Assunzione dei disabili, verso una stretta per le pubbliche amministrazioni
Donna disabile a lavoro
ROMA – Chiedere al governo procedure certe per l’effettiva applicazione della legge 68 (“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”) nella pubblica amministrazione (Pa): punta a questo l’emendamento presentato dalla senatrice Maria Cecilia Guerra al testo di legge delega (ddl 1577 sulla riorganizzazione delle Pa) in questi giorni in discussione a palazzo Madama. La pubblica amministrazione in fatto di assunzioni obbligatorie di persone disabili, non brilla per virtù: tanti i ritardi e diffuse le inadempienze. Secondo i dati Isfol contenuti nella relazione al Parlamento sull’applicazione della legge 68, a fine 2013 erano 14.449 le scoperture, quasi il 25 per cento della quota di riserva: una situazione che coinvolge un po’ tutta la Pa, dai ministeri alle regioni fino alle aziende partecipate di servizi territoriali. Una situazione che va affrontata e con grande urgenza, secondo la senatrice Guerra prima firmataria dell’emendamento che (se accolto) modifica, integrandolo, l’articolo 13 del testo di legge sulla riforma della pubblica amministrazione (“Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”) dedicato al “Riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”.
In particolare l’emendamento prevede la creazione di una nuova figura (“senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”, servendosi delle “risorse umane disponibili”), il “responsabile dei processi di inserimento”; l’obbligo di trasmissione annuale da parte delle pubbliche amministrazioni ai ministeri della Semplificazione e della Pubblica amministrazione e del Lavoro e delle Politiche sociali oltre che al centro per l’impiego territorialmente competente, della comunicazione relativa alle scoperture di posti riservati ai lavoratori disabili, ma non solo: anche l’obbligo di una successiva dichiarazione sui tempi e modalità di copertura della quota di riserva prevista dalla normativa vigente. L’emendamento di Guerra e altri 6 senatori prevede anche “adeguate sanzioni per il mancato invio della suddetta dichiarazione, anche in termini di avviamento numerico di lavoratori con disabilità, da parte del centro per l’impiego territorialmente competente”: il centro per l’impiego potrà quindi procedere a inviare esso stesso le persone disabili da assumere, facendo scorrere gli elenchi e rispettando le priorità acquisite per legge.
L’emendamento, condiviso con la Fish, Federazione italiana superamento handicap che di recente ha presentato un esposto alla Procura di Roma sulla mancata osservanza della legge da parte degli enti pubblici, trova sostegno tra le realtà che lavorano sul fronte dei diritti delle persone disabili. Per il presidente della Comunità Capodarco di Roma Augusto Battaglia “il governo deve pronunciarsi con chiarezza, è ora di dire basta alla diffusa e intollerabile evasione della legge 68 sul collocamento obbligatorio nel pubblico impiego. Le pubbliche amministrazioni sono tenute ad assumere il 7 per cento di lavoratori con disabilità e non lo fanno, mentre 676.775 aspiranti lavoratori con più o meno gravi disabilità fisiche, mentali o sensoriali attendono invano da anni una chiamata. E i bassi livelli di occupazione ci collocano in Europa nelle retrovie, tant’è che la Corte di Giustizia ha condannato l’Italia per questo”.
Battaglia non nasconde anche alcuni segnali positivi: “Lo stanziamento di 20 milioni di euro per il Fondo occupazione disabili 2014, l’accomodamento ragionevole della legge 68 e gli obiettivi in materia fissati dal Programma biennale di azione per la disabilità: telelavoro, collocamento mirato, ripristino del certificato di ottemperanza. Ma serve una svolta – aggiunge - e da un governo che dice di voler dare una scossa a questa Italia lenta ed intorpidita non possiamo non attendere segnali chiari, incentivi e nuove politiche per l’integrazione dei disabili nel mondo del lavoro, che non è solo un diritto, ma è segno di civiltà e progresso”. (ep)