11 settembre 2014 ore: 11:19
Salute

Alzheimer, trovata la molecola che causa la disfunzione delle cellule del cervello

La scoperta arriva al termine di uno studio di due anni, che, oltre al Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi di Torino, ha coinvolto ricercatori dell’Università di Catania, Genova, Losanna e della Columbia University di New York
Alzheimer e cani che curano

TORINO - Nella sola Italia ne soffre almeno un milione di pazienti, perlopiù anziani; e, con il progressivo dilatarsi dell’aspettativa di vita, l’Alzheimer sta diventando un problema sanitario via via più pressante. Proprio dall’Italia, però, è in arrivo una scoperta che potrebbe aprire nuovi scenari nella terapia e nella ricerca sulla patologia: a effettuarla è stata un’equipe di ricercatori  del NICO, il Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi dell’Università di Torino; che, al culmine di uno studio della durata di due anni, è riuscita a individuare il meccanismo che inibisce il corretto funzionamento dei processi di ricambio cellulare, una delle principali cause della malattia.

“Nel nostro organismo - spiega Alessandro Vercelli, docente di anatomia e direttore del Nico - esiste un processo denominato ‘autofagia’, che consente alle cellule di espellere detriti e depositi cellulari che altrimenti sarebbero dannosi per l’organismo. In soldoni, è un po’ come se la cellula digerisse una parte, non più funzionale, di sé. Nei malati di Alzheimer questo processo è inibito: non essendo più in grado di ‘ripulirsi’, le cellule entrano in sofferenza. Ma finora non era chiaro perché”. 

La risposta è arrivata da due ricercatrici del Nico, Elena Tamagno e Michela Guglielmotto; le quali,  al termine di uno studio internazionale che ha coinvolto ricercatori dell’Università di Catania, Genova, Losanna e della Columbia University di New York, sono riuscite a stabilire una connessione tra la malattia e l’accumulo di dei peptidi di Beta amiloide (Aβ), i principali componenti delle cosiddette “placce senili”, nel tessuto cerebrale.

“Grazie a questo studio - commentano le ricercatrici - abbiamo aperto la strada a nuove ricerche. Occorre infatti indagare i meccanismi molecolari che rallentano lo smaltimento di ‘rifiuti’, così da favorire il processo di ricambio cellulare di tipo ‘positivo’ e frenare lo sviluppo dell’Alzheimer. Questi risultati potrebbero aiutare a disegnare nuove terapie che possano curare, o almeno alleviare i sintomi di questa terribile malattia”.
“I tempi della ricerca - aggiunge il professor Vercelli - rendono difficile stabilire già da ora quali prospettive potrebbero ora aprirsi nella ricerca di una cura per l’Alzheimer. Nell’immediato, però, è praticamente certo che questa scoperta potrà rallentare di molto il decorso della malattia,  migliorando sensibilmente le condizioni di vita di chi ne è affetto”. (ams)

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