21 ottobre 2015 ore: 11:00
Non profit

Arci servizio civile: l'11% dei volontari non studia e non lavora

Rapporto Asc: 107 progetti finanziati tra il 2014 e il 2015. I giovani del bando 2013 sono più adulti e più scolarizzati. Un terzo ha già avuto incarichi retribuiti nel Terzo settore; in calo quelli che non hanno mai avuto un impegno civile
Volontariato, servizio civile: giovane e anziana

ROMA - Presentato oggi a Roma l’XI Rapporto annuale di Arci Servizio Civile (ASC), una delle più grandi associazioni italiane dedicata esclusivamente al servizio civile, cui aderiscono Arci, Arciragazzi, Auser, Legambiente, Uisp, insieme a decine di organizzazioni locali. Il Rapporto, riferito all’attuazione dei progetti di Servizio Civile Nazionale durante il periodo che va dal 3 febbraio 2014 al 2 febbraio 2015, analizza i dati di 961 giovani su 107 progetti di ASC finanziati, di cui 1 all’estero ed 1 in rete.

Tutte le informazioni del Rapporto vengono dal Monitoraggio che ASC realizza tra i volontari del servizio civile nazionale impegnati nella propria rete. Dal 2001 al 2008 l’indagine veniva condotta su un campione di volontari, mentre a partire dal bando 2009 avviene attraverso un sistema di rilevazione su piattaforma informatica che consente di intervistare tutti i giovani impegnati nel servizio civile della rete di ASC in due momenti durante il loro anno di servizio. In questo modo dal 2009 al 2013 sono stati oltre 5 mila i volontari intervistati.

Per il Bando di riferimento del Rapporto, ossia quello del dicembre 2013, sono state oltre 4.000 le domande ricevute, con ASC che vedeva finanziati 106 progetti in Italia e 937 posti, con una lieve predominanza delle regioni del sud (32%) e “un totale delle domande di gran lunga superiore al totale dei posti messi a bando in ogni area geografica”, precisa il Rapporto.

“Sul piano anagrafico – scrivono gli autori -, i giovani di ASC del bando 2013 sono più adulti di quelli di 2009 e 2010, in analogia con quelli del 2011; sono anche più scolarizzati, perché è in possesso almeno di una laurea di primo livello il 46% di essi, e di questi oltre la metà ha almeno una laurea di secondo livello specialistica. Il confronto con i pari età mette bene in evidenza il vantaggio dei giovani del servizio civile sugli altri ragazzi: secondo i dati Istat, tra i 20-29enni i laureati sono appena il 17%”.

“Sul piano dell’esperienza di impegno civico – prosegue il Rapporto - , circa un terzo dei ragazzi ha già avuto incarichi in forma retribuita in organizzazioni del Terzo settore, dato che evidenzia una provenienza da quel mondo per una parte significativa di loro. Più in generale, soltanto quattro giovani su dieci, meno rispetto al passato, non hanno alcuna esperienza di impegno civico, nemmeno in forma gratuita. Tale dato è in forte contro tendenza rispetto ai dati della popolazione italiana, entro la quale soltanto circa il 10% si dedica ad attività di volontariato (dati Istat 2012) e getta una nuova luce, più positiva rispetto a timori espressi in più sedi, della capacità di relazione del Terzo Settore con i giovani, anche come opportunità di impiego”.

Nell’analisi di ASC emerge per confronto tutta la situazione particolare che vivono i giovani oggi in Italia. “Per l’universo dei 961 giovani esaminati – precisa il Rapporto -, il possesso di un titolo di studio elevato non ha fin qui garantito una maggiore stabilità contrattuale rispetto ai non laureati: tra chi ha lavorato, soltanto un quarto ha avuto un contratto di lavoro dipendente ed addirittura quasi il 20% si è dovuto adattare al lavoro nero”. Colpisce in particolare quest’ultimo dato, ma anche la quota di Neet, ossia di coloro che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro, tra i giovani del servizio civile nazionale pari all’11%, a fronte del dato medio italiano del 31% tra i pari età (fonte Istat, dati primo trimestre 2014). “Si tratta di una percentuale marginale, ma non irrilevante, di giovani che non lavorano e non sono inclusi in percorsi formativi, questo nonostante l’elevato livello scolare dei giovani del servizio civile nazionale”, commentano gli estensori del Rapporto di Asc.

Dal punto di vista dell’impatto dell’esperienza sui giovani, ASC sottolinea come “tutte le competenze su cui i giovani del servizio civile nazionale sono stati chiamati a valutare il proprio apprendimento nel periodo di servizio civile risultano rafforzate. Questo ci dice che il servizio civile è un’esperienza intensamente formativa”. Formazione che è passata per ASC anche da un accordo con ASVI Social Change, attraverso il quale per la prima volta è stato possibile “per 490 giovani del servizio civile nazionale (340 donne e 150 uomini) su un totale di 852 aventi diritto richiedere l’attestato per le competenze relative alle conoscenze e capacità di agire la cittadinanza attiva, alla capacità di affrontare situazioni impreviste (problem solving), come di operare in gruppo e programmare l’attuazione delle attività previste dal progetto”.

Il Rapporto infine dedica un approfondimento ad una delle novità del Bando volontari di fine 2013, ossia l’apertura per la prima volta anche ai giovani stranieri, a seguito di un contenzioso che durava da 2 anni e di un’ordinanza del Tribunale di Milano. “In quel bando – ricorda ASC - furono presentate complessivamente per poco più di 15 mila posti disponibili, oltre 90 mila domande, e di queste 612 erano di giovani stranieri pari all’0,68%. In fase di presentazione delle domande furono 25 i giovani stranieri che chiesero di svolgere il Servizio Civile Nazionale presso ASC, su un totale di 4.017 domande (0,62%) con i seguenti esiti: 3 selezionati, 18 idonei non selezionati e 4 non idonei”.

Questa apertura ai giovani stranieri, scrive ASC, “ha rilevanza sul piano del diritto, che chiediamo sia recepita dal testo di riforma della legge del servizio civile (in questo senso si sono espressi Governo e Relatore al Senato), ma anche sul piano del costume, dell’avanzamento delle condizioni di convivenza e accoglienza, di apprendimento dei diritti e dei doveri di cittadinanza del nostro Paese. In particolare, viste le tendenze demografiche da tempo in atto e a breve non modificabili, l’apertura ai cittadini stranieri manterrà elevato il flusso di partecipanti e quindi l’impatto del Servizio Civile Nazionale sulla società italiana”. (FSp)

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