25 agosto 2021 ore: 15:20
Immigrazione

Afghanistan, Ics Trieste: “Possibile aumento di arrivi dalla rotta balcanica, serve pianificare ora”

di Eleonora Camilli
Si ipotizza un aumento dei flussi nei mesi invernali. Schiavone: “Il problema è che in inverno nel nostro territorio diminuiscono i posti di prima accoglienza, non possiamo quindi farci trovare impreparati, sarebbe un vero e proprio corto circuito”
balcani

ROMA - Quanto sta accadendo in Afghanistan in questi giorni potrebbe portare, nei prossimi mesi, a un aumento della pressione lungo la rotta balcanica, con arrivi possibili anche nel periodo invernale. Lo dice in una nota l’Ics, il consorzio italiano di solidarietà, da anni attivo a Trieste, città di frontiera e transito sul confine orientale del nostro paese. “Non possiamo non ipotizzare maggiori movimenti di persone che proveranno ad arrivare dalla Turchia attraverso la rotta balcanica. E questo probabilmente avverrà nel periodo invernale - spiega Gianfranco Schiavone, presidente del consorzio -.  Il problema è che in inverno nel nostro territorio diminuiscono anche i posti, non possiamo quindi farci trovare impreparati, sarebbe un vero e proprio corto circuito”. 

Secondo Ics sarebbe necessario programmare fin da ora un aumento dei posti destinati alla prima accoglienza, ovvero destinati in prevalenza a coloro che a Trieste sono in attesa del trasferimento verso altre località, con particolare attenzione ai nuclei familiari. Se infatti una situazione di temporaneo disagio può essere facilmente affrontata durante il periodo estivo, il periodo invernale acuisce ogni problema a causa delle temperature rigide e del maltempo.

Negli ultimi giorni, proprio a Trieste si è registrato un aumento di arrivi, con una media anche di 100 ingressi quotidiani. “E’ difficile dire quanto sia un normale picco estivo o quanto questo possa essere un primo segnale di incremento sulla rotta balcanica. In questo periodo i flussi sono sempre più consistenti- aggiunge Schiavone -. Le nazionalità di arrivo sono miste, ci sono afgani pakistani bengalesi e iracheni”. In quanto sta accadendo, dunque, non vi è dunque alcun elemento straordinario o emergenziale. “Il sistema di prima accoglienza è infatti in grado di rispondere alle esigenze - spiega Ics - ma è necessario mantenere e rafforzare i trasferimenti verso il resto del territorio nazionale per evitare la piena saturazione del sistema di accoglienza”.

A preoccupare sono, invece, i mesi a venire. Non è ancora possibile prevedere se e quante persone riusciranno a lasciare l’Afghanistan né quanti afgani, già presenti sulla rotta balcanica, riusciranno a raggiungere i paesi europei per chiedere asilo.  Il 17 agosto scorso l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati ha emesso un avviso in cui si sottolinea il divieto di rimpatrio per i cittadini afgani. “Ora sarà più difficile respingere queste persone come è stato fatto negli ultimi anni alle frontiere europee - conclude Schiavone -. I confini caldi sono tanti: la Grecia, la Bulgaria, la Croazia, la Slovenia e l’Italia. Potrebbero cessare i respingimenti illegali, le persone saranno probabilmente lasciate passare ma difficilmente si fermeranno in Bulgaria e Croazia, che sono paesi ostili. Anche per questo non possiamo farci trovare impreparati”. 

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