17 febbraio 2014 ore: 15:30
Disabilità

Autonomia, lavoro, tempo libero: le sfide delle lavoratrici infortunate

Indagine Anmil. Il 56% delle donne sotto i 50 anni costretta a dimettersi dopo l’incidente. Il 40% non guida l’automobile, il 50% tra le over 50. Il 35% ha meno occasioni di svago: la socialità si trova in famiglia o nelle associazioni

ROMA – Mobilità, autonomia all’interno della propria casa, reinserimento lavorativo e temo libero: sono queste, insieme ai tanti disagi psicologici e sociali, alcune delle criticità pratiche con cui fanno i conti le donne vittime di infortunio sul lavoro o malattia professionale. E’ quanto mette in luce l’indagine “Tesori da scoprire: la condizione della donna infortunata nella società. Un’indagine sulle donne vittime del lavoro”, presentata oggi pomeriggio dall’Anmil. 

Autonomia negli spostamenti e in casa. Il 59,5% delle intervistate afferma di guidare l’automobile poco o per niente. La difficoltà riguarda in maggior misura le donne tra i 50 e i 65 anni (50% contro 70% delle donne fino a 50 anni di età). Per quanto riguarda l’autonomia in casa, il 95% del campione ritiene adeguata la propria abitazione rispetto alla propria invalidità: “ tuttavia – spiegano gli autori della ricerca -  si immagina che siano già stati effettuati eventuali lavori di ristrutturazione per adeguarla”. Rispetto all’accessibilità degli uffici pubblici, le donne intervistate dichiarano di avere facile accesso (83%) anche se con differenze per territorio: al nord si conferma una maggiore attenzione all’abbattimento delle barriere architettoniche rispetto al sud. Questo dato rispetto all’indagine svolta 10 anni fa è molto migliorato e questo incoraggia tutti gli addetti ai lavori che negli ultimi anni hanno spinto le istituzioni a investire sull’accessibilità. Rimane comunque il 15,5% che denuncia problemi di accessibilità. 

Reinserimento lavorativo. Il 23,5% afferma di aver perso il lavoro dopo l’infortunio perché spinta a licenziarsi: un “dato drammatico – spiegano i ricercatori – che conferma la persistenza di un comportamento illecito da parte di alcuni datori di lavoro”. Tendenza che colpisce in maggiore misura le donne sotto i 50 anni di età, che addirittura nel 56% dei casi è costretta a dimettersi. Anche le donne che riescono a mantenere il proprio posto, tuttavia, nel 31,5% dei casi ha cambiato ruolo o attività. Il 46% delle donne non occupate è in cerca di lavoro, contro il 100% delle disoccupate. Buono il grado di soddisfazione tra chi ha mantenuto la stessa occupazione: l’84% di loro non denuncia difficoltà rispetto all’adeguatezza del luogo di lavoro, né rispetto al rapporto con colleghi (82,7%) e datori di lavoro (88,5%). 

Rapporto con le tecnologie informatiche. L’utilizzo del computer è ritenuto importante per il 62,5% delle donne, con percentuali che salgono progressivamente con il diminuire dell’età, fino ad arrivare al 100% nella fascia fino a 50 anni. Tuttavia solo il 41,5% afferma di possedere il computer. Le donne sotto i 50 anni invalide utilizzano il computer nel 95% dei casi. 

Svago e tempo libero. Il 35% delle donne intervistate afferma di non avere occasioni di divertimento pari a quelle che aveva prima dell’infortunio: la percentuale supera il 50% con l’aumentare del grado di disabilità. Particolare sofferenza viene dichiarata dalle donne del nord-est, dove una donna su due non si diverte più come prima. I momenti di svago sono trascorsi con parenti ed amici nel 93,5% dei casi, mentre il 46,5% riferisce di avere occasioni di socialità grazie alle associazioni. Lo sport è un ambito in cui le donne intervistate affermano di sentirsi limitate:il 91,5% riferisce di non avere più la possibilità di praticarlo come prima. 

Soddisfazione verso gli enti. Per quanto riguarda l’Inail, primo interlocutore degli infortunati, le criticità riguardano soprattutto (24%) il servizio di cure e protesi riconosciute e fornite dall’istituto. L’80% delle intervistate riferisce poi di non conoscere la figura dell’assistente sociale Inail, giudicata positivamente dalla maggioranza (82,5%) di coloro che ne hanno conoscenza. Un dato che emerge è che l’assistente sociale Inail è conosciuto solo dal 20% delle intervistate mentre l’80% dichiara di non conoscerlo. In ogni caso coloro che hanno conosciuto l’assistente sociale Inail giudica buono il rapporto con questa figura (82,5%). La quasi totalità delle donne intervistate (il 96,5%) si definisce soddisfatta dell’azione di supporto svolta dall’Anmil dopo l’infortunio. Il 49,5% inoltre afferma di partecipare molto o abbastanza alle attività svolte dall’associazione. Questo dato, unito a quello delle donne per cui l’appartenenza alle associazioni rappresenta un’opportunità di socializzazione, sottolinea l’importanza reale di questo tipo di istituzione, non sono come elemento di supporto assistenziale dopo l’infortunio, ma anche nel mantenimento di una vita attiva e di un buon livello di integrazione sociale. 

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