13 novembre 2019 ore: 10:44
Società

Bologna, indagine sugli affitti agli studenti: ancora tante discriminazioni

Dalla ricerca dell'Alma Mater emerge una città affetta da "forte provincialismo" che spesso sfocia in vera e propria "discriminazione". Si guarda all'origine degli studenti, all'orientamento sessuale e anche al corso di studi
Foto da Agenzia Dire Affitto casa, cartelli

BOLOGNA - Una città affetta da "forte provincialismo" che spesso sfocia in vera e propria "discriminazione". Non solo rispetto alle origini degli studenti stranieri, ma anche sugli orientamenti sessuali di chi si propone per un affitto e addirittura sull'indirizzo di studi scelto. È lo spaccato che emerge dall'indagine condotta dall'Alma Mater di Bologna sulla condizione abitativa degli universitari in città, presentata ieri in Sala Borsa. Nella ricerca vengono riportate alcune testimonianze dirette dagli studenti e c’è chi, ad esempio, segnala i tanti paletti messi dai padroni di casa ("No matricole, no Erasmus, no Dams e materie umanistiche, no omosessuali"), a cui si aggiungono anche "richieste assurde", del tipo "solo belle ragazze". Gli studenti stranieri invece denunciano problemi legati al colore della pelle e al Paese di provenienza, ad esempio africani e bengalesi.

Dall'indagine emerge poi che il 63% degli studenti ha fa un colloquio per l'affitto, o coi proprietari o con gli altri inquilini. Col padrone di casa, nel 60% dei casi il colloquio si concentra sulla provenienza e sulle condizioni economiche della famiglia, ma c’è un 5% che guarda anche alle appartenenze religiose e un altro 4% che disquisisce degli orientamenti sessuali dello studente. Anche nei colloqui coi possibili futuri coinquilini conta molto la provenienza, oggetto di conversazione nel 64% dei casi, mentre si bada meno alle capacità economiche (24,6%). Tra studenti poi si guarda di più agli orientamenti sessuali (8,4%) e meno al credo religioso (3,2%). "C’è un forte provincialismo- conferma Nicola De Luigi, ricercatore Alma Mater che ha realizzato l'indagine- che sfocia spesso in discriminazione".

Ad essere discriminati, in realtà, sono anche i neo-immatricolati, che stando all'indagine "evidenziano maggiori difficoltà, soprattutto quando non possono contare su una famiglia con un background socio-culturale elevato. Sono meno presenti nelle aree del centro storico, sono maggiormente discriminati nella ricerca della casa, sono meno soddisfatti per la soluzione che hanno individuato e hanno una maggiore propensione a cambiare". Un problema segnalato anche da alcune testimonianze di studenti, secondo i quali a Bologna riesce a trovare casa più facilmente "chi ha già conoscenze". Chi è del tutto nuovo in città invece rischia truffe e ha più difficoltà a ottenere colloqui.

Tira le somme De Luigi. "Il 60% cerca casa su Facebook o su internet, un quinto grazie ad amici o col passaparola- sottolinea il ricercatore dell'Alma Mater- è un mercato molto governato dall'informalità, è lasciato a se stesso". Di conseguenza, chi arriva a Bologna senza una rete di conoscenze o senza l'appoggio alle spalle di una famiglia con buone possibilità economiche, "rimane in balia di un mercato che sta cambiando". Dunque "serve una regolamentazione- insiste De Luigi- la città non sempre risponde alle esigenze degli studenti". (DIRE)

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