12 aprile 2017 ore: 14:26
Salute

Alcol, Scafato su dati Istat: preoccupano i numeri sul consumo occasionale

"Il consumo occasionale e' quanto di peggio ci possa essere in termini di rischio, perche' di solito si beve a digiuno e fuori casa. Ricordiamoci che gli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i giovani in Italia". Questo il commento ...

"Il consumo occasionale e' quanto di peggio ci possa essere in termini di rischio, perche' di solito si beve a digiuno e fuori casa. Ricordiamoci che gli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i giovani in Italia". Questo il commento a margine dell'Alcohol Prevention Day del direttore dell'Osservatorio Nazionale Alcol Emanuele Scafato ai dati dell'Istat sul consumo di alcol nel 2016, pubblicati oggi e presentati nel corso dell'evento all'Istituto Superiore di Sanita' Emanuela Bologna. Dati che rivelano una lieve diminuzione del numero di consumatori giornalieri e una crescita dei consumatori occasionali fuori pasto.

"L'aumento dei consumatori occasionali- prosegue- e' dovuto a quello che anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha individuato come una normalizzazione del consumo di alcol, che non puo' essere accettata, soprattutto tra i giovani e i minori". Un fenomeno che aumenta nonostante l'Italia sia in Europa "una delle nazioni piu' performanti" sulle politiche di prevenzione e contrasto del consumo di bevande alcoliche. La priorita' di intervento consiste, per Scafato, nello "intercettare e prevenire", perche' il numero di dipendenti da alcol che il servizio sanitario ha in carico "sono 71.000, quindi solo il 10% del totale". Per questo, secondo Scafato, occorre far rientrare le politiche di prevenzione nell'ambito della "medicina generale", in modo da "notificare prima il rischio", facendo tre semplici domande: "Consumi? Quanto consumi? È la prima volta che ti ubriachi?". E occorre anche adeguarsi alle linee guida europee. "Molti- prosegue l'esperto- ritengono necessario un tavolo di coordinamento tra le Regioni per raccordare la disomogeneita' nella comunicazione tra i vari servizi sanitari. Occorre una maggiore omogeneita' nella comunicazione e piu' risorse da destinare al recupero delle persone a rischio - conclude-, cercando di intercettarne di piu'". (DIRE)

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