9 maggio 2017 ore: 12:41
Immigrazione

Ancora 2 naufragi nel Mediterraneo. L’Unhcr: "1300 morti da inizio anno"

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. I naufragi di venerdì e domenica avrebbero causato la morte o la scomparsa di 245 persone. “Dall’inizio del 2017, oltre 43 mila migranti e richiedenti asilo hanno percorso il Mediterraneo Centrale per raggiungere l'Italia”
Migranti. Naufragio maggio 2017

ROMA - Nel corso delle ultime ventiquattro ore l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha ricevuto informazioni allarmanti relative a due nuovi naufragi nel Mediterraneo Centrale.
“Il primo naufragio – afferma l’Unhcr - è avvenuto venerdì sera, quando un gommone è affondato dopo diverse ore di navigazione con 132 persone a bordo. Circa 50 persone sono state tratte in salvo e fatte sbarcare a Pozzallo (Sicilia) nella giornata di domenica 7 maggio. Altre 82 persone sarebbero invece morte o disperse”.
Un altro naufragio è avvenuto sulla costa della Libia domenica 7 maggio. Secondo uno dei partner dell’Unhcr, l’International Medical Corps, una donna e sei uomini sono stati salvati dalle Guardie costiere libiche. “Circa 163 persone sarebbero morte o disperse durante questo tragico evento”, sottolinea però l’Alto Commissariato.

Dall’inizio dell’anno 1300 morti. L’Unhcr ricorda che “con questi due naufragi il numero totale di persone che hanno perso la vita o che risultano disperse nel tentativo di attraversare il mare e raggiungere l’Italia dall'Africa settentrionale raggiunge quota 1.300 dall'inizio dell'anno. Dall’inizio del 2017, oltre 43 mila migranti e richiedenti asilo hanno percorso il Mediterraneo Centrale per raggiungere l'Italia”.

Come sottolineato dall'Alto Commissario Filippo Grandi nella giornata di domenica, le operazioni di salvataggio in mare, che coinvolgono tra gli altri la Guardia Costiera Italiana, in coordinamento con Frontex e le Ong, sono di importanza fondamentale. “È altrettanto urgente affrontare le cause che spingono le persone alla fuga, nonché offrire alternative percorribili a questi viaggi pericolosi per le persone che hanno bisogno di protezione internazionale, prevedendo per esempio vie accessibili e sicure per raggiungere l'Europa, tra cui il ricongiungimento familiare, la ricollocazione e il reinsediamento”.

© Copyright Redattore Sociale