25 aprile 2016 ore: 15:10
Immigrazione

Artigianato e inclusione: ecco i ricami delle mamme italiane e musulmane

Un corso per stare insieme e far crescere l'auto-imprenditorialità e l'autostima attraverso le attività artigianali: è il progetto "Donna" della Fondazione San Vito onlus di Mazara del Vallo (Tp) che ha coinvolto 22 donne italiane e tunisine
Progetto donnaa palermo ricami

PALERMO - Fare crescere l'auto-imprenditorialità e l'autostima delle donne italiane e musulmane attraverso le attività artigianali. Su questi valori si è basato il progetto “Donna” promosso presso la Fondazione San Vito Onlus a Mazara del Vallo che ha coinvolto ventidue donne italiane e tunisine, tutte mamme dei ragazzi che frequentano il centro “Voci del Mediterraneo”. Il motivo dello stare insieme è stato un corso di ricamo, avviato grazie alla disponibilità di Giovanna Braggio, una volontaria che ha messo a disposizione il proprio know-how alle donne che, una volta a settimana, frequentano il centro “Voci del Mediterraneo”.

-"L’idea che ci ha fatto mettere in pratica il progetto era la necessità di coinvolgere le famiglie dei ragazzi che frequentano il nostro centro – spiega Annamaria Lodato, una delle operatrici della Fondazione – quindi abbiamo avviato questo percorso a tappe: dapprima la conoscenza, poi la conoscenza del gruppo, il rilassamento guidato e poi il ricamo". Ne è nato un interesse e la voglia di stare assieme. "Il 'fare' è alla base per la sconfitta di depressione e solitudine – spiega Marilena Campagna, assistente sociale della Fondazione – ecco perché è nato un vero e proprio laboratorio che vede insieme, una volta a settimana, tutte le mamme dei nostri ragazzi".

In molte di loro è nata una vera passione per il ricamo. "È la prima volta che io ricamo – ha detto Afef Alilou – mi sono trovato bene in questo laboratorio". A incentivare la partecipazione delle donne musulmane sono stati proprio i figli, coloro che frequentano il centro “Voci del Mediterraneo”. Col laboratorio di ricamo il percorso non si è concluso, perché per gli operatori della Fondazione l’obiettivo è quello di analizzare la figura della donna. "Partendo dalla famiglia – spiega ancora Annamaria Lodato – perché una mamma consapevole è una madre con tutto il nucleo familiare ma il percorso vuole coinvolgerle in altri aspetti. Tratteremo, infatti, anche quello dell’alimentazione, parlando di cibo e abitudini". "Di fondo c’è la consapevolezza di creare un clima d’accoglienza – spiega Marilena Campagna, assistente sociale – dove chi viene qui deve sentirsi accolto, uguale a tutti gli altri. Un percorso che le aiuterà, sicuramente, ad inserirsi di più nel tessuto sociale della città". (set)

 

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