15 giugno 2018 ore: 10:51
Famiglia

Anziani, giornata per dire no agli abusi. "Cultura che non accetta la debolezza"

Truffe, mancanza di assistenza e cure adeguate, maltrattamenti: appello della Comunità di Sant'Egidio. Tra le priorità: sviluppare una rete delle relazioni sociali e forme di cohousing come "risposta umana all'istituzionalizzazione”
Anziani. Mani su bastone - SITO NUOVO

ROMA – Sono oltre 809 milioni su 7 miliardi di abitanti gli anziani nel mondo e continuano a crescere: nella giornata mondiale dell'Oms contro gli abusi, che ricorre oggi, la comunità di Sant’Egidio, attiva in oltre 70 paesi,  lancia un appello a tutela dei loro diritti. Sotto accusa le nostre società che “non sembrano capaci di vivere in modo positivo la presenza di tanti anziani, tanto che si è troppo diffusa una cultura che non accetta o non sa trattare la debolezza”.

“È in questa mentalità - che si radicano gli abusi di cui spesso si legge nelle cronache:  sottolinea Sant’Egidio  - truffe, mancanza di assistenza e cure adeguate, maltrattamenti, che arrivano fino all’eliminazione fisica, come avviene in Africa contro gli anziani accusati ingiustamente di stregoneria”.

Le risposte secondo l’organizzazione passano attraverso lo sviluppo di una rete delle relazioni sociali, “oggi fortemente frammentate in società dove vivere da soli sta diventando un modello dominante” e di forme di cohousing (anziani che scelgono di vivere insieme per combattere la solitudine e far fronte alle difficoltà economiche), “una risposta umana e praticabile all'istituzionalizzazione”. Non solo. Sant’Egidio invita a promuovere nuovi modelli di intervento, come il programma “Viva gli Anziani!”, “che fa della lotta all’isolamento sociale e del sostegno alla fragilità il cuore della propria azione. L'iniziativa, - ricorda - attiva da anni in varie città italiane con un monitoraggio della popolazione anziana, in particolare di chi vive da solo, “ha determinato una rilevante riduzione dei ricoveri in istituto e in ospedale, con benefici evidenti sia sul miglioramento della qualità della vita che sulla riduzione dei costi dell’assistenza a carico della collettività”.

“In molti paesi del mondo, - si legge - soprattutto in quelli più ricchi, l’istituzionalizzazione diventa spesso una scelta obbligata, per la carenza di servizi sul territorio e a domicilio. Inoltre, non di rado, si registrano abusi veri e propri in strutture deputate ad assicurare un’esistenza dignitosa a chi non è più in grado di condurre autonomamente la propria vita, diventando luoghi di umiliazione. Occorre trasformare gli istituti in strutture aperte il più possibile al mondo esterno, favorendo le visite senza eccessive limitazioni (ad esempio negli orari) e permettendo agli anziani ospiti di uscire a loro piacimento, nel rispetto della sicurezza personale”.

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