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27 giugno 2020 ore: 12:35
Disabilità

Andrea, tetraplegico: “Il mio esame di maturità lo dedico a Alex Zanardi”

di Alice Facchini
Andrea Arbetti, 21 anni di cui sei in carrozzina, era una promessa della Bmx, fino a che la sua carriera è stata stroncata da un incidente. Oggi si è diplomato al liceo Seghetti di Verona, indirizzo sportivo: gioca in una squadra di basket in carrozzina e sogna di diventare allenatore. “Alex è stato un modello per me, mi ha insegnato a non mollare”
Andrea Arbetti tetraplegico Bmx

VERONA – “Alex Zanardi è stato per me un modello, sia come sportivo sia come essere umano. Mi ha insegnato la tenacia di non mollare e di continuare a crederci: ecco perché oggi dedico a lui il mio esame di maturità. Spero un giorno di poterlo conoscere di persona”. Andrea Arbetti, 21 anni di cui sei in carrozzina, era una promessa della Bmx, concorrendo nei campionati europei e nazionali, fino a che la sua carriera è stata stroncata da un incidente. In queste settimane, insieme ai suoi compagni di classe, ha sostenuto l’esame di maturità al liceo economico-sociale Seghetti di Verona, a indirizzo sportivo, dopo più di tre mesi di didattica a distanza. “Ho preso questa situazione come un trampolino di lancio verso l’università, dove lo studio è autonomo e non hai certo il professore che ti dà la pappa pronta – spiega –. L’anno prossimo mi piacerebbe iscrivermi a scienze motorie all’università”. 

La vita di Andrea è cambiata nel luglio del 2014: dopo essere tornato da una tappa di coppa europea, durante un allenamento ha sbagliato un salto e he avuto una lesione midollare alla sesta e settima vertebra cervicale. “Oggi non ho il controllo delle gambe, di parte del busto e parzialmente di braccia e mani – continua –. Ho fatto vari anni di riabilitazione e ora ho piano piano ho ripreso ad avere una vita sociale: in questo lo sport mi ha aiutato moltissimo”. 

Poco dopo l’incidente, i suoi compagni gli hanno fatto un regalo speciale: una maglietta firmata da Alex Zanardi, con un disegno di un ragazzo sulla Bmx e il numero 651, con cui Andrea gareggiava. “È stato molto emozionante: da allora ho sempre desiderato conoscere Alex anche di persona – racconta –. Sapevo che gli avevano parlato di me, ma per via dei suoi impegni non siamo mai riusciti ad incontrarci. Appena ho saputo del suo incidente, gli ho subito scritto su Instagram, visto che siamo in contatto diretto.”

Andrea oggi fa parte di una squadra di basket in carrozzina, la Olimpic Basket Verona: gioca nella squadra giovanile e anche nella serie B. Oltre a questo fa parte della associazione Mavi, nata nel suo istituto per sostenere le persone con disabilità a formarsi in un percorso sportivo, e del gruppo Galm, che aiuta le persone con lesione midollare. “A volte mi invitano a parlare a eventi pubblici o nelle scuole – spiega –. La sensibilizzazione è importante: una delle attività che proponiamo è di far provare le carrozzine ai ragazzi non disabili, per far capire loro cosa significa giocare a basket con la sedia a ruote. È bello quando alla fine ti dicono: ‘Non capisco come fate: è difficilissimo, a veder voi sembra una cosa facile’. Una bella soddisfazione”. 

Un giorno, in conclusione di un evento, una ragazza del pubblico si è avvicinata ad Andrea per chiedere informazioni: hanno iniziato a frequentarsi e ora da un anno stanno insieme. “Mi considero fortunato – conclude Andrea –. Per il futuro, oltre all’idea di studiare scienze motorie all’università, con un’amica stiamo pensando di aprire una palestra dove le persone disabili riescano a accedere senza barriere né ostacoli. Il mio vero sogno però è quello di diventare allenatore: un giorno mi piacerebbe arrivare ad allenare la nazionale di Bmx”. 

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