3 novembre 2021 ore: 12:45
Società

Alzheimer, “L’acqua non muore mai”: un documentario sulla memoria e l’identità

di Ambra Notari
Diretto da Barbara Roganti, “L’acqua non muore mai” è un lavoro sulle demenze. Tra nuovi approcci sanitari, esperienze innovative e storie di famiglie che hanno incontrato la malattia, vuole sottolineare l’importanza di un nuovo approccio: “Le comunità amiche dell’Alzheimer sono più accoglienti per tutti”
@Francesca Ballarini_illustratrice L'acqua non muore mai_locandina

La locandina del documentario diretto da Barbara Roganti

BOLOGNA – Si chiamano Mini-Mental: si tratta di test, di diversa natura, per la valutazione di un eventuale deterioramento cognitivo, della memoria, della capacità d’attenzione e d’orientamento. Vengono proposti alle persone anziane in caso di ricovero o di approfondimenti sanitari. Uno di questi consiste nel far scrivere su un foglio una frase, una parola che viene in mente in quel momento: si tratta, tendenzialmente, di espressioni d’affetto nei confronti dei familiari, ma possono anche essere parole che esprimono un bisogno immediato. Fame, freddo, paura. In altri casi ancora, sono frasi vere e proprie, come “l’acqua non muore mai”, un’affermazione comunicativa profonda e significativa. Talmente significativa da convincere la dottoressa Maria Lia Lunardelli, direttore dell’Unità Operativa Geriatria del Policlinico Sant’Orsola a raccogliere, stampare e studiare tutte queste inattese espressioni di sé, della propria identità, della propria memoria, da parte di persone con una demenza anche in stato avanzato.

È questo lo spunto che ha dato il via alla realizzazione dell’omonimo documentario “L’acqua non muore mai – Cinque domande sull’Alzheimer e l’identità”. Un lavoro in corso d’opera: a metà delle riprese, prima di partire con la post-produzione, è stata lanciata una campagna di raccolta fondi su Produzioni dal basso. “Il lavoro è un lavoro corale – spiegano i produttori –, condotto in stretta collaborazione con tante realtà cittadine e regionali impegnate sui temi delle demenze. Ci piaceva l’idea che, rispettando questa coralità di partenza, fosse data a tutti la possibilità di contribuire alla realizzazione di questo prodotto. Un modo concreto di aggiungere la propria voce in quella che vuole essere una nuova narrazione dell’Alzheimer”.

Memoria, identità. Autonomia, accudimento. Dolore, crescita. Cosa significa invecchiare? Cosa comporta l’invecchiamento? Di fronte a una società che invecchia rapidamente, interrogarsi diventa indispensabile. Sono queste le considerazioni da cui parte “L’acqua non muore mai”, documentario che affronta questi temi “senza l’ambizione di fornire una soluzione universale, ma con la convinzione di potere – e dovere – cominciare a porre domande nuove. È un racconto fatto di storie buone, di parole che sanno costruire, di persone che si occupano di qualità della vita, di bellezza, di relazione. Perché una comunità amica dell’Alzheimer, di fatto, è una comunità più accogliente per tutti”, spiega la regista Barbara Roganti.

All’interno ci saranno i nuovi approcci sanitari, condotti sia in strutture d’eccellenza del nostro Paese – il Policlinico Sant’Orsola, ma anche il Politecnico di Milano, solo per fare due esempi –; le esperienze di associazioni di familiari e caregiver (Arad, Carer caregiver dell’Emilia-Romagna, Fondazione Maratona Alzheimer, Alzheimer Fest; Asp Città di Bologna); i progetti portati avanti in alcune realtà territoriali. Come il progetto “Luci e ombre” della Rsa Vaglietti Corsini di Cologno al Serio, paese del bergamasco – territorio tra i più colpiti nella prima ondata della pandemia – che ha condotto un progetto a partire dai quadri del Caravaggio. Il progetto prevede la riproduzione dei più famosi quadri del pittore lombardo: tra i protagonisti, non solo gli ospiti, ma anche gli operatori e i volontari della Fondazione che gestisce la struttura. “Perché proprio Caravaggio? Perché la sua arte ben rappresenta la nostra mission – spiegano –. Preponderante è, nei suoi quadri, la presenza dello sfondo nero. È il buio che metaforicamente rimanda alla malattia: la persona scompare dietro il velo scuro del decadimento fisico e cognitivo. Lo sfondo nero prevale sulla persona, fino a farla scomparire. Ma ogni oscurità ha i suoi punti di luce. Nei quadri di Caravaggio emergono bagliori di luce che coinvolgono, entusiasmano e creano meraviglia. La luce che nei quadri dà risalto ai personaggi, ai gesti, alle espressioni, ai particolari è paragonabile al gesto di cura che porta alla luce la persona e la mostra in tutta la sua bellezza. Ognuno di noi è un quadro di chiaroscuri sempre in movimento, sempre in formazione”.

Nel lavoro di Roganti ci sarà spazio anche per le storie di famiglie entrate in contatto con questa malattia. Come quella della famiglia bolognese Mongardi, composta da Giuliana, signora con una diagnosi di Alzheimer, dal marito Salvatore e dalla figlia Natascia. Giuliana, un passato da dattilografa in tribunale e Salvatore, appassionato di ciclismo, infermiere per 35 anni, di cui 20 passati in sala operatoria sono sposati da oltre 50 anni. Nel documentario condurranno lo spettatore tra i propri ricordi: perché la memoria a lungo termine di Giuliana ancora brilla, mentre, sulla soglia della chiesa, racconta di quando, il giorno del matrimonio, dopo essere stati sommersi da una pioggia di riso si sono spostati per la festa a casa degli zii, lì vicino – siamo nel primo Appennino bolognese, zona Monterenzio.

“L’acqua non muore mai” è un documentario realizzato da Be Open, Open Group e Filandolarete con il sostegno dell’Emilia-Romagna Film Commission in collaborazione con Fondazione Policlinico Sant’Orsola, Fondazione Barberini ed Emil Banca e con il patrocinio del Policlinico Sant’Orsola IRCCS e del Politecnico di Milano.

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