13 dicembre 2013 ore: 16:51
Salute

Anoressia, anche i maschi sotto scacco: aumentano i casi di tredicenni

Convegno dell’Asl Roma E. Incidenza costante ma aumentano i casi che coinvolgono giovani adolescenti maschi. Interdisciplinare il modello di approccio. I centri di eccellenza per la cura in Veneto e Umbria
Stefano G.Pavesi/Contrasto Adolescenti e carcere: Istituto penitenziario minorile, ragazzi giocano con la palla in palestra

Adolescenti e carcere: Istituto penitenziario minorile, ragazzi giocano con la palla in palestra

ROMA – Per quanto parziali, i dati sull’incidenza dell’anoressia dicono che negli ultimi decenni essa è rimasta costante, ma oggi si nota, rispetto al passato, un abbassamento della soglia di età delle persone che ne sono colpite e un cambiamento dell’incidenza in termini di genere. L’anoressia, cioè, colpisce non esclusivamente le ragazze ma sempre più anche i ragazzi di 13-14 anni di età. Il quadro della situazione è stato fornito oggi a Roma in occasione della presentazione del film documentario “Ciò che mi nutre mi distrugge”, girato presso il servizio ambulatoriale per la cura dei disturbi alimentari della Asl Roma E.

L'anoressia, come la bulimia è una grave disfunzione alimentare del comportamento che colpisce prevalentemente ragazze giovani, nella fascia di età compresa tra i 14 e i 17 anni . Come il 60% dei disturbi alimentari esso ha origine psicologiche: di fatto il rapporto con il cibo rappresenta  solo un riflesso di problematiche di altro genere, come ad esempio i rapporti con i genitori. Resta il fatto che la gravità del disturbo è particolarmente alta, ed è legata  all'elevata incidenza della mortalità, la più alta registrata per i giovani, con un tasso compreso tra il 5,8 ed il 6,2%. Nonostante la sua gravità, solo il 50% dei pazienti affetti da questi disturbi si rivolgono ad un medico, e di questi solo un terzo arriva ad essere sottoposto alle cure di servizi specialistici (per la bulimia le proporzioni sono invece un terzo  per le persone che si rivolgono ai servizi medici generici e un sesto quelli che si rivolgono ad uno specialista).

Trattandosi di un disturbo comportamentale alimentare, il modello terapeutico di approccio è interdisciplinare, e coinvolgono un medico, un nutrizionista-dietologo ed uno psicologo-psichiatra. Un modello efficace è quello offerto dalla regione Veneto, in cui si trovano ben quattro centri di eccellenza, Portogruaro, Vicenza, Padova e Garda, dove gli specialisti lavorano tutti in uno stesso centro, e questo consente di seguire più attentamente il malato. In ciascuno di questi centri vengono offerti quattro livelli di cura, a seconda del livello di gravità del paziente: si va dall'ambulatorio, a cui si rivolge il 60% dell'utenza, alle strutture residenziali, a quelle semiresidenziali, per finire nei casi più gravi con i centri di ricovero. Il Veneto è un punto di riferimento per tutta l'Italia, con i suoi 2.300 utenti all'anno, di cui 1.299 rappresentano nuovi pazienti. Anche l'Umbria offre dei centri di eccellenza per la cura dei disturbi alimentari. Le strutture disponibili sono quattro, tutte pubbliche, in particolare una, la Residenza Francisci, situata a Todi, accoglie pazienti affetti da anoressia e bulimia, mentre un'altra, situata a Città della Pieve,  è specializzata nei disturbi da alimentazione incontrollata e nell'obesità. (Claudio Meloni)

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