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24 gennaio 2015 ore: 11:42
Immigrazione

Alunni rom, meno assenze: migliora la frequenza con il progetto del ministero

I risultati della prima annualità del Progetto nazionale per l'inclusione dei bambini rom, sinti e caminanti in 13 città riservatarie. L'identikit: quasi tutti rom e solo 1 su 4 abita in una casa con la famiglia. Genitori giovani, poco più della metà dei papà raccoglie metalli
Roberto Koch /Contrasto Bambini rom a scuola

Bambini rom a scuola

ROMA - Meno assenze e più partecipazione alle uscite scolastiche e alle attività extrascolastiche: aumenta la frequenza scolastica dei bambini rom, sinti e caminanti che partecipano con continuità al Progetto nazionale per l'inclusione e l'integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti, promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la collaborazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Ne hanno preso parte 13 città riservatarie (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia): complessivamente per il 2013-2014 sono state coinvolte 23 scuole e oltre 900 alunni (più di 700 del ciclo della scuola primaria e circa 200 della secondaria di primo grado), di cui 156 tra rom e sinti. Il progetto ha come destinatari bambini e adolescenti (6-14 anni) rom, sinti e caminanti e non, oltre ai dirigenti scolastici, insegnanti, personale Ata e famiglie e prevede attività a scuola e nei campi (o altri contesti abitativi).

I risultati della prima annualità, presentati durante un seminario di formazione ospitato dall'Istituto degli Innocenti di Firenze per operatori e insegnanti, dimostrano che agire su scuola e famiglia e creare relazioni tra gli insegnanti e le famiglie e tra gli alunni rom e sinti e gli altri bambini può fare la differenza. I dati, sottolineo gli operatori, "costituiscono una piattaforma iniziale di analisi" e "l’evidenza che gli alunni che hanno partecipato al progetto in maniera continuativa hanno minori tassi di assenza è solo un primo effetto del progetto ma certamente non il solo". Importante valutare anche il contesto di partenza famiglia e abitato dei minori

Solo 1 su 4 abita in una casa con la famiglia. La maggior parte degli alunni compresi nel progetto è rom. Il 65% ha cittadinanza straniera (sono soprattutto romeni, serbi e bosniaci), il 3% è apolide o in attesa di riconoscimento di apolidia. Solo un quarto vive con la famiglia in una casa: il 41% vive in campi non autorizzati, il 26% in campi/villaggi autorizzati e il 9% in "contesti abitativi differenti ma caratterizzati da situazione abitativa disagiata" come case o capannoni dismessi e occupati, baracche e roulotte. L’età dei alunni è mediamente più elevata di quella dei compagni di classe, soprattutto nelle iscrizioni alla prima classe della secondaria dove circa due terzi degli alunni sono di un anno o due più grandi. Solo poco più di un alunno su dieci ha frequentato il nido.

Famiglie numerose e genitori giovani. Le famiglie degli alunni sono numerose (5,2 in media, superiore a 6 a Cagliari, Firenze, Roma e Palermo) e i minori sono circa la metà. La maggior parte dei bambini vive con entrambi i genitori (solo il 17% con uno solo, più frequentemente la mamma); si tratta di genitori giovani (i tre quarti non superano i 37 anni) con un livello di scolarizzazione basso (nella metà dei casi hanno frequentato la scuola primaria e sono appena il 20% quelli che si sono iscritti alla scuola secondaria di primo grado). Poche le informazioni sulla condizione lavorativa dei genitori: l’occupazione nel mercato del lavoro regolare è molto residuale (2% per le mamme e 9% per i papà); i padri che lavorano sono impegnati principalmente come raccoglitori di metalli (56%), operai generici (14%) e commercianti ambulanti (5%).

La situazione abitativa. Per monitorare i risultati del progetto sono stati individuati gruppi di confronto con bambini rom, sinti e caminanti che non partecipavano al progetto. E l'attività di confronto e stata più complesse e in alcuni casi impossibile proprio per le differenti condizioni abitative. se infatti i bambini del progetto vivono per il 41% in campi non autorizzati e il 26% autorizzati, tra gli altri hsolo il 5% vive in campi non autorizzati e il 45% in campi autorizzati. Questa differenza - spiegano gli operatori - si attribuisce prevalentemente al fatto che a Catania, Napoli e Palermo (città in cui le condizioni abitative dei bambini rom sono maggiormente precarie), si sono verificati degli eventi che non hanno permesso di individuare un gruppo confronto. "A Catania all’inizio dell’anno non erano iscritti altri bambini rom da inserire nel gruppo confronto; a Napoli durante l'anno scolastico le famiglie del alunni rom hanno abbandono il campo a causa di incendi dolosi; a Palermo non è stato possibile reperire i dati su bambini rom".

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