2 ottobre 2019 ore: 10:00
Disabilità

Arriva sul grande schermo “Zigulì”: vita di un padre e suo figlio disabile ​

di Antonella Patete
Dopo il successo dell’omonimo volume autobiografico, il sociologo Massimiliano Verga racconta la sua paternità anomala in un film documentario. “La disabilità è un mistero” dice. E il film non intende svelarlo
Zigulì

ROMA - A distanza di sette anni dall’omonimo volume autobiografico, che ha costituito un piccolo caso editoriale per la cruda sincerità con cui veniva descritto il rapporto tra un padre e suo figlio disabile, arriva sul grande schermo “Zigulì”: il diario anomalo di una paternità fuori dal comune (ma non troppo), quella di Massimiliano Verga, milanese, professore di Sociologia del diritto presso l’Università la Bicocca e padre di tre figli, l’ultimo dei quali, Moreno, con una grave disabilità. Firmato da Francesco Lagi, che con Massimiliano e il suo terzogenito ha trascorso lunghi periodi di tempo a Milano o in vacanza, il documentario racconta alcuni momenti di vita insieme tra un padre e il suo ragazzo, che sembra non crescere col passare degli anni. Moreno che, oltre a essere cieco, ha una disabilità fisica e cognitiva, ha con suo padre un rapporto soprattutto fisico, fatto di abbracci, di mani che si cercano e si stringono, ma anche di morsi e di ruvide carezze, e qualche volta di baci. Un corpo a corpo incessante in cui le parole hanno la forma dei suoni, a comporre una comunicazione che sembra sempre uguale e sempre profondamente diversa.

“Moreno è un alieno che arriva da una galassia sconosciuta, vive su questa terra, ma non è di questa terra per come la viviamo e la immaginiamo noi. Non abbiamo pensato a una persona come Moreno quando abbiamo costruito questo mondo”, ha spiegato Verga nel corso della prima proiezione romana, che ha avuto luogo ieri presso il cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti. “La sua è una lingua difficile, ma una cosa è certa: sei tu che devi andare a casa sua, non puoi pensare che lui venga da te”. E sta proprio in quel linguaggio imprevedibile una delle chiavi di lettura più interessanti del film: “La disabilità è un mistero” dice Massimiliano e il documentario quel mistero non intende né spiegarlo né svelarlo, ma semplicemente mostrarlo in tutta la sua disarmante verità. Il racconto segue il ciclo delle stagioni che si avvicendano: all’estate sui prati e su per i sentieri montani segue l’autunno grigio e piovoso, alla vita all’aperto davanti alla roulotte parcheggiata sullo spiazzo erboso si alternano i pomeriggi nella casa milanese dove Moreno trascorre il tempo con il padre e suo fratello Cosimo. Ma i protagonisti sono sempre Massimiliano e suo figlio, che vanno, vanno e continuano imperterriti ad andare. “Sono sempre alla ricerca di chiavi diversa che aprano sempre la stessa porta – commenta Verga. – Moreno ti costringe a coltivare il dubbio, a non dare niente per scontato”.

Il documentario nasce da un dialogo diretto tra il regista Francesco Lagi e Massimiliano Verga, che a lungo si sono interrogati sulla legittimità di filmare la vita di Moreno, protagonista non per scelta, almeno non per scelta esplicita, di cui è difficile stabilire il grado esatto di consapevolezza rispetto a quello che accade. “Ho filmato tutto da solo, in maniera estemporanea e senza organizzazione delle riprese, trascorrendo lunghi periodi con loro, a casa o in vacanza”, ha precisato il regista. “Non è stato facile stabilire a che distanza pormi e come raccontare questa storia, che sentivo che mi riguardava. Alla fine ho scelto un campo ristretto sulla relazione padre-figlio, che rappresenta appunto il centro del film”. (ap)

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