4 settembre 2013 ore: 12:07
Società

Africa bianca: la persecuzione degli albini in un audio documentario

Premiato a Bellaria, il lavoro di Fabio Lepore e Barbara D’Amico racconta la storia di Stephane, giornalista camerunense da sei anni in Italia. “Ad ogni eruzione vulcanica scatta la caccia all’albino. Mio fratello vittima di questo rituale”
Bambini albini in africa

TORINO - “Trentatré giorni nella stiva di una nave. Era proprio brutto. Mi stavo lasciando alle spalle mia moglie, i miei figli, il mio lavoro, il mio paese”. La voce avvolgente di Stephane irrompe nel silenzio appena rotto da una sirena marittima. Ascoltandola, ci si ritrova catapultati affianco a lui, al buio, a bordo dell’imbarcazione che lo ha portato in Italia. “Nella stiva della nave non sapevo neanche dove fossimo. C’era sempre il pericolo di affondare: avevo sempre in mente che, forse, tutto stava per finire per me”.

boxIl sangue di un albino per placare il vulcano. È da questo incipit che nasce “Africa Bianca”, audio documentario realizzato dai giornalisti torinesi Fabio Lepore e Barbara D’Amico, che racconta la storia di Stephane Ebongue, giornalista camerunense riparato in Italia sei anni fa, per sfuggire alla caccia all’albino che si era di nuovo scatenata nel suo paese. Un racconto costruito su una serie di paesaggi sonori, che inanellano un denso insieme di tematiche: prima fra tutte l’albinismo in Africa, tema dibattuto ma in realtà quasi sconosciuto nei suoi aspetti meno crudi e folkloristici; ma anche l’ipovisione (patologia della vista che si presenta spesso in concomitanza proprio con alcune forme di albinismo) e la condizione dei rifugiati politici, costretti a scegliere tra la sopravvivenza e uno sradicamento che quasi sempre equivale a scendere a compromessi con le proprie aspettative, i proprio bisogni e desideri. Nel 2007, Stephane è stato costretto a fuggire dopo l’eruzione del monte Camerun: “Nella parte sud-ovest del paese – racconta – si crede che questo evento sia dovuto all’ira del dio della montagna; e che, per placarla, ci sia bisogno del sangue degli albini. Così ogni qual volta che c’è un’eruzione, scatta la caccia all’uomo”. Anni prima, proprio suo fratello Maurice, a sua volta albino, era stato vittima di questo rituale: “una domenica è andato a pascolare un piccolo gregge di montoni, e non è più tornato. Abbiamo trovato le bestie, ma non lui. Maurice andava a scuola, non faceva ancora niente. Abbiamo capito che lo avevano preso perché è questo il modus operandi dei rapitori”.

Tra superstizioni e sospetti. Nel documentario , Stephane illustra a fondo le superstizioni e il sospetto che la cultura animista nutre verso gli albini: “ci vedono bene di notte, non muoiono mai. Alcune credenze vogliono che le loro parti del corpo servano per le pozioni magiche”. Poi ripercorre la sua nuova vita in Italia, dove ha dovuto smettere di fare il giornalista, iniziando a insegnare italiano con una onlus.

Un lavoro di grande impatto, che si è recentemente conquistato il primo premio nella sezione Radiodoc del Bellaria film festival: la giuria, presieduta da Pinotto Fava (Rai), Roberto Antonini (Radio Svizzera-italiana) e Federica Manzitti (Radio città futura) è stata unanime nel conferire il riconoscimento ai due autori «per l’interesse che suscita il protagonista e la sua storia, e i diversi registri del sonoro: il buon uso della presa diretta, il montaggio notevole ed essenziale e l’utilizzo di materiali d’archivio».

La cui realizzazione, come spiegano gli stessi autori, non è stata facile: “Stephane – spiega Barbara D’Amico, giornalista per la Stampa e il Sole 24 ore – ha subito premesso che non voleva raccontare la sua storia in chiave pietistica. Quindi abbiamo cercato di ripercorrere gli eventi che lo hanno portato in Italia senza calcare troppo la mano con descrizioni eccessivamente crude. Per questo ci siamo serviti molto degli effetti sonori, che suggeriscono la scena all’ascoltatore, piuttosto che rappresentarla in maniera troppo didascalica”.

Ritorno a Douala. E il rischio di un eccessiva identificazione, almeno per uno degli autori, esisteva: Fabio Lepore, già noto ai lettori di Redattore Sociale, condivide infatti con Stephane la condizione di ipovedente. “In realtà – spiega Lepore, giornalista per l’Espresso, Focus e per molte altre testate – questa condizione non è mai stata oggetto di discussione tra noi: perché tutti e due condividiamo la convinzione che sia importante, nella vita, riuscire a essere altro rispetto alla malattia. Ma soprattutto, l’identificazione estrema si evita soprattutto con il mestiere: ogni giornalista adopera una serie di meccanismi interni che gli permettono di evitare l’eccessiva vicinanza empatica. La quale non è negativa di per sé; ma rischia, in fase di scrittura, di tradursi in pietismo, che è proprio ciò che Barbara, Stephane e io volevamo evitare”.

“Africa Bianca” è una produzione Docusound, società torinese che si occupa di realizzare audio documentari fruibili dal circuito radiofonico. La sua diffusione ha contribuito a una serie di iniziative sul territorio torinese per la sensibilizzazione sul tema dell’albinismo e dell’ipovisione: con l'aiuto di Ilaria Benini e della rassegna di audiodoc torinese Releasing Intimacy, Stèphane Ebongue  ha ottenuto un finanziamento, con la collaborazione di Marco Bongi di Apri Onlus associazione per retinopatici e ipovedenti di Torino, per aiutare gli albini africani. Potrà così realizzare un progetto per la formazione di ragazzi albini e ipovedenti a Douala, l’acquisto di due videoingranditori, la stampa di libri di testo ingranditi per la scuola primaria e il compenso di un insegnante che si occuperà di insegnare a ragazzi albini e ipovedenti di Douala a usare questi strumenti per poter affrontare il percorso scolastico con meno difficoltà e più soddisfazione. (Antonio Michele Storto) 

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