24 gennaio 2015 ore: 11:50
Immigrazione

Alunni rom, "così impariamo a essere amici". Il progetto è "promosso"

I bambini rom e sinti e le insegnanti raccontano i laboratori per l'integrazione, organizzati nell'ambito dell'iniziativa del ministero. La valutazione è positiva: "abbiamo mangiato, volato, fatto un cerchio visto il mondo e fatto gli abbracci”
. Bambini rom. Boccacce

Bambini rom. Boccacce

ROMA - “Dimmi un po’ cosa ne pensi”: lo hanno chiesto gli operatori del Progetto nazionale per l’inclusione e l’integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti, promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la collaborazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca  agli alunni rom e sinti per monitorare la soddisfazione rispetto ai laboratori e alle attività proposte.  Le risposte sono state generalmente positive e hanno promosso il lavoro svolto nella prima annualità del progetto (2013-2014). 

Nelle scuole primarie la maggior parte dei bambini ha dichiarato apprezzamento, motivandolo o con la novità delle attività proposte e la loro piacevolezza ("abbiamo mangiato, volato, fatto un cerchio visto il mondo e fatto gli abbracci”; abbiamo usato il materiale colorato” “mi piace ascoltare le storie”) o perché ha imparato qualcosa di nuovo e a star bene con gli altri ("perché quando si lavora insieme impariamo a essere amici”; “perché bisognava fidarsi degli amici”; “perché abbiamo cantato la canzone in romanes e io capivo le parole! questo laboratorio mi è piaciuto tantissimo!!!”). Non mancano i giudizi negativi, spiegano gli operatori, motivati dalle preferenze personali (“non mi piace la musica”, “ non mi piace il teatro”) o da comportamenti di altri bambini ritenuti fastidiosi (“conte, perché alcuni bimbi baravano”, “quando facevano chiasso e l'esperta suonava continuamente il fischietto”,“quando i compagni si comportavano male e lei non ci faceva pitturare”).

In linea il giudizio nelle scuole secondarie di primo grado. Poco più della metà dei ragazzi ha affermato che l’attività fatta li ha aiutati a stare meglio con i coetanei  (la metà di questi “moltissimo” ) e il giudizio  è positivo anche nei confronti degli adulti con i quali si sono relazionati durante le attività. Apprezzata la possibilità di lavorare in gruppo e studiare insieme: le risposte che hanno ricevuto maggiore consenso (era possibile indicarne due) sono state:  “ricevere aiuto dai compagni quando non capisco qualcosa” (49% su 168 rispondenti), “condividere le informazioni e le conoscenze su un argomento” (33%) e “poter comprendere meglio la lezione” (30%).  "Le risposte alla domanda sulle situazioni che fanno sentire bene nel rapporto con i compagni, - spiegano gli operatori - ci ricordano quanto si vada consolidando l’importanza del gruppo dei pari in questa fase della crescita: giocare insieme, andare a casa dei compagni e parlare con loro emergono come i momenti privilegiati dello stare bene insieme".

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