Alunni stranieri, "scuola ferma a 40 anni fa": la proposta-manifesto del Cvm
ROMA - Formazione continua per i docenti, maggiore attenzione per gli alunni con bisogni speciali e in particolare gli studenti stranieri, revisione dei curricola scolastici, apertura a nuovi metodi di insegnamento che vadano oltre le lezioni face to face, più spazio al multiculturalismo. E’ una nuova idea di scuola, che punta all’abbandono di metodi ormai troppo antiquati, in favore di uno sguardo nuovo verso l’insegnamento, quella che animerà il seminario previsto dal 5 al 7 settembre a Senigallia, in provincia di Ancona: una tre giorni sull’educazione interculturale dal titolo “Verso un nuovo umanesimo attraverso la revisione dei curricoli scolastici europei” organizzata da Cvm (Comunità volontari per il mondo), con la collaborazione di Focsiv e regione Marche, e il patrocinio del Miur.
Secondo i dati del Miur sono circa 800 mila gli alunni stranieri iscritti nelle scuole italiane, di questi 370 mila nati in Italia. Ma nonostante la loro presenza si faccia sempre più consistente ad oggi non sono stati pensate forme nuove per permettere una loro reale integrazione nella scuola italiana. A sottolinearlo è Giovanna Cipollari, esperta di educazione interculturale e responsabile del seminario per Cvm. “Di fronte a questi cambiamenti epocali abbiamo bisogno di una scuola nuova e di una nuova formazione per gli insegnanti, la scuola di oggi non può far fronte ai bisogni formativi delle nuove generazioni. I nostri ragazzi sono ormai cittadini del mondo, c’è una forte interdipendenza con la società globale. La scuola deve, dunque rivedere se stessa. I programmi hanno ancora una visione ottocentesca, mentre le aule sono sempre più multiculturali”.
Il dito è puntato, in particolare sull’eurocentrismo della nostra scuola, popolata invece da alunni che provengono da tutti i continenti, e per i quali è necessario pensare a metodi nuovi di apprendimento. Il problema più grande per Cipollari riguarda gli alunni stranieri non italofoni, per i quali gli insegnanti L2 sono sempre meno. “Anche se fossero numericamente di più, i corsi L2 non sarebbero comunque sufficienti, perché ci sono alcuni studenti, come i ragazzi cinesi, che hanno bisogno di un approccio più specializzato – aggiunge la responsabile di Cvm -. Ma oltre a questo serve un approccio a metodi di insegnamento più dinamici, che consentano ai docenti di trovare soluzioni adeguate, arrivando anche a pensare a forme di insegnamento attraverso laboratori, o a veri e propri doposcuola ad hoc”. “La diversità deve diventare un punto di forza – aggiunge Cipollari – non ci si può rassegnare a un piano scolastico monocorde e fermo a 40 anni fa. Bisogna cambiare i metodi scolastici, rivederli, aprire l’orizzonte nella consapevolezza di quanto accade su scala planetaria, inserendo i conflitti in corso, ma anche la questione di genere, l’immigrazione. Senza nulla togliere all’autorevolezza delle discipline scientifiche, è arrivato il momento di rivedere i programmi alla luce della storia per favorire una vera formazione alla vita”.
Nel corso della tre giorni Cvm redigerà una proposta-manifesto indirizzata al governo, con idee e spunti su come riformare la scuola. Tra i punti cardine: la formazione per i docenti e la revisione dei curricola, nell’obiettivo di dare vita a un metodo di insegnamento che sia il più possibile circolare e non calato dall’alto. “Uno degli elementi fondamentali della nostra proposta è che la formazione dei docenti sia orientata a produrre un insegnamento che superi l’eurocentrismo e la separazione tra le discipline, che ragioni cioè per aree di insegnamento. Un insegnamento cocostruito con i ragazzi e improntato anche alla responsabilità sociale: in cui ogni alunno è invitato non solo prendere atto dell’esistenza di un problema, ma attraverso il problem solving si interroghi anche su quello che si può fare – sottolinea Attilio Ascani, direttore di Focsiv -. Un metodo quindi non solo trasmissivo ma che richieda agli studenti di essere attivi. Se gli insegnanti non sono formati e la didattica non verrà adeguata a un mondo che si fa sempre più complesso, non potrà realizzarsi un’autentica riforma della scuola”. Al seminario di Senigallia è prevista la partecipazione anche di rappresentanti del mondo accademico di altri paesi europei. Tra gli incontri previsti, anche un workshop con le case editrici, in cui rappresentanti della Mondadori, della Bbn e della Loescher, coordinati da Giovanni Vinciguerra, direttore di Tuttoscuola, discuteranno sulla questione: “quale editoria scolastica per la scuola interculturale”. Ci sarà poi un focus sulla letteratura degli scrittori migranti e su come questa possa integrare i curricoli scolastici. (ec)