11 giugno 2018 ore: 12:30
Immigrazione

Aquarius, Vis: "Prima di tutto dobbiamo occuparci delle persone"

Il presidente Nico Lotta: "L’Europa resta la grande assente ma la soluzione non può essere trovata sulla pelle dei disperati e calpestando i diritti umani”. E ricorda che l’operazione di salvataggio è stata coordinata dall'Italia
La nave Aquarius con oltre mille migranti

ROMA - Persone in carne ed ossa diventano oggetto di sfruttamento politico, la vita di uomini e donne in cerca di aiuto usate per dare un “segnale” all’Europa. In una situazione che oggettivamente in questo momento non presenta alcuna emergenza migranti, visto che il numero degli sbarchi è da mesi in calo, la fuga di più di 600 disperati viene usata in maniera strumentale e pretestuosa. E' l'analisi del VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo,  che commenta la difficile situazione della nave Aquarius della Ong Sos Méditerranée, che ha  a bordo 629 persone e sta ancora attendendo ordine su quale porto sbarcare i migranti.

“L’operazione di salvataggio  delle persone a bordo della Aquarius è italiana – spiega il presidente del VIS Nico Lotta – ed è stata coordinata dal Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo della Capitaneria di porto di Roma. Due terzi dei migranti presenti sulla nave sono stati trasbordati da imbarcazioni della Marina militare italiana. Un elicottero della nostra Marina ha illuminato la zona durante il salvataggio e la nave aveva già avuto disposizioni per poter attraccare a Messina”.

Quello che sta accadendo, secondo il Vis, "è del tutto irrituale, perché le Ong agiscono in base ad accordi presi con il Governo e a protocolli definiti". Ma quanto sta accadendo in queste ore è anche inspiegabile se guardiamo i numeri: “L’Unhcr evidenzia che i rifugiati residenti a metà del 2017 Italia erano lo 0,26% rispetto alla popolazione e a Malta l’1,8% - prosegue Lotta – ritengo quindi allarmante che il nostro ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti chiuda i porti e che quello dell’Interno se la prenda con Malta. Allo stesso tempo, è ancora più preoccupante che indichi come modello Orban, che ha chiuso completamente al ricollocamento dei rifugiati. Prima di tutto dobbiamo occuparci delle persone che senza colpa ci stanno chiedendo aiuto, innanzitutto occorre essere umani, e partire da qui per cercare una soluzione comune. L’Europa resta la grande assente, ed è giusto che l’Italia pensi a nuove soluzioni per la gestione e la condivisione del fenomeno migratorio. Ma questo non può essere fatto sulla pelle dei disperati e calpestando i diritti umani”. 

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