2 aprile 2013 ore: 10:28
Welfare

Autismo, arriva il metodo precoce. “Terapie, servono paletti a protezione delle famiglie”

Si chiama "Early Start Denver", è nato negli Usa e praticato in diverse parti del mondo, non è strutturato in Italia. Mazzone (Bambin Gesù): "Alle famiglie servono risposte scientifiche come questa, non fantasie"
Shobha/Contrasto Disabilità - Padre bacia il figlio autistico

Disabilità - Padre bacia il figlio autistico

ROMA – Un nuovo (almeno per l’Italia) metodo per diagnosticare l’autismo. Si chiama Early Start Denver, è nato negli Stati Uniti e sarà presto disponibile anche a Roma, presso l’Ospedale pediatrico Bambin Gesù. Luigi Mazzone, neuropsichiatra infantile e presidente di Aita onlus, è andato recentemente a studiarlo in Australia, dove il modello è ormai sperimentato e praticato.
 
Quali sono le caratteristiche di questo metodo?
Si tratta di un trattamento comportamentale precoce: in Italia non è ancora strutturato, ma in collaborazione con la Lumsa avvieremo dei protocolli sperimentali presso il Bambin Gesù, entro la fine dell’anno. Ovviamente non è questa l’unica metodica che abbracciamo. La peculiarità principale del Denver è che si applica a bambini molto piccoli, a partire dai 20-24 mesi. In Australia esiste un asilo che applica questo metodo, attraverso le attività di gioco condiviso e i lavori di gruppo strutturati.
 
Diverse sono le opinioni sull’origine dell’autismo: qual è la più credibile?
Certamente l’origine genetica è quella che convince di più.
 
Anche rispetto ai dati, non c’è alcuna certezza. Si parla di un incremento di casi, ma qualcuno obietta che in realtà si tratti di un affinamento della diagnosi
L’incremento in effetti c’è stato, ma è vero che le capacità di fare diagnosi sono enormemente aumentate, così come è aumentato lo spettro, in cui oggi rientrano tutti questi casi che fino a poco tempo fa erano definiti “bambini strani”, o “ritardati”.
 
Intorno alle terapie, si è sviluppata una vera e propria polemica tra sostenitori e detrattori delle Linee Guida. Lei cosa ne pensa?
Noi siamo dalla parte delle famiglie, il che significa proporre quello che ha validità e sperimentazione scientifica: non possiamo fantasticare sulla pelle dei bambini. Ultimamente si è rivolta a me una famiglia che aveva speso 800 euro per la valutazione di un laureato in Filosofia! . L’Iss non ha pubblicato le Linee guida perché ha una simpatia per le metodiche comportamentali, ma perché sono le uniche che rispondono ad evidenza scientifica. Se qualcuno un giorno dimostrerà scientificamente l’efficacia della psicoanalisi, o delle cure con i delfini o con la sabbia, noi ne prenderemo atto. Ma la scienza non è non è opinabile: le famiglie, anche quando vivono con uno stipendio di 1.200 euro, si ritrovano spesso a spendere soldi per terapie alternative senza capo né coda. E’ comprensibile che i genitori vogliano provare qualsiasi strada, ma è nostro compito aiutarli a comprendere la differenza tra scienza e speculazione. Nella disperazione delle famiglie, è facile fare proseliti. Per questo, in un campo in cui non si sono certezze, servono paletti che proteggano le famiglie.
 
Al di là del contesto terapeutico, che spazi esistono per questi ragazzi?
Nessuno, è questo il dramma: i ragazzi finiscono la scuola a giugno e non sanno che fare: quando poi compiono 18 anni, sono completamente a carico delle loro famiglie. E’ una vergogna: i soldi ci sono, ma vengono spesi male.
 
Lei partecipa al progetto di Gianluca Nicoletti sul Bioparco di Roma. Cosa ne pensa?
E’ un’idea fantastica , che avrà tutto mio supporto: l’obiettivo è creare uno spazio ludico e non terapeutico, che possa anche alleggerire le famiglie dal grosso carico che hanno sulle spalle. Qualcosa del genere stiamo cercando di fare con i campus estivi ideati dall’Aita: campi estivi per bambini autistici, ma integrati. Sono partiti da Catania, l’anno scorso sono arrivati a Roma e quest’anno inizieranno anche a Milano. (cl)
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