14 aprile 2016 ore: 15:27
Salute

Alcol, l'Osservatorio: l'abuso non si contrasta con i divieti

L'Osservatorio Permanente sui Giovani e l'Alcool ha redatto, in concomitanza con l'odierno 'Alcohol Prevention Day', un documento ('L'alcologia sociale sulle soglie di rischio e l'eta' legale del bere') di valutazione critica su alcuni aspett...

Roma - L'Osservatorio Permanente sui Giovani e l'Alcool ha redatto, in concomitanza con l'odierno 'Alcohol Prevention Day', un documento ('L'alcologia sociale sulle soglie di rischio e l'eta' legale del bere') di valutazione critica su alcuni aspetti centrali nel dibattito alcologico, da condividere con la comunita' scientifica, gli operatori, e le istituzioni. Il documento affronta i temi dell'eventuale innalzamento dagli attuali 18 ai 25 anni dell'eta' legale di accesso alle bevande alcoliche e l'esistenza di soglie di rischio compatibili con un bere moderato. Gli Autori riconoscono che il danno alcol-correlato sia un problema reale che autorizza un codice sanitario per contrastare e ridurre gli effetti negativi del bere. Tuttavia la forma e l'intensita' delle politiche di contrasto vanno commisurate alla realta' effettiva dei diversi contesti culturali e sociali e ai profili della popolazione.

L'abuso si contrasta piuttosto con investimenti sociali sui giovani all'insegna della responsabilizzazione e della gestione attiva della propria vita. Vanno messe in campo specifiche competenze sociali e culturali che portino ad una maggior consapevolezza del rischio. In sintesi: vanno favoriti processi di autoregolazione guidati da buone pratiche, vanno presentati esempi efficaci e va riposta maggiore fiducia nelle capacita' delle persone di gestire in modo responsabile le proprie scelte di vita.

DIREGIOVANI) Roma, 14 apr. - "Le piu' autorevoli indagini dimostrano che in Italia trova conferma una tendenza consolidata alla riduzione dei consumi a partire dagli anni Settanta. E - come afferma il segretario generale dell'Osservatorio Michele Contel - in modo molto marcato tra il 2000 ed il 2014: da 9,3 litri alcol puro pro-capite annui a 6 litri, con un diminuzione pari al 35,5%. Anche la popolazione bevitrice scende negli ultimi 10 anni dal 70% al 64,5%. Gli abusi sono stabili o in riduzione, sebbene si debba fare attenzione, in questi casi, alle diverse fasce di eta' e ai diversi profili della popolazione, come confermano i dati ISTAT relativi al 2015 diffusi oggi".

Cio' significa che i comportamenti del bere sono espressione degli assetti socioculturali maturati nel corso del tempo. In Italia e nei Paesi del Sud Europa, diversamente da quanto si evidenzia in altri paesi, la cultura ha prodotto uno stile del bere che riflette abitudini moderate in contesti sociali e familiari. Tale stile appare avere una parte rilevante nella riduzione dei consumi alcolici e dei danni alcol-relati. I dati sui consumi giovanili e 'underage' vanno nella stessa direzione. Il rapporto HBSC 2016 (relativo alla popolazione di 11, 13 e 15enni), mostra per l'Italia tassi in diminuzione (dal 2012) del 22%, rispetto all'esordio a 13 anni o meno e del 17% rispetto all'ubriachezza alla stessa eta'. La situazione italiana e dei Paesi del Mediterraneo quindi non puo' essere accomunata a quella del Nord-Europa e ai Paesi anglosassoni, cosi' come non si possono adottare regole di public health comuni a tutti.

DIREGIOVANI) Roma, 14 apr. - È necessario anzi studiare e comprendere le ragioni della singolarita' italiana e continuare a diffondere i risultati per spiegare un fenomeno che si e' consolidato in modo prevalentemente autonomo rispetto alle politiche restrittive di tipo socio-sanitario.

L'Osservatorio ritiene che il rischio possa essere mitigato ma non del tutto eliminato. Orientare le scelte di salute pubblica verso un obiettivo di eliminazione completa del rischio rinuncia a considerare la dimensione sociale della salute. Abbassare sistematicamente le soglie di rischio, ampliando cosi' le fasce di popolazione esposta, e generando piu' allarme sociale, non e' la soluzione.

Le politiche restrittive, percio', risultano meno efficaci, come evidenziato dal permanere costante degli abusi nei paesi con una cultura nordica ed anglosassone, da tempo impegnati a limitare i comportamenti eccedentari. "Del resto e' possibile ipotizzare - come sostiene il Presidente dell'Osservatorio Prof. Enrico Tempesta - che in Italia operi un meccanismo di autoregolazione costituito da un insieme di codici sociali e di percorsi di adattamento individuale e collettivo, prevalentemente informali, che influiscono sui cambiamenti dei consumi e degli abusi, senza dimenticare la necessaria distinzione fra i due".

L'Osservatorio ritiene che innalzare l'eta' minima del bere a 25 anni sia un obiettivo immotivato.

(DIRE)

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