29 dicembre 2017 ore: 09:02
Disabilità

Arte e autismo, a Roma si incontrano da "Ultrablu"

Un luogo che “metta le persone al riparo da pressioni” e sia in grado di accogliere e valorizzare artisti con disturbi pervasivi dello sviluppo. Nato dall'idea di una mamma e di un insegnante, ha l'obiettivo di offrire un futuro lavorativo nel campo dell'arte e dell'editoria illustrata

ROMA - “Ultrablu nasce dalla convinzione che, in campo artistico e culturale, la neurodiversità costituisce una risorsa specifica dell’essere umano, portatrice di bellezza, rinnovamento e arricchimento condiviso. Il nostro obiettivo è dare agli artisti con disturbi pervasivi dello sviluppo e/o difficoltà nell'area neuropsichica un futuro lavorativo nel campo dell’arte e dell’editoria illustrata, quindi aiutarli a diventare autori e a vivere del proprio lavoro”: così parlano del loro progetto Virgilio Mollicone, insegnante di discipline pittoriche al Liceo Artistico Statale Ripetta, e Monica Nicoletti, mamma di Simone, un ragazzo autistico di 20 anni. Proprio a partire da questa convinzione, hanno voluto creare un luogo che “mettesse le persone al riparo da pressioni e influenze negativamente condizionanti”. Questo spazio si chiama 'Ultrablu' e si trova a Roma, in Viale Germanico 103. Sarà presentato il 15 gennaio al convegno ‘Autismo: un futuro nell’arte. Quando il talento supera la disabilità’, promosso dalla deputata Paola Binetti nella Sala della Regina della Camera dei deputati, in Piazza Montecitorio a Roma, dalle ore 14.30. 

“È un luogo che contiene in se' tante anime - spiega Mollicone - un'associazione culturale, un percorso laboratoriale, una casa editrice in digitale e cartacea e un laboratorio di serigrafia e di stampa calcografica. Gli artisti con disturbi pervasivi dello sviluppo dispongono di un’incredibile capacità di sintesi. La maniera naturale con cui questi autori creano un’arte ‘priva di condizionamenti’ li fa assomigliare ai grandi artisti. Il progetto Ultrablu - precisa Mollicone - oltre ad essere un progetto partecipato, si apre al sociale, affrontando in modo attivo e intelligente una delle problematiche più attuali: l’inclusione”. 

Il professore punta a far riconoscere che la neurodiversità, soprattutto nel campo dell’arte, “significa tutto e allo stesso tempo non significa nulla, poiché ogni artista vive una propria ‘dimensione neurologica’. E' un’evidenza ancora troppo poco comune. Per questo, la particolarità inclusiva del ‘laboratorio blu’ permette non solo ad artisti normodotati e diagnosticati con disturbi pervasivi dello sviluppo di condividere esperienze artistiche insieme, ma anche di interagire liberamente all’interno e all’esterno di uno spazio in cui non esiste canone per definire la normalità e l’espressione artistica. Uno spazio costruito, quindi, intorno a una comunità in divenire, aperta al contributo di ognuno, così come all’apprendimento condiviso, allo scambio e all’esplorazione umana. In questo contesto, l’acquisizione di nuove competenze artistiche e lavorative servirà tanto per permettere ad ognuno di continuare sulla propria strada ed evolvere così nel campo dell’arte – conclude - quanto per sviluppare approcci costruttivi che possano essere d’esempio al coinvolgimento e all’emancipazione di tutti”. (cl)

 

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