di lavoro creato all’interno del progetto, 60 quelle che il 20 febbraio inizieranno il percorso di formazione.   

Oltre a Comune e Asp, il progetto coinvolge la cooperativa sociale Open Group, che ha un’esperienza trentennale nell’accoglienza e ha portato anche le sue competenze giornalistiche per la realizzazione dei materiali divulgativi, “nei laboratori sono state coinvolte le famiglie che hanno ricevuto l’affido”, e che promuoverà tramissioni radiofoniche ed eventi di sensibilizzazione, e l’Associazione di mediatrici interculturali Amiss, formata da donne che sono state a loro volta accolte e hanno scelto di mettere la propria esperienza a disposizione. “Noi lavoriamo in particolare su un progetto di accoglienza rivolto ai minori stranieri non accompagnati – ha spiegato Jora Mato, presidente di Amiss – per dare la possibilità a questi ragazzi di vivere la città in prima persona e in modo veritiero, stando all’interno di una famiglia”.

Il percorso di formazione prevede 3 incontri generali sull’accoglienza e 2 più specifici sull’affido, uno alla settimana. “La formazione è richiesta dalle direttive regionali ed è fondamentale perché l’accoglienza deve essere competente”, ha spiegato Chiara Labanti, responsabile del Centro per le famiglie. Il 20 febbraio partono 3 corsi con 20 partecipanti per ognuno, quindi indicativamente i percorsi di accoglienza potrebbero partire a maggio. Attualmente nelle strutture di accoglienza cittadine a oggi sono presenti 231 minori stranieri non accompagnati, 116 minori soli (sia italiani che stranieri, di cui 5 non riconociuti alla nascita), 102 minori con uno o entrambi i genitori in struttura, 66 genitori in struttura con uno o più figli, per i quali potrebbe essere positivo un percorso di accoglienza, affido o sostegno familiare, “tenendo presente che non tutti i minori presenti nelle strutture di accoglienza hanno bisogno di un affido e non tutte le mamme con bambini hanno bisogno di sostegno”, ha precisato Labanti.

“Questo progetto chiama in causa la convivenza sociale – ha detto Luca Rizzo Nervo, assessore al Welfare del Comune di Bologna – Non è una richiesta di aiuto ma di collaborazione. Auspico che molte braccia si aprano e che molte famiglie aprano le porte delle loro case, intepretando ancora una volta lo ‘stare bene’ non solo riguardo a se stessi ma sempre più come apertura verso gli altri”. (lp) 

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