31 agosto 2016 ore: 16:21
Immigrazione

Al confine Italia-Svizzera i profughi minorenni non hanno diritti

Viaggiano da soli e tentano di raggiungere fratelli e parenti in Svizzera o in altri paesi dell'Unione Europea. Ma vengono respinti al valico di Chiasso senza alcuna considerazione per la loro età. E in Italia, le autorità scaricano il problema sulla Caritas di Como, che li ospita in una struttura non autorizzata all'accoglienza dei minori. La storia di Mussie
Famiglia di profughi, bambino in primo piano

MILANO - Il confine tra Italia e Svizzera sembra uno dei pochi posti nella civile Europa in cui i diritti dei bambini non contano. I profughi minorenni soli vengono respinti dalle autorità svizzere senza alcuna considerazione per la loro età e in Italia di fatto sono lasciati a se stessi. Solo nei mesi di luglio e agosto i minori non accompagnati respinti sono stati circa 600. È quanto emerge dal dossier redatto dalle associazioni Asgi e Firdaus, presentato oggi a Chiasso (vedi lancio precedente). Un dossier che elenca con precisione quali articoli delle norme internazionali vengono violate sistematicamente dai due Paesi, ma che contiene anche alcune delle storie dei profughi fermi da settimane davanti alla stazione ferroviaria di Como. Come quella di Mussie, eritreo di 16 anni, che ha un fratello in Svizzera titolare dello status di rifugiato. Nel tentativo di raggiungere il fratello, Mussie ha tentato ben cinque volte di attraversare il confine a Chiasso. Ha anche mostrato una dichiarazione del fratello, con tanto di numero telefonico, ma le guardie svizzere non hanno composto quel numero per verificare: l'hanno rimandato in Italia. E le autorità italiane che hanno fatto? L'hanno messo su un treno per Milano. Mussie è tornato a Como e tenterà di nuovo di entrare in Svizzera.

- In molti altri casi la polizia di frontiera italiana è meno sbrigativa e affida i minori alla Caritas di Como, che li alloggia in una struttura presso la Parrocchia di Rebbio "che tuttavia non risulta autorizzata all’accoglienza di minori" si legge nel rapporto. "I costi sostenuti per l’accoglienza di questi minori non sono stati coperti da alcuna istituzione". In altre parole, le autorità italiane scaricano completamente il problema sulla Caritas di Como. Dal 14 luglio al 23 agosto, ne ha accolti 454. Quasi i tre quarti di questi minori provengono dall’Eritrea; gli altri principali Stati di provenienza sono la Somalia, l’Etiopia, la Guinea Konakry ed il Gambia. Il 13% sono ragazzine. "La quasi totalità di questi minori restano nella struttura di accoglienza per poche ore e poi tornano alla stazione di Como -denunciano le due associazioni-. Per 13 minori, restati alcuni giorni nella struttura di accoglienza, è stato avviato il procedimento per l'apertura della tutela e si è proceduto al trasferimento in un centro di accoglienza per minori non accompagnati. Per gli altri minori affidati, non risulta invece sia stato nominato alcun tutore".

Un altro aspetto sorprendente nella gestione dei minori e scoperto dalle due associazioni è che "talvolta risultano essere stati respinti nella stessa giornata diverse decine di minori non accompagnati: ad esempio, in data 9 agosto sono stati collocati nella struttura presso la Parrocchia di Rebbio 43 minori, il giorno successivo ne sono stati collocati 32, e in altre 15 giornate tra metà luglio e la terza settimana di agosto sono stati collocati gruppi compresi tra un minimo di 15 e un massimo di 28 individui". (dp)

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