18 settembre 2020 ore: 09:46
Salute

Al Meyer trapianto su bimba affetta da leucemia e positiva al Covid

Una bambina positiva al Coronavirus è stata sottoposta a un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche per curare una forma di leucemia mieloide ad altissimo rischio. Il suo recupero rappresenta intanto un grande traguardo

FIRENZE - Una bambina positiva al Coronavirus è stata sottoposta a un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche per curare una forma di leucemia mieloide ad altissimo rischio: è stata una scelta difficile quella che i medici del Meyer si sono trovati ad affrontare poche settimane fa, anche perché il caso non ha precedenti in Italia. La piccola, di un anno e cinque mesi, doveva essere sottoposta a trapianto in tempi rapidi, ma i tamponi rino-faringei a cui è stata sottoposta nell’arco degli ultimi mesi continuavano a dare sempre lo stesso responso di positività al virus.

 

“Non avevamo scelta, perciò abbiamo preso il coraggio a quattro mani e abbiamo deciso di andare avanti”, spiega Veronica Tintori, responsabile della sezione trapianti ematopoietici del Centro di Eccellenza di oncologia ed ematologia, diretto da Claudio Favre.

Ora, a un mese di distanza dal trattamento, si può dire che la scelta si è rivelata giusta: la bambina ha avuto un recupero molto rapido e ha potuto fare ritorno a casa, anche negativizzata.

 

È ancora presto per cantare vittoria - la piccola dovrà seguire adesso un serrato percorso di cure e controlli per monitorare l’andamento della patologia oncologica - ma il suo recupero rappresenta intanto un grande traguardo. E il buon esito della procedura trapiantologica offre un importante spiraglio di speranza per tutti i bambini che, in futuro, dovessero trovarsi nella sua stessa condizione.

 

La diagnosi di leucemia è arrivata a fine dicembre, quando la bambina aveva solo nove mesi: come sempre accade in questi casi, la piccola è stata affidata alle cure dei medici del Centro di eccellenza di oncologia ed ematologia pediatrica. Inizialmente, come prevede il protocollo, è stata sottoposta ad alcuni cicli di trattamenti chemioterapici. Poi, a marzo, nel pieno dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus, gli esami hanno rivelato che anche la piccola paziente era stata infettata. Per fortuna, come spesso accade nei bambini, la malattia ha avuto un decorso lieve, senza particolari complicazioni. Ma nei mesi successivi, la piccola non si è mai negativizzata, anche se i medici hanno tentato ogni strada, utilizzando anche ben due trattamenti di plasma iperimmune.

Arrivata l’estate, i medici hanno deciso che il trapianto non poteva più attendere: la forma era troppo aggressiva e il rischio che la situazione degenerasse ulteriormente era troppo elevato. Non essendo stato possibile selezionare un donatore da Registro, i medici hanno deciso di utilizzare il padre aploidentico, cioè compatibile al 50%, e il percorso è iniziato.

 

Per affrontare questo delicatissimo passaggio, il Meyer ha reagito facendo squadra. E ha messo in campo un’equipe multidisciplinare che ha coinvolto tutte le risorse disponibili all’interno dell’ospedale: dall’equipe del reparto trapianti agli oncoematologi, dagli infettivologi agli immunologi, dal Servizio immuno-trasfusionale alla pediatria. Cruciale il ruolo degli infermieri specializzati dedicati alla bambina. “E’ stato un grande sforzo organizzativo – continua Tintori - in cui la Direzione dell’ospedale ci ha sostenuto e supportato”. Ci si trovava infatti nella situazione di dover tutelare la bambina che andava incontro a una terapia invasiva, in presenza di un’infezione virale dal comportamento ancora poco conosciuto, e gli altri pazienti immunodepressi del Centro.

Il trattamento è stato effettuato il 19 agosto scorso, in locali dell’area Covid adeguatamente attrezzati per tutelare sia la paziente, immunodepressa, che gli operatori.

Il trapianto, come detto, ha avuto esito positivo. Le cellule, donate dal padre, hanno attecchito e non si sono verificate, al momento, complicanze particolari. Dopo circa un mese di degenza protetta la bambina ha potuto fare ritorno a casa. E, dopo tanti mesi di attesa, finalmente è arrivato anche il tanto sospirato tampone negativo. 

 

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