4 dicembre 2015 ore: 15:36
Disabilità

Alunni disabili, 10 famiglie fanno ricorso contro la riduzione dell’assistenza

In Lombardia chiedono il rispetto del diritto allo studio. Spetta alle province e alle città metropolitane gestire e finanziare il trasporto casa-scuola e le ore di assistenza. Con la campagna "Vogliamo andare a scuola!" della Ledha altre cento famiglie hanno inviato diffide. Ledha istituisce fondo per il diritto allo studio per finanziare i ricorsi
Alunni disabili. Un alunno con carrozzina in classe

MILANO - Alla fine tocca rivolgersi a un giudice per vedersi riconoscere un diritto. Dieci famiglie di ragazzi disabili della Lombardia hanno deciso di fare ricorso ai tribunali delle città in cui risiedono per tutelare il diritto allo studio dei loro figli. Tre casi sono già arrivati alla discussone in tribunale. Il primo è quello di una ragazza con disabilità che frequenta la prima superiore in un comune dell’hinterland milanese: per lei la scuola aveva indicato l’esigenza di 12 ore settimanali di assistenza educativa ad personam (su un totale di 30 ore di frequenza), ma la Città Metropolitana ne ha assegnate solo 4,5. Peraltro lo stesso problema si era posto all’inizio dello scorso anno scolastico, quando alla ragazza erano state garantite 10 ore di assistenza. Gli altri due casi riguardano due studenti con grave disabilità che frequentano la scuola superiore in un istituto in provincia di Pavia. Entrambi hanno diritto a 30 ore settimanali di assistenza ad personam, ma ne sono state loro assegnate  rispettivamente 19 e 22. Fino a oggi, le famiglie dei due ragazzi hanno pagato di tasca propria le ore di assistenza mancanti per garantire la frequenza scolastica ai propri figli.

I ricorsi sono sostenuti dalla Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha). “L’istruzione deve essere per tutti e non solo per alcuni”, sottolinea il presidente Alberto Fontana. Contestualmente alla presentazione dei ricorsi, Ledha annuncia l’istituzione di un fondo per il diritto allo studio. Con le risorse raccolte, l’associazione andrà a sostenere eventuali futuri ricorsi per assicurare agli alunni e studenti con disabilità il diritto di frequentare la scuola al pari di tutti gli altri bambini e ragazzi.

Le cause dei due studenti di Pavia sembrano aver già prodotto dei risultati, prima ancora della sentenza: la Provincia, infatti, starebbe per  approvare una delibera di giunta riguardante l’ assestamento di bilancio che prevederebbe lo stanziamento di circa 750mila euro per l’assistenza di tutti gli alunni con disabilità per il resto dell’anno scolastico. I ricorsi delle dieci famiglie sono il frutto della campagna “Vogliamo andare a scuola!” della Ledha, lanciata la scorsa estate, che ha iniziato a sollecitare le Province, la Città Metropolitana di Milano e la Regione sull’urgenza di provvedere per tempo ad attivare per tutti gli alunni e studenti con disabilità che ne hanno necessità i servizi di supporto al diritto allo studio che la normativa nazionale e regionale attribuisce alla competenza dei “nuovi” Enti di area vasta: assistenza ad personam, assistenza alla comunicazione e trasporto. Malgrado la Campagna e i tanti solleciti inviati alle Istituzioni, ancora un volta l’inizio dell’anno scolastico per i bambini e i ragazzi con disabilità è stato segnato da ritardi e mancanza di risposte. Di fronte a questa situazione, più di cento famiglie hanno presentato una diffida alla propria Provincia di residenza e alcune si sono attivate per trovare una soluzione alle esigenze degli alunni e studenti con disabilità.

Sebbene in ritardo rispetto all’inizio dell’anno scolastico, si sono trovati accomodamenti, chiaramente in difetto rispetto al vero diritto esigibile di ciascun alunno, ma che tanti genitori hanno giudicato sufficienti per garantire la frequenza scolastica ai propri figli. Magari attingendo ad altre fonti (personali e non) di finanziamento. Oppure, evento ancora più grave perché illegittimo, accettando la riduzione di orario scolastico: “Queste riduzioni riguardano la quasi totalità degli alunni con disabilità, ma gli Enti confidano proprio nella capacità di adattamento dei genitori. Approfittandone”, commenta Laura Abet, avvocato del Centro antidiscriminazione “Franco Bomprezzi”. “La situazione che si è creata quest’anno non si deve più ripetere. Per il prossimo anno scolastico occorre trovare una soluzione stabile e definitiva - aggiunge Alberto Fontana -. Chiediamo alle istituzioni di mettersi al lavoro già da oggi. Di attivarsi affinché le situazioni di grave disagio che tante famiglie hanno dovuto affrontare non si ripresentino con il nuovo anno scolastico”. (dp)

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