17 ottobre 2018 ore: 16:34
Famiglia

Affido condiviso, primo incontro in Senato con il senatore Pillon

Il primo firmatario del ddl si dichiara “pronto al dialogo” ma conferma i 4 pilastri della proposta: mediazione, tempi paritari, mantenimento diretto e alienazione parentale. Valente (Pd) chiede che il testo “venga ritirato”. Per Malan (Fi) “esigenze giuste” ma “perplesso sui modi”
Affido condiviso, bambino e genitori

ROMA – “Non abbiamo la pretesa di aver scritto la migliore legge possibile, anzi non lo è, ma è una proposta che si sforza di trovare una soluzione per le famiglie lasciate a se stesse in caso di separazione e divorzio”. Con queste parole il senatore Simone Pillon (Lega) ha aperto il primo incontro di un ciclo intitolato “Affido condiviso, tutto quello che vorreste sapere sul disegno di legge Pillon” organizzato da Corriere della Sera e La 27a ora sul disegno di legge che intende modificare la normativa sull'affido condiviso (legge 54/2006). All'incontro, moderato dalla giornalista Alessandra Arachi, hanno partecipato anche il senatore di Forza Italia Lucio Malan, la senatrice Valeria Valente, vicepresidente dei senatori del Pd. Il disegno di legge Pillon è stato presentato all'inizio di agosto ed è stato da poco assegnato alla Commissione Giustizia del Senato, il suo iter è appena cominciato ma sta facendo molto discutere: sono 118 le richieste di audizione sia da esponenti della maggioranza sia dell'opposizione che Pillon ha scelto “di non tagliare” perché ha precisato “ascoltiamo tutti perché abbiamo da imparare da ciascuno”.

Dopo essersi dichiarato “aperto” a migliorare alcuni aspetti del disegno di legge e “pronto al dialogo”, Pillon ha confermato i 4 pilastri su cui si fonda: mediazione familiare, tempi il più possibile paritetici, mantenimento diretto e attenzione alla cosiddetta alienazione parentale. “Qualcuno si meraviglia perché chiediamo ai papà di stare di più con i figli, qualcuno ha parlato di 'pacchi postali', ma oggi un bambino figlio di genitori separati passa più tempo con la maestra che con il padre – ha detto Pillon – Davvero la soluzione è ancora quella del genitore collocatario e del diritto di visita dell'altro? Come per i carcerati? Io credo che la società si sia evoluta e che si possa fare un passo avanti. L'obiettivo è fare in modo che per i nostri figli cambi il meno possibile da prima a dopo la separazione”. Pillon ha sottolineato come la battaglia per la parità genitoriale, “che in Italia sta iniziando”, da tempo è stata portata avanti in altri Paesi europei, come la Svezia o la Francia, “dallo stesso mondo femminista che ha preteso che a occuparsi dei figli non fosse solo la madre ma anche il padre”. E ha aggiunto: “È frutto di malainformazione dire che questo disegno di legge è contro le donne o contro le istanze femministe. Se c'è una parte che tocca alcune sensibilità, risolviamola insieme. Siamo pronti al dialogo”.

“Un testo da ritirare senza se e senza ma”. È quanto ha affermato Valeria Valente, vicepresidente dei senatori del Pd, che ha sottolineato alcune criticità: i modi e le forme in cui è stato presentato il ddl e il fatto che il primo firmatario sia anche relatore oltre che avvocato e mediatore. “Nonostante questo vogliamo stare al merito della discussione – ha detto Valente – Oggi noi possiamo prendere le parole di Pillon come un'apertura ma il testo dice un'altra cosa. È una retromarcia a 360 gradi, che calpesta 50 anni di diritto di famiglia. E non è una retromarcia solo per le donne, ma per tutto il Paese”. Il motivo? “Antepone il diritto dei genitori a quello superiore del minore – chiarisce la senatrice – Nel testo si parla, in maniera ossessiva, di bigenitorialità perfetta perseguita anche a scapito del bambino”. Un esempio riguarda i casi di violenza e maltrattamenti: “L'articolo 11 del disegno di legge stabilisce che si possa derogare al principio dell'equa separazione dei tempi di permanenza in caso di violenza comprovata e motivata. Cosa vuol dire? Comprovata da chi? Da un terzo grado di giudizio? - si chiede la senatrice Valente – Come se non bastasse l'articolo 12 parla di affidamento temporaneo esclusivo nei casi di violenza ma ribadisce che anche in quei casi va mantenuto il rapporto con l'altro genitore. Non capisco come si possa scrivere un'aberrazione di questo tipo: in questo caso l'interesse del minore viene degradato rispetto al diritto dei genitori”. E per quanto riguarda l'alienazione parentale, “viene codificata per la prima volta in questo disegno di legge, ma ricordo che la comunità scientifica non la riconosce come patologia”.

Questo disegno di legge parte da esigenze giuste, come quella di facilitare la relazione del bambino con entrambi i genitori e la divisione di responsabilità o quella di sanzionare comportamenti che creano alienazione – ha detto Lucio Malan, senatore di Forza Italia – ma mi lasciano perplessi i modi in cui vengono messe in atto. La mediazione familiare, ad esempio, provoca un allungamento non da poco di una fase delicata ovvero quella che va dalla decisione di separarsi alla sentenza del tribunale, così come il piano genitoriale”.

“Questo disegno di legge non è perfetto, il testo unificato sarà quello che uscirà dalle audizioni”, ha replicato Pillon. Tra le modifiche a cui ha accennato il senatore, il fatto che non possono essere trattati allo stesso modo i bambini fino a 3 anni e gli adolescenti, come segnalato dalla senatrice Valente, e il fatto che la mediazione non sarà obbligatoria su tutto il percorso, “impossibile”, ma che sarà previsto un unico incontro informativo e gratuito per le coppie che non trovano un accordo. “Valente ha ragione quando dice che stiamo cambiando l'imprinting di fondo – ha detto Pillon – Finora il superiore interesse del fanciullo, agitato come un feticcio, viene deciso dal giudice, noi non siamo d'accordo. L'interesse del bambino va deciso dai genitori: l'80% delle coppie che si separano trova un accordo, il 20 no. E allora cosa facciamo? Lasciamo che continuino a prendersi a bambinate? Se con l'incontro di mediazione riusciamo a salvare anche solo una coppia su 100 dalla separazione giudiziale avremo ottenuto un buon risultato”. E rispetto alla violenza: “In via cautelare un genitore può essere escluso immediatamente dalla possibilità di vedere i figli senza aspettare i tre gradi di giudizio – ha detto Pillon – Non abbiamo toccato né l'ordine di protezione né il divieto di avvicinamento, se poi mi state dicendo che la normativa è insufficiente è un altro discorso. Ma questo non è un disegno di legge sulla violenza, se vogliamo ragionarci lo facciamo”. (lp)

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