6 febbraio 2023 ore: 16:44
Società

Afghanistan, Msf: “Difficoltà di accesso alle cure per la popolazione”

Un nuovo rapporto dell’organizzazione denuncia l’inefficienza del sistema sanitario e la povertà diffusa. “A volte le madri sono così malnutrite che non riescono ad allattare i loro figli”

Un sistema sanitario inefficiente, povertà diffusa e maggiori restrizioni imposte alle donne sono alla base dell'attuale crisi umanitaria in Afghanistan. È quanto emerge dal nuovo rapporto “Persistenti ostacoli all'accesso all'assistenza sanitaria in Afghanistan: gli effetti a catena di una crisi prolungata e di una situazione economica sconcertante” pubblicato oggi da Medici Senza Frontiere (Msf).

L’organizzazione medico-umanitaria chiede agli attori politici, ai donatori e alle autorità locali di concentrarsi urgentemente sul rafforzamento dell'assistenza medica di base per migliorare l'accesso alle cure e agli organismi internazionali di affrontare con urgenza le questioni legate alla crisi economica. Msf chiede, inoltre, che sia favorito l’accesso delle donne all’istruzione e al lavoro così da aumentare il reddito familiare e garantire un numero sufficiente di operatrici sanitarie donne nel paese.

Il 91,2% degli intervistati, si legge nel rapporto, ha manifestato una diminuzione del proprio reddito nel 2022 (15% in più rispetto al 2021), mentre il 95% ha riscontrato grandi difficoltà a procurarsi il cibo negli ultimi 12 mesi, principalmente a causa dell'aumento della disoccupazione, del blocco dei salari e per l’aumento dei prezzi, soprattutto dei prodotti alimentari. Tutto ciò avviene mentre le sanzioni imposte dalla comunità internazionale continuano a paralizzare l'economia e 7 miliardi di dollari della Banca centrale afghana restano congelati all'estero.

"A volte le madri sono così malnutrite che non riescono ad allattare i loro figli. Le vediamo mettere tè nelle bottiglie per darlo ai neonati di soli sette o otto giorni, una scelta disperata e molto pericolosa" racconta Hadia, membro dello staff medico di Msf nell'ospedale regionale di Herat.

L'88% ha dichiarato di aver ritardato, sospeso o deciso di non ricorrere a cure mediche nel 2022, con un aumento del 14,3% rispetto all'anno precedente. Marieh, dopo essere arrivata all'ospedale regionale di Herat supportato da Msf, ha spiegato: “Quando mio figlio si è ammalato, siamo andati in una delle cliniche private e abbiamo ricevuto una prescrizione di farmaci che costavano 1.000 AFG (circa 12 dollari statunitensi). Abbiamo provato allora ad andare in un vicino ospedale pubblico, ma i medici ci hanno dato solo mezza compressa, non tutte le medicine necessarie. Ora siamo qui. Il mio bambino è peggiorato e ho dovuto chiedere un prestito per pagare il trasporto fino a qui”.

"Uno dei problemi principali in Afghanistan è che le strutture sanitarie periferiche non sono né ben attrezzate, né dotate di risorse e personale adeguato. Questo significa che le persone nelle aree rurali devono percorrere grandi distanze per ricevere cure di qualità, anche se spesso non possono permettersi questi viaggi senza indebitarsi" afferma Filipe Ribeiro, capomissione di Msf in Afghanistan. "Le speranze che la fine della guerra avrebbe ridotto significativamente gli ostacoli all'accesso alle cure sono state deluse dall’introduzione di nuove barriere e incertezze. Il viaggio verso gli ospedali può essere meno pericoloso dopo la guerra, ma sicuramente è diventato più difficile poterselo permettere".

Oltre il 60% degli intervistati ha dichiarato che le donne affrontano ostacoli maggiori rispetto agli uomini nell'accesso all'assistenza sanitaria, soprattutto per le restrizioni di movimento legate che obbligano le donne ad uscire accompagnate da un parente maschio. Questo limita la possibilità di raggiungere un ospedale (come pazienti, assistenti o operatrici umanitarie) quando nessun parente maschio è disponibile ad accompagnarle, o quando un viaggio, già difficile da sostenere per una persona sola, diventa inaccessibile quando si deve pagare per due. 

Nel dicembre 2022, il governo afgano ha annunciato la decisione di impedire alle donne di lavorare nelle organizzazioni non governative e di accedere all'istruzione universitaria. Con grande probabilità, questa decisione peggiorerà l'accesso delle donne all'assistenza sanitaria.

"In alcuni dei nostri progetti è già difficile coprire le posizioni necessarie, compresi i ginecologi. Se alle donne non è permesso studiare, da dove verrà la prossima generazione di medici, ostetriche e infermiere? L'anno scorso le équipe di Msf nei nostri progetti di maternità in Afghanistan hanno assistito più di 42.000 parti e oltre 8.000 di questi sono stati accompagnati da complicazioni ostetriche. Proibire alle donne di imparare e lavorare metterà maggiormente a rischio la vita delle madri e dei loro figli" conclude Ribeiro di Msf. *I nomi degli afgani sono stati cambiati per proteggere la loro identità.

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