22 ottobre 2009 ore: 11:47
Salute

Afghanistan, oppio ed eroina avvelenano il mondo: 100 mila morti l'anno

L’Unodc descrive l’impatto dell’oppio afgano su tossicodipendenza, criminalità e terrorismo. La droga ha costruito un mercato che vale 65 miliardi di dollari e avvelena 15 milioni di persone. Pochi i sequestri
Riccardo Venturi/Contrasto Droghe: tossicodipendenti pakistani fumano eroina

Foto di Riccardo Venturi

ROMA – Da anni l’Afghanistan detiene il monopolio della coltivazione di oppio (92%), materia prima della droga più letale al mondo: l’eroina. L’ampiezza e l’impatto dell’oppio in Afghanistan sono stati documentati nel recente Rapporto Onu sull’Oppio Afgano 2009, pubblicato diverse settimane fa. Meno risaputa è la dimensione del traffico di oppio e il suo impatto sull’intero pianeta. Su questo tema si sofferma il nuovo rapporto dell’Ufficio Onu contro la droga e il crimine (Unodc), dal titolo “Tossicodipendenza, Criminalità e Insurrezione”.
Il rapporto esamina proprio le conseguenze devastanti che le 900 tonnellate di oppio e le quasi 400 tonnellate di eroina esportate dall’Afghanistan ogni anno comportano per la sicurezza e la salute pubblica dei paesi situati lungo le narco-rotte balcaniche ed euro-asiatiche, fino all’Unione Europea, Russia, India e Cina. 
Il rapporto, in particolare, spiega in che modo la droga più letale al mondo ha costruito un mercato che vale 65 miliardi di dollari, avvelena 15 milioni di tossicodipendenti, causa 100 mila morti all’anno, diffonde Hiv/Aids ad un tasso senza precedenti e, l‘elemento più serio che mai, finanzia mafie, ribelli e terroristi. Secondo il direttore esecutivo dell’Unodc, Antonio Maria Costa, “alcune delle conseguenze dell’oppio afgano sono prevedibili e gravi.  Altre sembrano illogiche, e quindi vengono sottovalutate.  I paesi amici dell’Afganistan devono riconoscere certe verità che, pur se non sospette e sconvenienti, sono catastrofiche per tutti coloro che coltivano l’oppio, lo trafficano e soprattutto lo consumano”.
 
Alti traffici di eroina, bassi volumi di sequestri. Una prima spiacevole verità, secondo il rapporto, riguarda l’incongruenza tra l’alto volume di consumo di eroina nel mondo ed il basso volume di sequestri. Circa il 40% dell’eroina proveniente dall’Afghanistan (150 t) è contrabbandata nel Pakistan, attorno al 30% (105 t) penetra in Iran, mentre il 25% (100 t) fluisce verso l’Asia Centrale. Tuttavia, solo il 20% dell’eroina trafficata nel mondo è confiscata (rispetto al 42% della cocaina esportata dai paesi Andini).
 
Per l’Unodc, alla radice del problema c’è l’Afghanistan stesso “dove corruzione, illegalità e frontiere aperte limitano i sequestri di droga ad un insignificante 2% del totale prodotto (contro il 36% in Colombia, per la cocaina). Nel sud-est del paese lo smercio di droga prospera grazie agli antichi legami trans-frontalieri nelle tribù Pashtun e Baluchi, ma anche a causa della violenza e del caos generato dalla guerra civile, della mancanza di controlli nelle aree ad amministrazione tribale del Pakistan, e della costante violazione degli accordi sul transito di merci tra Afghanistan, Pakistan e Iran”.
Secondo Costa, “la regione tra Afghanistan e Pakistan è divenuta l’area di libero scambio più grande al mondo per tutto ciò che è illecito: droga ovviamente, ma anche armi, componenti per bombe, precursori chimici, denaro sporco, e per il contrabbando di esseri umani”.
 
Volume di droga sequestrata inversamente proporzionale al valore. La seconda anomalia delineata dal rapporto Onu, stilato dall’Unodc, è che, contrariamente a quanto si penserebbe, i volumi di droga sequestrata calano in percentuale quanto più le droghe si avvicinano ai mercati lucrativi dell’Europa. Dovrebbe essere il contrario, in quanto i paesi più ricchi possono permettersi una più solida tutela della legge. Non è così: mentre l’Iran intercetta il 20% degli opiacei che l’attraversano, e il Pakistan il 17%, l’Asia Centrale ne intercetta solo il 5% e la Russia un magro 4%. Vanno anche peggio in paesi dell’Europa sud-orientale, membri dell’Ue (Bulgaria, Grecia e Romania) che intercettano meno del 2% dell’oppio nazionale.
“Questo è contro-intuitivo. Il valore della droga raddoppia con ogni confine che viene  superato: un grammo di eroina del valore di 3 dollari a Kabul può costare fino a 100 dollari a Londra, Milano o Mosca. Sequestrare l’oppio afgano sul luogo di produzione, piuttosto che sul luogo del consumo è infinitamente più efficace ed economico”. Il direttore esecutivo dell’Unodc richiama perciò l’attenzione dei governi affinché più risorse vengano investite per colpire il problema alla radice:  in Afghanistan: “Non si tratta di responsabilità morale. E’ puro interesse nazionale usare le risorse del contribuente efficacemente, pur tutelarlo meglio contro il traffico di stupefacenti”.
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