Anche l'Italia piange la morte dell'Abbè Pierre
Abbè Pierre
MILANO - Per restare accanto ai poveri, si era spogliato di tutto, anche del proprio cognome e si faceva chiamare semplicemente Abbè, abate Pierre. Henri Groues, simbolo dei cattolici francesi, è morto questa mattina all'alba, alle ore 5:25, in una stanza dell'ospedale Val de Grace di Parigi. Era ricoverato lì dallo scorso 15 gennaio per un'infezione polmonare. A dare la notizia Martin Hirsch, presidente di Compagnons d'Emmaus Francia, l'organizzazione per i poveri e i rifugiati, fondata dall'abate nel 1949.
Si versano lacrime d'Oltralpe, ma anche nel nostro Paese, dove il movimento Emmaus è presente con 11 comunità che accolgono circa 200 persone. Emarginati, senza dimora, uomini in cerca di casa e di lavoro. Spesso disperati. Sono loro a bussare alla porta delle comunità di Emmaus e quelle porta ogni volta si aprono. C'è chi rimane un giorno, chi 30 anni. Tutto in piena libertà. "A chi arriva non chiediamo nulla, se non di rispettare alcune regole”, spiega Cristiano Zoni, presidente di Emmaus Italia. Per la precisione quattro: lavorare per mantenersi, accettare la vita in comune, impegnarsi per la lotta contro l'ingiustizia e la soldarietà. Nessun assistente sociale, nessun educatore: nelle comunità di Emmaus si vive come in famiglia. "Ci sono i turni per pulire e cucinare -prosegue Cristiano Zoni-. E poi la gran parte della giornata si lavora". Tra le attività, il recupero di vestiti, oggetti e materiali da recuperare e rivendere nei mercatini. "Le comunità si finanziano così - dice il presidente di Emmaus Italia -. Una parte del ricavato viene utilizzata per aiutare chi sta peggio".
Difficile da credere: non esiste un limite alla povertà. A Rovigo, la Comunità di Emmaus ha acquistato un camper che gira di notte per le vie della città: fanno assistenza ai senzatetto, o a chi ha problemi con la droga. Un paradosso imparato da quel sacerdote francese talmente "folle" da chiedere a un ex detenuto che aveva appena tentato il suicidio di aiutarlo a costruire case clandestine per i senza dimora di Parigi. Era il novembre 1949, e nasceva la prima comunità di Emmaus. "George aveva aveva ucciso suo padre, trascorso 20 anni in galera e, una volta uscito, era stato rifiutato dalla famiglia - racconta Cristino Zoni -. Era un disperato, e l'Abbé non aveva nulla da dargli, se non offrirgli una possibilità, un lavoro". Anche un uomo così, dunque, poteva fare qualcosa per gli altri, fare del bene. "Questo è la testimonianza più forte dell'abate Pierre -conclude il presidente di Emmaus Italia-: ci ha insegnato il rispetto della persona, qualunque essa sia. Laureato o analfabeta, bianco o nero, credente o ateo, non importa, tutti possono dare una mano e migliorare la vita di chi sta peggio". (ep)