7 aprile 2021 ore: 13:00
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Amnesty: “Pandemia usata come arma per attaccare ulteriormente i diritti umani”

Un modello costante del 2020 è stata l’adozione di leggi per criminalizzare le critiche. Per l'organizzazione, nella zona del Golfo persico, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Oman usata la pandemia come pretesto per continuare a sopprimere il diritto alla libertà d’espressione
© The Washington Post/Getty Images Nigeria Boko Haram - Foto Amnesty

Maiduguri, Nigeria - 4 Settembre 2019

ROMA - L’emergenza sanitaria legata al Covid 19 è stata usata dai leader politici come arma per attaccare i diritti umani. Lo dice il rapporto 2020-2021 di Amnesty International. Un modello costante del 2020 è stata, infatti, l’adozione di leggi per criminalizzare le critiche relative alla pandemia. In Ungheria il governo del primo ministro Viktor Orbán ha modificato il codice penale introducendo pene fino a cinque anni di carcere per “diffusione di informazioni false” sulla pandemia. Nella zona del Golfo persico, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Oman hanno usato la pandemia come pretesto per continuare a sopprimere il diritto alla libertà d’espressione, avviando procedimenti penali per “diffusione di notizie false” ai danni di persone che avevano pubblicato sui social media commenti critici nei confronti della risposta sanitaria dei rispettivi governi. Altri leader hanno autorizzato l’uso eccessivo della forza. Nelle Filippine il presidente Rodrigo Duterte ha detto di aver ordinato alla polizia di uccidere chi protestava o chi causava “problemi” durante le misure di quarantena. In Nigeria la brutalità delle forze di sicurezza ha causato morti nel corso delle proteste. Nel Brasile del presidente Bolsonaro, tra gennaio e giugno, le forze di polizia hanno ucciso almeno 3181 persone, una media di 17 al giorno.

Nel rapporto di Amnesty si fa anche un quadro dei fallimenti dei leader globali. “Le risposte dei nostri leader sono state di volta in volta mediocri, mendaci, egoiste, fraudolente. Alcuni hanno cercato di normalizzare le eccessive misure di emergenza adottate per contrastare la pandemia, altri sono andati persino oltre, intravedendo la possibilità di rafforzare il loro potere. Invece di sostenere e proteggere le persone, hanno semplicemente usato la pandemia come un’arma per attaccare i diritti umani”, accusa Agnès Callamard, nuova segretaria generale di Amnesty International. Alcuni leader hanno fatto persino di più, usando l’elemento distraente della pandemia per stroncare critiche estranee al virus e commettere ulteriori violazioni dei diritti umani mentre il mondo guardava altrove. In India il primo ministro Narendra Modi ha inasprito la repressione contro gli attivisti della società civile, anche attraverso raid nelle abitazioni, con la scusa della lotta al terrorismo. In Cina il governo di Xi Jinping ha proseguito a perseguitare gli uiguri e le altre minoranze musulmane del Xinjiang e a Hong Kong ha fatto entrare in vigore una legge sulla sicurezza nazionale dai contenuti vaghi e generici per legittimare la repressione politica.

“Le istituzioni internazionali come il Tribunale penale internazionale e i meccanismi delle Nazioni Unite sui diritti umani sono fatti apposta per chiamare gli stati e le singole persone a rendere conto del loro operato. Purtroppo, il 2020 ha mostrato che tali organismi sono finiti in uno stallo politico per colpa di leader che hanno cercato di compromettere e di approfittare delle risposte collettive alle violazioni dei diritti umani”, ha proseguito Callamard.

L’interesse nazionale è prevalso sulla cooperazione internazionale 

Sulla scena internazionale, i leader mondiali hanno ostacolato i tentativi di organizzare una ripartenza collettiva, bloccando o pregiudicando la cooperazione internazionale. I leader degli stati ricchi, come l’ex presidente degli Usa Trump, hanno fatto scempio della cooperazione globale acquistando buona parte delle forniture mondiali di vaccini, lasciando poco o nulla agli altri. Questi stati hanno rinunciato a premere sulle aziende farmaceutiche affinché condividessero conoscenze e tecnologie al fine di aumentare la fornitura globale di vaccini.

Il governo cinese di Xi Jinping ha censurato e perseguitato gli operatori sanitari e i giornalisti che avevano cercato di lanciare un allarme tempestivo sul virus, sopprimendo così informazioni cruciali.

Gli stati del G20 si sono offerti di sospendere il pagamento del debito da parte degli stati poveri ma hanno chiesto che questo venisse ripagato più avanti con gli interessi. “La pandemia ha acceso un faro spietato su un mondo incapace di cooperare efficacemente su questioni che necessitano disperatamente di un intervento globale. L’unico modo per uscire da questo caos è la cooperazione internazionale. Gli stati devono assicurare che i vaccini siano rapidamente disponibili per tutti, ovunque e gratuitamente. Le aziende farmaceutiche devono condividere conoscenze e tecnologie affinché nessuno resti indietro. Gli stati del G20 e le istituzioni finanziarie internazionali devono rimodulare il debito dei 77 stati più poveri affinché possano reagire e riprendersi dalla pandemia”, ha sottolineato Callamard.

Traditi dai loro governi, i movimenti di protesta sono stati presenti ovunque

Le politiche regressive hanno spinto molte persone ad aderire a lotte in corso da lungo tempo: è il caso del movimento Black Live Matters negli Usa, delle proteste #EndSARS in Nigeria e delle nuove creative forme di protesta come gli scioperi virtuali. Il Rapporto di Amnesty descrive molte importanti vittorie conseguite dalle attiviste e dagli attivisti per i diritti umani nell’ultimo anno, soprattutto per quanto riguarda la violenza di genere, come l’adozione di nuove leggi per contrastare la violenza contro le ragazze e le donne in Corea del Sud, Kuwait e Sudan e la decriminalizzazione dell’aborto in Argentina, Corea del Sud e Irlanda del Nord.

“Nel 2020 la leadership non è derivata dal potere, dal privilegio o dal profitto. È derivata dalle innumerevoli persone in marcia per chiedere il cambiamento. Abbiamo visto quanto sostegno abbiano avuto i movimenti #EndSARS e Black Lives Matter, così come le proteste contro la repressione e la disuguaglianza in varie parti del mondo, come Cile, Hong Kong, Iraq e Polonia. Spesso rischiando la loro incolumità, sono state le persone comuni e quelle che difendono i diritti umani a indicare la direzione che deve prendere il mondo. Queste sono le persone che guidano la lotta per un mondo migliore, più sicuro e più equo”, ha proseguito Callamard. “Siamo a un bivio. Possiamo allentare le catene che degradano la dignità umana. Possiamo ripartire da zero per costruire un mondo basato sull’uguaglianza, sui diritti umani e sull’umanità. Dobbiamo imparare dalla pandemia e unirci in un’azione coraggiosa e creativa affinché ognuno sia in una posizione di uguaglianza”, ha concluso Callamard.

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