7 settembre 2018 ore: 11:57
Disabilità

Assegno di cura in Puglia, denuncia del Comitato 16 Novembre: “Troppi errori”

La Giunta regionale pugliese ha adottato il 7 agosto il provvedimento relativo al nuovo assegno di cura per la non autosufficienza. Le richieste del Comitato, avanzate nel corso di incontri e presidi, sono per lo più inascoltate. “Speriamo si ponga rimedio, o saremo costretti a nuove azioni”
Comitato non autosufficienza. Manifestazione

ROMA – Il nuovo assegno di cura per la non autosufficienza, definito dalla Regione Puglia lo scorso 7 agosto (deliberazione n. 1502) non piace per niente a chi ne ha seguito con attenzione e apprensione la genesi e l'evoluzione: il Comitato 16 Novembre torna quindi ad alzare i toni e a minacciare nuovi “moti di protesta”, dopo aver preso visione di quanto previsto dalla normativa. 

“Dopo un anno dei più disastrosi, durante il quale, fin dal suo concepimento, il bando ha presentato tanti gravi errori da costringere la nostra associazione a scendere in strada e la Regione Puglia a mettere a disposizione 60milioni di euro proprio per porre rimedio a quel bando scellerato, ci aspettavamo un impegno maggiore e sicuramente più ponderato da parte del welfare regionale. Evidentemente sbagliavamo”: è il commento di Mariangela Lamanna, portavoce del Comitato. 

“Dopo aver effettuato incontri al foto-finish, con convocazioni dell'ultim'ora, sotto temperature torride, le associazioni il 2 agosto lasciavano il Tavolo per la disabilità con l'impegno di rivedersi, all'inizio di settembre, per ottimizzare il lavoro e produrre un bando che non lasciasse le porte aperte ad alcun errore. Nei giorni scorsi abbiamo richiesto l'incontro, ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta”. 

Ma quasi sono i punti critici del nuovo assegno di cura? Nella delibera sono state fissate le linee guida con i relativi punteggi: “non si parla più di Isee ma di fragilità, com'è giusto che sia – osserva Lamanna - Ma come si valuterà questa fragilità economica, se non attraverso la presentazione dell'Isee? Sebbene avessimo chiesto che nessuna rendicontazione dovesse essere presentata dalle famiglie che accedono alla misura di sostegno per l'annualità 2018-2019, nelle allegate ed approvate linee guida, al capitolo definizioni, si stabilisce che “ciascun nucleo familiare o paziente gravissimo non autosufficiente che usufruirà del beneficio economico 'assegno di cura' sarà tenuto bimestralmente ad attestare l'attivazione delle posizioni assicurativa e previdenziale per il caregiver formale o per il caregiver familiare coinvolto nel progetto assistenziale individualizzato'. Questo significa che, per ricevere l'assegno di cura, bisognerà rendicontare. Immaginiamo già il caos nel quale si troveranno le famiglie, alle prese con assunzioni e soldi che non bastano se non per una manciata di ore di assistenza!” 

Molte altre sono le richieste delle associazioni rimaste inascoltate: “Avevamo chiesto che, laddove in uno stesso nucleo familiare esistano due gravissime disabilità, ci fosse una piccola decurtazione a favore di un innalzamento di punteggio per i nuclei monogenitoriali, perché i bambini sono stati le 'vittime' principali della misura di sostegno precedente. Avevamo chiesto – aggiunge Lamanna - di blindare il bando all'origine, onde evitare la presentazione di oltre 10 mila domande che allungheranno inevitabilmente i tempi. Avevamo chiesto di 'non punire' quei nuclei familiari in cui il capofamiglia o altro componente lavora, facendo rilevare che non dobbiamo assolutamente indurre le persone a perdere il proprio posto di lavoro per assistere il familiare malato; e di dimezzare invece il punteggio a quei nuclei familiari i cui componenti sono tutti in età lavorativa, disoccupati ma sani, proprio perché il supporto dev'essere dato all'ammalato e l'assegno di cura non deve servire a sfamare la famiglia: per quello la Regione DEVE TROVARE altre forme assistenziali. Ancora, nelle linee guida, si parla di sospensione dell'assegno di cura nel caso in cui si effettuino ricoveri ripetuti per più di una volte in un semestre, complessivamente di durata superiore a 30 giorni. Si fa un passo indietro rispetto a quanto concordato due anni fa, ovvero 60 giorni di ricovero. Avevamo chiesto di riconfermare i 30 milioni di euro dello scorso anno. Ma anche su questo, la Regione non ha recepito la nostra richiesta, mettendo sul piatto soli 25 milioni di euro”.

Il Comitato dunque esprime “grande preoccupazione per quanto si verificherà da qui a breve per le famiglie pugliesi, che continuano a vagare nella disinformazione totale a pochi giorni dall'entrata in vigore del nuovo bando di cura. Come associazione auspichiamo che, coscienziosamente, le istituzioni recepiscano i nostri malumori e la nostra denuncia, onde evitare lo spiacevolissimo ripetersi di moti di protesta da parte delle persone più fragili della nostra Regione, che hanno diritto alla maggiore tutela”.

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