10 dicembre 2014 ore: 16:00
Giustizia

Alla Dozza si rilegge la Costituzione con gli occhi delle altre culture

Ventiquattro lezioni per detenuti arabi e musulmani per rileggere la Costituzione italiana attraverso la loro cultura. È il progetto “Diritti, doveri, solidarietà” presentato stamattina al carcere della Dozza di Bologna. La direttrice: “Un modo per integrare e integrarsi”
Carcere Dozza, Bologna - Grate

BOLOGNA - Una costituzione ideale scritta dai detenuti arabi e musulmani. È l’obiettivo del progetto “Diritti, doveri, solidarietà. La Costituzione italiana in dialogo con il patrimonio culturale arabo-islamico”, presentato questa mattina al carcere della Dozza di Bologna in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’uomo. Da novembre a maggio, ogni mercoledì una ventina di detenuti, in prevalenza arabi e musulmani iscritti ai corsi scolastici della Dozza, seguiranno le 24 lezioni tenute da insegnanti, esperti della cultura araba e professori universitari, su diversi argomenti. La primavera araba, il ruolo della famiglia e della donna nel mondo musulmano, le costituzioni arabo-islamiche saranno alcuni dei temi affrontati che si intrecceranno con lo studio e la comprensione dei diritti e doveri scritti all’interno della Costituzione italiana. Il risultato finale sarà quello di realizzare una piccola costituente in cui i detenuti stileranno quelli che sono i propri principi fondamentali. “Questo progetto vuole realizzare uno scambio di saperi e al tempo stesso avviare un percorso di rieducazione – dice Claudia Clementi, direttrice del penitenziario della Dozza – Rileggere la nostra Costituzione attraverso gli occhi di altre culture è un modo per integrare e integrarsi”.

L’idea del progetto è nata circa tre anni fa dalla mente di frate Ignazio De Francesco, islamologo e volontario dell’Avoc, associazione volontari carcere. “Tutto è partito dall’idea che non tutti siamo uguali e ognuno ha le proprie convinzioni – racconta frate Ignazio – Molti detenuti sono di fede islamica e hanno una loro scala di valori. Così ho pensato: perché non far incontrare la nostra cultura con la loro? In questo modo si crea uno scambio culturale che permette di arricchirsi e facilita un percorso di rieducazione”. Oltre all'istituto penitenziario Dozza, a essere coinvolto nel progetto sono stati anche l’Ufficio del garante delle persone private della libertà personale della Regione Emilia-Romagna e il Cpia metropolitano di Bologna, centro per l’istruzione per gli adulti. “Quando frate Ignazio si è presentato da noi con questa proposta – racconta Desi Bruno, garante delle persone private della libertà personale – abbiamo deciso subito di metterci all’opera per realizzarlo, cercando di esportare il modello anche in altri istituti”.

A seguire i detenuti in questi 7 mesi saranno, oltre alle diverse figure previste, i docenti del Cpia. Quest’ultimi, oltre alle lezioni sui temi del progetto, si occupano ormai da anni della scuola per adulti all’interno della Dozza. “Sono circa 200 i detenuti iscritti al nuovo anno scolastico – dice Filomena Colio, insegnante da 23 anni nel carcere bolognese – Ma le iscrizioni sono aperte sempre proprio perché c’è un flusso continuo tra chi entra e chi esce”. Un lavoro, quello di dare la possibilità di studiare ai detenuti, che riguarda tutte le carceri italiane e che ha lo scopo di dare una mano a chi sceglie di ricominciare con una nuova vita partendo dai libri e da un banco di scuola. “Il sapere e la cultura aiutano a essere più liberi – dice Giovanni Schiavone, dirigente provinciale dell’Ufficio scolastico di Bologna -  e questi progetti permettono di realizzare questi obiettivi”. (Dino Collazzo)

 

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