31 marzo 2021 ore: 14:03
Disabilità

Assegno unico, “selettività” per non penalizzare nessuno

di Chiara Ludovisi
Proposta del gruppo di lavoro Arel, Feg e Alleanza per l’infanzia per migliorare la misura: non solo assegni ma anche “strumenti di conciliazione e servizi di cura”; “selettività temperata”, con maggiorazioni per famiglie numerose e disabilità; clausola di salvaguardia; monitoraggio
Mani colorate, infanzia, minori, scuola

ROMA - Certamente una buona riforma, valida per “riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico prevede l’unificazione di diversi istituti in un unico strumento”. Ma è necessario migliorarla, attraverso i decreti attuativi, per scongiurare possibili ricadute negative. Sull'assegni unico universale per i figli (Auuf) arriva il via libera definitivo, ma non mancano, insieme ai plasi, anche le osservazioni critiche e soprattutto le proposte di miglioramento. Tra le più articolate, c'è la proposta del gruppo di lavoro Arel, Feg e Alleanza per l’infanzia, elaborata da un gruppo di studiosi ed esperti delle diverse realtà rappresentate (Massimo Baldini, Paolo Bosi, Giovanni Gallo, Cristiano Gori, Elena Granaglia, Giampiero Dalla Zuanna, Marilena Lorenzini, Claudio Lucifora, Daniela Mesini, Paolo Negro, Emmanuele Pavolini, Emanuele Ranci Ortigosa, Alessandro Rosina, Chiara Saraceno, Stefano Toso, Ugo Trivellato). Il documento è stato presentato durante il seminario, organizzato da Agenzia Arel con la Fondazione Ermanno Gorrieri per gli studi sociali e Alleanza per l’Infanzia, “Family Act. L’Assegno unico e universale per i figli”.

La Legge delega al Governo (ddl S. 1892) si pone l'obiettivo di “riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico prevede l’unificazione di diversi istituti in un unico strumento attraverso l'Assegno unico e universale per i figli – si legge all'inizio del documento – L’approvazione della legge delega rappresenta un importante momento della riforma degli istituti di trasferimento monetario del welfare. Un gruppo di ricerca composto da studiosi di diverse discipline e affiliati ad Arel, Fondazione E. Gorrieri e Alleanza per l’infanzia, con questa proposta intende fornire un proprio contributo alla fase di elaborazione dei decreti attuativi”.

Non solo assegni, ma servizi educativi e di cura

Premessa della proposta è che il sostegno economico va bene, ma non basta: “Per evitare che l’introduzione dell’Auuf e la sua selettività rispetto all’importo possa disincentivare la partecipazione al mercato del lavoro dei componenti del nucleo familiare, si auspica che la disciplina dell’Auuf sia inserita in un più ampio sistema di strumenti ed istituti finalizzati a favorire la conciliazione vita-lavoro e offerta di servizi educativi e di cura”.

Riduzione per maggiorenni, maggiorazione per terzo figlio e disabilità

Riguardo l'importo dell'assegno, la proposta introduce una temperata selettività. In particolare, “assume come vincolo di bilancio un impiego di risorse pari a circa 20 miliardi, che ha come fonte di finanziamento circa 14,2 miliardi reperiti dall’abolizione di istituti esistenti e circa 6 miliardi di nuove risorse”. Si prevede poi “una riduzione dell’assegno per il figlio maggiorenne in formazione nella misura del 40% rispetto a quello minorenne. E la maggiorazione dell’assegno per il terzo figlio a carico e i successivi, che nella proposta viene quantificata in 300 euro all’anno. Si stima che questa maggiorazione riguardi circa 684 mila famiglie”.

Più attenzione anche alla disabilità: “La legge delega prevede una maggiorazione per figli a carico disabili, che nella proposta viene quantificata nella misura del 50%, coincidente con il massimo previsto. Le famiglie che dovrebbero ricevere questa maggiorazione sono circa 76mila”.

Importo inferiore sopra con Isee sopra i 30 mila euro

Per quanto riguarda ancora l'importo dell'assegno, la proposta considera “un importo dell’assegno costante pari a 1930 euro all’anno (161 euro al mese) per ciascun figlio minorenne e a 1158 euro all’anno (97 euro al mese) per ciascun figlio maggiorenne fino ad un livello di Isee pari a 30 mila euro (oltre alle maggiorazioni). A partire da 30mila euro di Isee, il valore dell’assegno decresce in modo non lineare sino a 52mila euro, con una concavità verso il basso che tende a tutelare maggiormente i nuclei con Isee più basso. Oltre 52 mila euro di Isee, l’assegno è costante a 800 euro all’anno (67 euro al mese) per ciascun figlio minorenne a carico, e a 480 euro all’anno (40 euro al mese) per ciascun figlio maggiorenne”.

La clausola di salvaguardia

Il gruppo chiede inoltre di introdurre una “clausola di salvaguardia”. “Confrontando gli importi dell’assegno della proposta universale con moderata selettività con la situazione pre-riforma – osservano i ricercatori - una quota non irrilevante di nuclei riceverà a regime un assegno inferiore alle prestazioni vigenti. In particolare, si stima si tratti di 1,35 milioni di nuclei con una perdita annua mediana di 381 euro. I nuclei svantaggiati e meritevoli di tutela nella fase di transizione hanno come fonte prevalente di reddito il lavoro dipendente”. Proprio “la presenza di nuclei che ricevono un importo inferiore rispetto alle prestazioni vigenti rappresenta un punto problematico per la proposta. Una possibile soluzione – continua il gruppo - prevede delle compensazioni per il periodo di transizione: tra un phase-out per le famiglie svantaggiate (in prevalenza lavoratori dipendenti) e un phase-in per le famiglie beneficiarie della riforma (in prevalenza incapienti e lavoratori autonomi), bilanciando i costi di una transizione verso il nuovo assetto a regime. Ipotizzando un caso limite, in cui venga prevista una compensazione integrale delle perdite che consenta al nucleo di optare per il regime più favorevole (salvaguardia al 100%), il costo della riforma aumenterebbe. La clausola di salvaguardia al 100% avrebbe un costo non troppo elevato, stimato in 0,8 miliardi, portando la spesa totale a 20,8 miliardi di euro. In alternativa, se non fosse possibile ampliare i fondi a disposizione, dovrebbe essere ridotto in proporzione l’ammontare dell’assegno. La clausola di salvaguardia dovrebbe restare in vigore in via temporanea per un numero di anni da 3 a 5”.

Monitoraggio e valutazione

La proposta richiama infine l’opportunità di “accompagnare la riforma con indicazioni riguardanti il monitoraggio e la valutazione nel tempo degli effetti dell’Auuf rispetto agli obiettivi dichiarati. Sarebbe auspicabile evitare un ennesimo organismo di monitoraggio e valutazione, rimandando tale importante attività ai già costituiti Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e Osservatorio nazionale per la famiglia”.

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