24 ottobre 2016 ore: 18:07
Immigrazione

Appello delle Caritas lombarde: "Diamo un futuro ai profughi"

I direttori delle Caritas si rivolgono al governatore Maroni perché cambi politica. Allo Stato Italiano chiedono di rivedere il sistema dei permessi di soggiorno, introducendo quello "per ragioni umanitarie a tempo prestabilito con spiccate finalità di studio-formazione e di ricerca lavoro". Basta Centri di accoglienza straordinaria, meglio potenziare lo Sprar
Profughi del sud sudan

MILANO - Non basta dare una prima accoglienza ai profughi: occorre pensare al loro futuro. Non "congediamoli sulla strada, lasciandoli senza prospettive". L'appello arriva dai direttori delle Caritas diocesane della Lombardia ed è rivolto, in particolare, alla Regione Lombardia e al Governo. "Alla Regione va il particolare appello per la ricezione dello spirito di queste note e per la massima collaborazione tra livelli istituzionali nella ricerca del maggior bene delle comunità", scrivono. Un modo elegante per chiedere al Governatore Maroni di cambiare politica sull'immigrazione, visto che finora ha sempre detto no all'accoglienza dei profughi. "Allo Stato Italiano ci rivolgiamo per dire che la distinzione tra (potenziali) rifugiati e non rifugiati non regge più. O meglio: la misura di discrimine adottata (sin dal 2011) non l’abbiamo mai condivisa. Oggi siamo tutti meglio in grado di vedere gli esiti dell’applicazione di tale discrimine, con i problemi e i rischi che stiamo dichiarando pubblicamente". 

In particolare, per i direttori delle Caritas Lombarde è da rivedere il sistema dei permessi di soggiorno, superando la legge Bossi-Fini, ritenuta ormai vecchia. "Chiediamo di introdurre accanto al permesso di soggiorno per ragioni politiche, velocizzando e semplificando l’iter per l’accertamento e il riconoscimento dello status oggi ancora troppo lento, di introdurre anche un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie a tempo prestabilito (es. un anno) con spiccate finalità di studio-formazione e di ricerca lavoro, incentivando Enti di terzo settore e privati (anche famiglie) ad offrire la garanzia transitoria dell’alloggio". 

Nell'appello non si esclude anche l'ipotesi di rimpatriare i migranti, ma "solo in un molto più ristretto numero di casi  (impossibilità di asilo, mancata accettazione delle opportunità, fallimento del progetto migratorio…)". E dovrebbero essere rimpatri veramente assistiti, "in condizioni di sicurezza e nel rispetto della dignità delle persone". Infine,  "con tali criteri andrebbe decisamente riorganizzato e finanziato il sistema di accoglienza: innanzitutto trasformato da straordinario (attuale modello Cas) in permanente (sul modello Sprar), come peraltro dichiarato negli intenti del ministero degli Interni. Pensando per lo più a piccole strutture di accoglienza (ad esempio di massimo 10 persone), quanto più diffuse e radicate nei quartieri e nei territori, con il mandato di preparare un’effettiva ed utile integrazione". (dp)

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