22 luglio 2021 ore: 12:05
Immigrazione

Atene, nel campo profughi di Eleonas "situazione drammatica"

L’esecutivo di Atene ha adottato nuove misure di sicurezza, come muri di 3 metri d’altezza, con l’obiettivo annunciato di evitare intrusioni dall’esterno, ma per chi ci lavora si tratta di provvedimenti che renderanno ancor più isolate le persone accolte. E la situazione non è diversa nei “campi modello”
Foto: Graziano Masperi Campo profughi di Eleonas Grecia ©Graziano Masperi

Per chi vive in un campo profughi in Grecia la situazione è drammatica. L’esecutivo di Atene ha adottato nuove misure di sicurezza, come muri di 3 metri d’altezza, con l’obiettivo annunciato di evitare intrusioni dall’esterno, ma per chi ci lavora si tratta di provvedimenti che renderanno ancor più isolate le persone accolte. E la situazione non è diversa nei “campi modello”.

L’Eleonas Camp di Atene si trova nella periferia della capitale, in una zona industriale sommersa dai rifiuti dove in questo periodo estivo si toccano i 40 gradi. Ci vivono centinaia di bambini, distribuiti in una distesa di container e tende. Il centro conta in tutto tra le 1.500 e le 2.000 persone.

Racconti dall’interno. Se si chiede di entrare nel campo si viene subito cacciati fuori, ma qualcuno si ferma a parlare. Tra questi due uomini del Congo, sulla trentina. “Sono arrivato ad Atene nel mese di settembre dello scorso anno, dopo un anno e due mesi passati a Moira”, dice uno dei due a
Osservatorio Diritti, B., entrato in Grecia passando dalla Turchia. “La vita al campo di Eleonas è dura, si vive alla giornata. Si può uscire se hai un lavoro, ma la maggior parte di noi trascorre le giornate all’interno. La cosa più brutta? Non sapere oggi cosa succederà domani. Ma abbiamo sempre la speranza che qualcosa di bello possa accadere per migliorare la nostra vita”. B., come molti altri, è arrivato all’isola di Lesbo ed è stato quindi portato ad Atene.

I dati. Nel periodo gennaio-aprile 2021 sono arrivati in Grecia in 3.798, di cui 1.293 via mare e gli altri via terra (fonte Unhcr). Una diminuzione importante rispetto ai 15.000 dell’anno precedente, legata in gran parte alla crisi sanitaria. Quest’anno i paesi di provenienza sono soprattutto Afghanistan, Somalia e Congo.

Il contesto. Nel paese ellenico diverse migliaia di richiedenti protezione internazionale hanno ottenuto asilo negli ultimi anni e il programma Helios non è riuscito a rispondere ai bisogni. Si trattava di un progetto appoggiato economicamente dalla Comunità europea e sostenuto dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni insieme alle autorità locali. Offriva servizi come corsi di lingua per agevolare la ricerca di un impiego e l’integrazione, ma i profughi dovevano affrontare una realtà fatta di lunghi periodi trascorsi all’interno dei campi in attesa di una risposta. E a poco a poco gli investimenti si sono concentrati su politiche di “sicurezza”, che prevedono la costruzione di grandi muri in cemento nei campi di Malakasa, Ritsona, Polykastro e Diavata, dove vengono usate anche telecamere e droni per la sorveglianza.

L’articolo integrale di Graziano Masperi (da Atene, Grecia), "Migranti in Grecia: situazione drammatica nel campo profughi di Atene", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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